Fisco, verso una nuova maxi-sanatoria? Rottamazione quinquies sotto pressione: cosa può cambiare nel 2026-2027
Il dibattito sulla pace fiscale potrebbe riaprirsi in modo significativo nei prossimi mesi. La rottamazione quinquies, introdotta con la manovra 2026, è stata costruita con criteri più selettivi rispetto alle precedenti definizioni agevolate, ma proprio i suoi limiti stanno alimentando nuove richieste politiche per un intervento più ampio.
L’ipotesi che si sta facendo strada è quella di una sanatoria fiscale strutturale, eventualmente inserita nel percorso della manovra 2027 o attraverso modifiche alla normativa in discussione nel 2026.
La rottamazione quinquies consente, nell’impostazione attuale, di definire determinati carichi affidati alla riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Il contribuente può beneficiare dell’eliminazione di sanzioni e interessi di mora, mentre resta dovuto il capitale, oltre alle spese previste.
Il pagamento può essere distribuito fino a 54 rate bimestrali, con un piano che arriva a circa nove anni.
Il problema degli esclusi
Uno dei principali nodi riguarda la platea dei contribuenti che non possono accedere alla definizione agevolata.
Tra le richieste emerse nel dibattito politico c’è infatti quella di ampliare il perimetro della misura, includendo anche alcune posizioni oggi escluse, come gli avvisi di accertamento, oltre a prevedere maggiore flessibilità per chi è già coinvolto nelle precedenti rottamazioni.
Particolare attenzione viene riservata anche ai contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quater e che potrebbero chiedere di trasferire i propri debiti nella nuova procedura.
Rate più leggere e maggiore tolleranza
Un’altra possibile modifica riguarda il costo delle rate.
Tra le proposte discusse figura una riduzione del tasso di interesse applicato ai piani di pagamento, con l’obiettivo di rendere più sostenibile la regolarizzazione per chi deve affrontare debiti elevati distribuiti su diversi anni.
Sul tavolo c’è anche una revisione delle regole di decadenza. L’obiettivo sarebbe evitare che un singolo ritardo possa determinare la perdita dei benefici ottenuti con la definizione agevolata, introducendo maggiore tolleranza rispetto alle regole attualmente previste.
Possibile stralcio delle cartelle più piccole
Un ulteriore capitolo riguarda i debiti di importo ridotto.
Tra le ipotesi circolate c’è infatti quella di uno stralcio automatico delle posizioni di valore molto contenuto, con una soglia indicativa nell’ordine dei mille euro.
Una misura di questo tipo avrebbe anche l’obiettivo di ridurre i costi amministrativi legati alla gestione di migliaia di vecchie posizioni di riscossione dal valore economico limitato.
Anche Comuni e tributi locali nel confronto
Il tema della pace fiscale non riguarda soltanto le cartelle gestite a livello statale.
Gli enti locali possono infatti adottare specifiche misure di definizione agevolata per alcune entrate di propria competenza, secondo le possibilità previste dalla normativa e attraverso appositi provvedimenti.
Il quadro può quindi riguardare anche posizioni relative a tributi locali e altre entrate comunali, ma con regole che possono differire da Comune a Comune.
Le altre ipotesi: dal condono edilizio alla regolarizzazione dei capitali
Il confronto sulla manovra 2027 potrebbe inoltre intrecciarsi con altre proposte di sanatoria.
Tra le ipotesi politiche che periodicamente tornano nel dibattito figurano un possibile nuovo condono edilizio, con limiti e condizioni ancora da definire, e interventi destinati alla regolarizzazione di patrimoni e capitali non dichiarati.
Si tratta, però, di scenari che non possono essere considerati misure approvate e che dovranno eventualmente tradursi in norme concrete attraverso il percorso parlamentare.
Il nodo delle risorse
Il principale ostacolo resta quello finanziario.
Qualsiasi ampliamento della pace fiscale deve infatti essere compatibile con gli equilibri della finanza pubblica. Una sanatoria più generosa potrebbe produrre maggiori incassi nel breve periodo, ma allo stesso tempo ridurrebbe le entrate future derivanti dalla riscossione ordinaria.
Per questo il Governo e il Parlamento dovranno valutare attentamente platea, costi, tempi di pagamento e gettito atteso prima di trasformare le proposte in norme definitive.
Cosa devono fare oggi i contribuenti
Per chi ha cartelle o altri debiti fiscali, la situazione resta quindi in evoluzione. Le ipotesi di una nuova sanatoria non modificano automaticamente le scadenze già previste dalla normativa vigente.
La prudenza, dunque, resta fondamentale: prima di interrompere un pagamento o attendere una possibile nuova definizione agevolata, è necessario verificare quali norme siano effettivamente entrate in vigore.
Il punto decisivo sarà il contenuto della prossima legge di Bilancio e degli eventuali provvedimenti fiscali collegati. Solo il testo definitivo approvato dal Parlamento potrà stabilire se arriverà davvero una sanatoria più ampia e quali debiti potranno essere inclusi.
Per milioni di contribuenti, il tema della pace fiscale torna così al centro del confronto politico: la rottamazione quinquies potrebbe essere soltanto un primo passo, oppure rimanere una misura circoscritta. La partita, soprattutto in vista della manovra 2027, è ancora aperta.
