Dora Romano contro il caro spesa: «7 euro al chilo per l’insalata. E gli italiani sarebbero diventati più ricchi?»

Un prezzo al supermercato diventa lo spunto per una riflessione molto più ampia sul costo della vita, sui salari e sulle condizioni di chi lavora nei campi. A sollevare la questione è l’attrice Dora Romano, che ha affidato ai social uno sfogo diretto e senza giri di parole.

«Sto tornando dal supermercato CTS, dove l’insalata Iceberg costa 7 euro al chilo… 7 euro.!», scrive l’attrice, sottolineando il prezzo che si è trovata davanti durante la spesa.

Romano prosegue poi con una considerazione sul lavoro agricolo e sulla distanza che, secondo lei, esiste tra il prezzo pagato dal consumatore e quello che arriva a chi produce e raccoglie gli alimenti: «E gli schiavi vengono pagati 2 euro l’ora per morire sotto il sole!!!».

Parole molto dure, utilizzate per denunciare quella che l’attrice considera una contraddizione evidente: da una parte prodotti alimentari sempre più costosi sugli scaffali, dall’altra lavoratori agricoli che, secondo quanto denuncia, ricevono compensi estremamente bassi.

«Se la possono tenere l’insalata. Io non la compro», aggiunge, prima di arrivare alla conclusione del suo sfogo: «Ormai il commercio è completamente fuori di testa!».

Il post non si ferma però alla semplice lamentela sul prezzo dell’insalata. Romano allarga infatti il discorso alle condizioni economiche degli italiani e pone una domanda provocatoria: davvero negli ultimi anni gli italiani sono diventati più ricchi?

La questione è tutt’altro che semplice. I dati sui redditi mostrano infatti che i valori nominali sono cresciuti. Secondo un’analisi sui dati del Ministero dell’Economia relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025 e riferite al 2024, il reddito complessivo pro capite in Italia è arrivato a 25.125 euro, con una crescita del 4,1% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, però, l’inflazione si è attestata all’1,1%, determinando un aumento anche in termini reali.

Questo dato, tuttavia, non significa automaticamente che tutte le famiglie percepiscano una maggiore disponibilità economica o che la sensazione quotidiana sia quella di essere più ricchi. Il costo di beni e servizi, infatti, può incidere in maniera molto diversa sui bilanci familiari a seconda del reddito, della zona in cui si vive e delle spese sostenute.

E proprio il tema del potere d’acquisto continua a essere centrale. Un’analisi pubblicata nel 2026 sui salari italiani evidenzia che l’inflazione accumulata dopo la pandemia ha inciso pesantemente sul potere d’acquisto delle retribuzioni, mentre altre analisi sottolineano il recupero registrato più recentemente.

Anche per questo la domanda dell’attrice intercetta una discussione molto più ampia: redditi più alti sulla carta significano necessariamente una vita più facile?

La risposta dipende da quale indicatore si sceglie di osservare. Un reddito può aumentare in termini nominali, mentre il consumatore può continuare a percepire una forte pressione sulla spesa quotidiana. E il carrello della spesa rappresenta probabilmente uno degli indicatori più immediati di questa percezione.

Nel caso dell’Iceberg citata da Romano, il prezzo di 7 euro al chilo diventa così il simbolo di un problema più generale. Per il consumatore si tratta di una cifra che può apparire elevata, soprattutto se confrontata con il costo di altri alimenti. Ma dietro il prezzo finale esiste una lunga filiera che comprende produzione, raccolta, manodopera, trasporto, conservazione, distribuzione e vendita.

Lo sfogo dell’attrice mette quindi insieme due questioni: il prezzo pagato da chi acquista e il compenso ricevuto da chi lavora per produrre ciò che arriva sulle nostre tavole.

Il passaggio sui lavoratori pagati «2 euro l’ora» va naturalmente letto come una denuncia contenuta nel suo intervento social e non come un dato generale riferibile a tutta la filiera agricola italiana. La questione dello sfruttamento e del lavoro irregolare in agricoltura è però da anni al centro del dibattito pubblico.

Romano, attraverso un episodio apparentemente banale come una spesa al supermercato, porta dunque l’attenzione su una domanda che riguarda milioni di consumatori: quanto costa davvero vivere oggi in Italia e quanto del prezzo che paghiamo arriva effettivamente a chi produce?

La sua conclusione è netta e lascia poco spazio alle interpretazioni: l’insalata, a quel prezzo, rimane sullo scaffale. E la domanda sulla presunta maggiore ricchezza degli italiani resta aperta.