Iran guarda all’Europa: Bulgaria e Cipro nel mirino? I missili di Teheran possono arrivare fin qui?
Bulgaria, Cipro e le basi militari utilizzate dagli Stati Uniti. È questo il nuovo fronte di tensione che potrebbe spostare la crisi tra Washington e Teheran ben oltre il Medio Oriente.
La notizia arriva dal Financial Times, secondo cui l’Iran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi nell’Europa meridionale e sud-orientale nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto. Tra i Paesi presi in considerazione ci sarebbe anche la Bulgaria, dove gli Stati Uniti stanno utilizzando la base aerea di Bezmer per il supporto alle proprie operazioni in Medio Oriente.
È un passaggio particolarmente delicato perché non si parla più soltanto di possibili obiettivi americani nel Golfo, in Iraq, in Giordania o nell’area mediorientale. Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, a Teheran sarebbe stata presa in esame anche la possibilità di estendere la risposta contro infrastrutture militari americane presenti sul territorio europeo.
Ma i missili iraniani possono davvero arrivare in Bulgaria?
La risposta, dal punto di vista puramente tecnico, è sì, almeno per alcune categorie di sistemi missilistici.
La distanza tra l’Iran occidentale e la base di Bezmer viene stimata in circa 1.800-2.100 chilometri. Alcuni missili balistici iraniani a medio raggio sono progettati per coprire distanze di questo ordine. Anche diversi sistemi da crociera iraniani vengono indicati dagli analisti con autonomie che possono superare i 2.000 chilometri.
Questo significa che la Bulgaria non è automaticamente fuori dalla portata teorica dell’arsenale iraniano.
Ma attenzione: dire che un missile può raggiungere una determinata distanza non significa che Teheran abbia la capacità, l’intenzione o l’ordine operativo di colpire quella località.
Ed è proprio questa distinzione che deve essere mantenuta quando si parla della minaccia alla Bulgaria.
Perché proprio Bezmer?
Il motivo è abbastanza evidente.
Il Parlamento bulgaro ha autorizzato il dispiegamento temporaneo di fino a otto KC-135 statunitensi e fino a 250 militari americani presso la base di Bezmer, nel sud-est della Bulgaria. La missione è destinata al supporto delle operazioni statunitensi in Medio Oriente.
I primi due aerei americani sono arrivati il 31 luglio.
I KC-135 non sono bombardieri: sono aerei cisterna utilizzati per il rifornimento in volo. La Bulgaria ha più volte sottolineato che dal proprio territorio non partiranno operazioni offensive contro l’Iran e che la missione è di natura logistica.
Per Teheran, tuttavia, la semplice presenza di velivoli militari statunitensi sul territorio di un Paese europeo rappresenta un elemento strategico.
L’Iran aveva già protestato diplomaticamente contro la decisione bulgara. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva inoltre sollevato la questione direttamente con il governo di Sofia.
Cipro, l’altro possibile punto di tensione
Nel rapporto del Financial Times compare anche Cipro.
L’isola presenta una situazione particolare perché ospita le basi sovrane britanniche, tra cui RAF Akrotiri. Proprio una base britannica a Cipro era stata precedentemente coinvolta nelle tensioni con l’Iran e colpita da un drone durante la precedente fase del conflitto.
Per questo motivo Cipro potrebbe rappresentare, nella valutazione strategica iraniana, un altro possibile punto di pressione contro le capacità militari occidentali.
Il problema è che un’eventuale azione contro installazioni militari britanniche o americane in territorio europeo avrebbe conseguenze completamente diverse rispetto a un attacco contro obiettivi esclusivamente mediorientali.
L’avvertimento dell’Iran ai Paesi del Golfo
Parallelamente, Teheran sta aumentando la pressione sui Paesi della regione.
Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Ali Abdollahi, ha avvertito gli Stati del Golfo di non fornire assistenza alle forze statunitensi. Secondo la dichiarazione rilanciata da Al Jazeera e dall’agenzia iraniana Fars, Teheran considera qualsiasi forma di assistenza militare alle forze americane come una possibile partecipazione al conflitto.
È un messaggio che va letto insieme alla vicenda bulgara.
La strategia iraniana sembra essere quella di avvertire gli alleati e i partner degli Stati Uniti: chi mette a disposizione infrastrutture militari potrebbe diventare parte del problema.
Il vero rischio: l’allargamento del conflitto
È questo il punto più importante.
La notizia del Financial Times non dimostra che l’Iran stia preparando un attacco contro la Bulgaria. Dimostra però che, secondo fonti vicine al regime di Teheran, l’ipotesi di colpire asset americani fuori dal Medio Oriente è stata presa in considerazione.
E qui entra in gioco la Bulgaria.
Sofia è membro dell’Unione europea e della NATO. Un attacco contro una struttura militare utilizzata dagli Stati Uniti sul territorio bulgaro aprirebbe quindi una questione estremamente delicata per l’intera Alleanza Atlantica.
Non è detto che un eventuale attacco provocherebbe automaticamente una risposta militare collettiva della NATO: la situazione concreta, l’obiettivo colpito e le circostanze sarebbero determinanti. Ma il rischio di una drammatica escalation europea sarebbe evidente.
Teheran vuole davvero colpire l’Europa?
Al momento non ci sono elementi sufficienti per affermarlo.
La stessa ricostruzione del Financial Times parla di valutazioni e proposte, non di un attacco già deciso. Inoltre, gli analisti sottolineano che le capacità iraniane sulle distanze più lunghe presentano ancora importanti limiti e che Teheran potrebbe preferire, in uno scenario di escalation, utilizzare strumenti regionali e forze alleate piuttosto che effettuare direttamente attacchi a grande distanza.
Il problema, però, è che anche una semplice valutazione strategica assume un peso enorme quando riguarda il territorio europeo.
Per la prima volta, la domanda non è più soltanto: dove potrebbe colpire l’Iran in Medio Oriente?
La domanda diventa: quanto lontano potrebbe arrivare una risposta iraniana se il conflitto dovesse allargarsi?
E la Bulgaria entra in questa equazione proprio per la presenza degli aerei statunitensi a Bezmer.
Un’Europa improvvisamente più vicina al conflitto
La base bulgara si trova a circa 260 chilometri a sud-est di Sofia. Il governo bulgaro continua a sostenere che non consentirà operazioni militari offensive contro l’Iran dal proprio territorio.
Ma per Teheran la distinzione tra “base offensiva” e “base di supporto” potrebbe non essere sufficiente.
Se gli aerei americani presenti in Bulgaria vengono considerati parte della macchina militare che sostiene le operazioni contro l’Iran, Bezmer potrebbe essere vista come un’infrastruttura strategica americana, indipendentemente dalla natura delle missioni svolte direttamente dalla base.
È proprio questo il rischio che preoccupa l’Europa.
Un conflitto nato in Medio Oriente potrebbe trasformarsi in una crisi capace di coinvolgere direttamente il territorio europeo.
Per ora siamo nel campo delle valutazioni, delle minacce e delle ipotesi strategiche. Ma la presenza dei primi KC-135 americani a Bezmer rende la questione molto più concreta rispetto a qualche settimana fa.
La domanda, dunque, non è soltanto se i missili iraniani abbiano tecnicamente la portata per arrivare in Bulgaria.
La risposta è sì, per alcuni sistemi.
La domanda decisiva è un’altra: Teheran sarebbe realmente disposta a utilizzarli contro un obiettivo statunitense sul territorio di un Paese NATO?
Ed è proprio questa eventualità, ancora ipotetica ma estremamente delicata, che potrebbe trasformare l’attuale crisi in una partita molto più grande, con l’Europa improvvisamente dentro il raggio di rischio dell’escalation.
