Maria Spinelli, 22 anni, uccisa al rave in Svizzera: altri due italiani tra i cinque feriti. Indaga l’antiterrorismo, Tajani invia una task force
La giovane, originaria di Atri in Abruzzo, è morta nella sparatoria all’ippodromo di Aarau. Tra i cinque feriti ci sono altri due cittadini italiani. L’aggressore è ancora in fuga. Le autorità svizzere indagano a tutto campo, mentre la Farnesina ha attivato l’Unità di Crisi e una task force per seguire da vicino il caso.
È Maria Spinelli, 22 anni, originaria di Atri, in provincia di Teramo, la giovane italiana rimasta uccisa nella sparatoria avvenuta nella notte ad Aarau, in Svizzera, durante l’Aarauer Rave, grande evento di musica techno organizzato nell’area dell’ippodromo di Schachen.
Tra le cinque persone rimaste ferite ci sono altri due cittadini italiani. Il bilancio complessivo è dunque di una giovane italiana morta e cinque persone ferite, quattro uomini e una donna di età compresa tra i 24 e i 27 anni. Alcuni dei feriti sarebbero in gravi condizioni.
La tragedia si è consumata poco dopo le 2.30 della notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto, quando all’ippodromo di Schachen erano ancora presenti migliaia di persone. Alla manifestazione partecipavano circa 3.500 persone.
Gli spari in mezzo alla folla
Secondo le prime ricostruzioni, la musica si sarebbe improvvisamente interrotta. Poco dopo sono stati uditi diversi colpi d’arma da fuoco.
Per alcuni secondi nessuno avrebbe compreso realmente cosa stesse accadendo. Diversi partecipanti hanno raccontato di aver pensato inizialmente a fuochi d’artificio, in un contesto nel quale musica, luci e spettacoli facevano parte della serata.
Poi il panico.
Alcune persone hanno iniziato a urlare invitando gli altri a gettarsi a terra. Altri hanno cercato riparo dietro strutture presenti nell’area della manifestazione o sotto la consolle dei DJ.
Secondo le testimonianze raccolte dai media svizzeri, un partecipante avrebbe visto una persona armata nelle vicinanze delle automobili parcheggiate. L’uomo avrebbe poi fatto perdere le proprie tracce, dirigendosi verso una zona boschiva.
La polizia cantonale di Argovia non ha però ancora ricostruito ufficialmente ogni passaggio della sparatoria e, soprattutto, non ha chiarito il movente.
Maria Spinelli, una giovane italiana in Svizzera
Maria Spinelli aveva 22 anni.
Originaria di Atri, in Abruzzo, secondo le informazioni riportate dalla stampa italiana lavorava in Svizzera.
La sua morte ha immediatamente attivato la diplomazia italiana.
La Farnesina sta seguendo il caso attraverso l’Unità di Crisi, in coordinamento con l’Ambasciata italiana a Berna e il Consolato generale a Basilea.
La famiglia della giovane viene assistita dalle autorità italiane mentre gli investigatori svizzeri proseguono la ricerca dell’autore della sparatoria.
La conferma dell’identità della vittima e la presenza di altri due italiani tra i feriti rendono l’inchiesta particolarmente delicata anche per l’Italia.
Altri due italiani tra i cinque feriti
È questo uno degli elementi emersi nelle ore successive alla tragedia.
Due dei cinque feriti sono italiani.
Le autorità stanno verificando le condizioni dei connazionali e seguendo i loro casi attraverso la rete diplomatica.
La Farnesina aveva già comunicato di essere impegnata nelle verifiche sulla presenza di eventuali altri cittadini italiani tra le persone coinvolte.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricevuto una telefonata dal suo omologo svizzero Ignazio Cassis, che ha espresso le condoglianze del governo svizzero per la morte della giovane italiana e ha assicurato piena collaborazione nelle indagini.
Tajani ha disposto inoltre l’attivazione di una task force italiana, mentre l’incaricato d’Affari italiano a Berna si sta recando sul posto insieme al funzionario di collegamento della Polizia di Stato.
L’obiettivo è seguire direttamente gli sviluppi dell’inchiesta e garantire assistenza ai cittadini italiani coinvolti.
Indaga anche l’antiterrorismo
È uno degli aspetti che stanno attirando maggiore attenzione.
Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, anche le strutture antiterrorismo stanno lavorando sull’inchiesta.
Questo elemento, tuttavia, non significa che la sparatoria sia già stata classificata come attentato terroristico.
