Economia

Gas, l’Europa trema: scorte ai minimi e prezzi in fuga. In Italia l’inverno può costare caro

L’Europa si avvicina all’inverno con le riserve di gas ai livelli più bassi degli ultimi anni e il mercato torna sotto pressione. L’Italia è più preparata, ma il rischio di nuove stangate sulle bollette resta concreto.

L’inverno non è ancora arrivato, ma sui mercati europei dell’energia è già scattato l’allarme.

Le scorte di gas dell’Unione europea sono intorno al 63% della capacità, un livello eccezionalmente basso per la fine di agosto e nettamente inferiore alla media degli ultimi anni. Reuters aveva già segnalato all’inizio del mese il rischio di una nuova forte pressione sui prezzi proprio a causa delle scorte ridotte.

A complicare il quadro c’è la crisi in Medio Oriente e soprattutto la persistente difficoltà dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per le esportazioni energetiche. La riduzione dei flussi di gas naturale liquefatto dal Golfo ha reso più difficile per l’Europa ricostituire rapidamente le proprie riserve. Il Financial Times segnala che i prezzi europei del GNL sono saliti ai massimi dal gennaio 2023.

Il gas torna sopra i 66 euro

Il mercato ha già incorporato una parte del rischio.

Il contratto TTF, riferimento europeo per il prezzo del gas, è tornato intorno ai 66 euro per megawattora, dopo un’impennata di oltre il 130% dall’inizio dell’anno.

Non significa che l’Europa sia destinata a rimanere senza gas. La Commissione europea, ancora nei giorni scorsi, ha escluso un rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il problema è un altro: se l’inverno sarà freddo e le forniture resteranno sotto pressione, il gas potrebbe diventare molto più costoso.

Ed è qui che il problema energetico può trasformarsi in un problema per famiglie e imprese.

Germania in difficoltà, Italia più avanti

La situazione non è uguale in tutti i Paesi.

La Germania ha gli stoccaggi al 51,64%, anche se negli ultimi giorni le iniezioni sono aumentate grazie al miglioramento delle condizioni di mercato e alla minore concorrenza asiatica per i carichi di GNL. Berlino punta ad arrivare al 70% all’inizio di novembre.

L’Italia parte invece da una posizione decisamente più favorevole. A fine luglio Snam indicava stoccaggi già al 75%, con il Paese considerato sulla traiettoria per raggiungere il 90% prima dell’inverno.

Ma c’è un paradosso: avere più gas in deposito non significa essere immuni dal caro-energia.

Il prezzo all’ingrosso europeo rimane infatti determinante per il sistema energetico e un nuovo shock internazionale potrebbe trasferirsi sui costi sostenuti da famiglie, commercianti e imprese.

E l’Italia rischia di pagare il conto

Il caso italiano è particolarmente significativo.

QatarEnergy ha prorogato fino ai primi di novembre la sospensione delle consegne di GNL a Edison a causa della guerra. Le cancellazioni complessive sono arrivate a 29 cargo, equivalenti a circa 3,8 miliardi di metri cubi di gas. Edison ha però precisato di avere sostituito parte dei volumi con forniture alternative attraverso il terminale Adriatic LNG.

Per ora, dunque, non è una storia di rubinetti a secco.

È una storia di prezzi.

Se le tensioni sul mercato internazionale continueranno, se la concorrenza asiatica per il GNL aumenterà e soprattutto se l’inverno porterà temperature rigide, l’Europa potrebbe trovarsi costretta a comprare gas a prezzi ancora più elevati.

E il conto, alla fine della catena, rischia di arrivare nelle bollette di famiglie e imprese italiane.

L’Italia oggi è tra i Paesi europei meglio posizionati sul fronte delle scorte. Ma in un mercato energetico interconnesso, nessun deposito nazionale può isolare completamente il Paese da uno shock internazionale.

L’inverno non è ancora cominciato. Il caro-gas, invece, è già tornato.

Redazione

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