La polizia cantonale di Argovia continua infatti a sottolineare che il movente e le circostanze esatte dell’atto devono ancora essere chiariti. Gli investigatori stanno valutando diverse possibilità e, allo stato attuale, non è possibile stabilire con certezza perché l’autore abbia aperto il fuoco contro la folla.
È quindi necessario distinguere tra l’attività investigativa dell’antiterrorismo e l’accertamento definitivo della matrice dell’attacco.
L’indagine è ancora in corso.
Il sospettato è in fuga
La persona che avrebbe aperto il fuoco non è stata ancora fermata.
La polizia ha lanciato una vera e propria caccia all’uomo, mentre la zona dell’ippodromo è stata isolata.
Gli investigatori hanno chiesto ai partecipanti al rave di consegnare fotografie e video realizzati durante la serata, soprattutto quelli registrati nei minuti precedenti e immediatamente successivi alla sparatoria.
Ogni immagine potrebbe essere importante per individuare il responsabile, ricostruirne gli spostamenti e stabilire esattamente da dove siano partiti i colpi.
Le ricerche coinvolgono anche le autorità tedesche, considerata la possibilità che il responsabile possa aver tentato di allontanarsi dalla Svizzera.
Una festa autorizzata, non un rave clandestino
Un altro elemento che è importante chiarire riguarda la natura dell’evento.
L’Aarauer Rave non era una festa clandestina organizzata illegalmente.
Si trattava di un appuntamento techno regolarmente organizzato presso l’ippodromo di Aarau, pubblicizzato e frequentato da migliaia di persone.
La manifestazione rappresenta uno degli appuntamenti più conosciuti della scena techno svizzera e l’edizione di quest’anno aveva richiamato circa 3.500 partecipanti.
La tragedia è dunque avvenuta durante un evento pubblico organizzato in una struttura ufficiale, non all’interno di un rave illegale improvvisato.
«Pensavo fossero fuochi d’artificio»
Le testimonianze dei partecipanti raccontano soprattutto la confusione dei primi momenti.
Uno dei presenti ha riferito a Blick che la musica si era fermata improvvisamente e che, poco dopo, aveva sentito gli spari.
Anche lui aveva inizialmente pensato che si trattasse di fuochi d’artificio.
Poi ha visto le persone fuggire e una donna ferita.
Il testimone ha raccontato di aver tentato di prestarle soccorso insieme ad altri presenti, ma senza riuscire a salvarla.
Una seconda testimone ha raccontato di essere stata nella propria automobile quando ha sentito i colpi. Anche lei aveva pensato inizialmente che fossero fuochi d’artificio. Poco dopo ha visto agenti armati avvicinarsi alle automobili e ordinare alle persone di allontanarsi.
Durante la fuga avrebbe visto anche un giovane ferito, con sangue sull’addome.
Sono testimonianze che restituiscono il clima di terrore vissuto nella notte, ma che dovranno essere confrontate con gli elementi raccolti dagli investigatori.
Il dolore degli organizzatori
Gli organizzatori dell’Aarauer Rave hanno espresso profondo dolore per quanto accaduto.
In una dichiarazione hanno manifestato vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e agli amici, sottolineando che un evento musicale dovrebbe rappresentare un luogo di gioia, musica e aggregazione e mai trasformarsi in una scena di violenza.
Anche alcuni DJ che si stavano esibendo durante la serata hanno affidato ai social il proprio dolore.
La tragedia ha infatti colpito una comunità che poche ore prima si trovava riunita per ballare e ascoltare musica e che si è ritrovata improvvisamente a scappare sotto la minaccia delle armi.
L’Italia segue da vicino l’inchiesta
La morte di Maria Spinelli e il ferimento di altri due cittadini italiani aprono ora un fronte diplomatico parallelo all’inchiesta svizzera.
La Farnesina ha attivato tutti i propri canali per assistere i connazionali e la famiglia della vittima.
Il colloquio tra Tajani e Cassis ha confermato la disponibilità della Svizzera a collaborare pienamente con l’Italia.
L’incaricato d’Affari italiano a Berna si sta recando sul posto insieme al funzionario di collegamento della Polizia di Stato.
Nel frattempo, in Svizzera continua la caccia all’uomo.
Una giovane italiana di 22 anni è morta. Altri cinque ragazzi sono rimasti feriti, due dei quali italiani.
E mentre gli investigatori cercano di dare un volto e un nome al responsabile, resta ancora senza risposta la domanda più importante: perché qualcuno ha aperto il fuoco contro la folla durante una notte di musica e festa?
La risposta dovrà arrivare dall’inchiesta.
