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Terremoto in Colombia, il Papa: «Profondamente addolorato». Il “miracolo” della profondità: «A 50 km sarebbe stata un’apocalisse»

Il bilancio è già drammatico, con oltre cento vittime, centinaia di feriti e migliaia di dispersi. Ma secondo un esperto l’energia del sisma è stata in parte attenuata dalla profondità dell’epicentro: «Se fosse avvenuto a 50 chilometri, la devastazione sarebbe stata quasi apocalittica»

È un Paese ferito quello che si risveglia dopo il violento terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito la Colombia. Una tragedia che ha provocato morti, feriti, distruzioni e lasciato migliaia di persone ancora disperse, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca dei sopravvissuti.

Alla Colombia è arrivato anche il messaggio di vicinanza di Papa Leone XIV, che si è detto «profondamente addolorato» per quanto accaduto.

In un messaggio firmato dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il Pontefice esprime le sue «più sentite condoglianze» alle famiglie che piangono la perdita dei propri cari e assicura la propria vicinanza spirituale alle popolazioni colpite. Leone XIV ha inoltre espresso gratitudine a tutti coloro che, con «generosa dedizione», stanno partecipando alle operazioni di ricerca, soccorso e assistenza alle vittime.

Il dato impressionante: «A 50 chilometri sarebbe stata un’apocalisse»

Ed è proprio la dinamica del terremoto a rendere ancora più impressionante ciò che è accaduto. Secondo Daniel Ruiz, ingegnere dell’Università Javeriana, la profondità alla quale si è verificato il sisma potrebbe aver evitato conseguenze ancora più devastanti.

L’epicentro è stato infatti individuato a circa 100-107 chilometri di profondità. Una caratteristica che, secondo l’esperto, ha avuto un ruolo fondamentale nella distribuzione dell’energia sismica prima che raggiungesse le aree abitate.

La considerazione è inquietante: lo stesso terremoto, con la stessa magnitudo di 7.4, ma verificatosi a una profondità di circa 50 chilometri, avrebbe potuto provocare una devastazione enormemente maggiore.

«Se si fosse verificato lo stesso terremoto di magnitudo 7,4, ma a circa 50 chilometri di profondità, credo che la devastazione sarebbe stata quasi apocalittica», ha spiegato Ruiz.

È questo il particolare che, nelle ore successive alla tragedia, fa parlare di una sorta di “miracolo” della profondità: non perché il sisma sia stato meno pericoloso, ma perché la sua origine molto profonda avrebbe contribuito a limitarne l’impatto diretto rispetto a quello che avrebbe potuto produrre un terremoto altrettanto potente e più vicino alla superficie.

Vittime, dispersi e nuove scosse

Il bilancio resta provvisorio e continua ad aggravarsi mentre le squadre di emergenza lavorano senza sosta. Le informazioni disponibili parlano di oltre cento morti, centinaia di feriti e migliaia di persone disperse nelle aree maggiormente colpite.

Il Servizio Geologico colombiano ha inoltre registrato decine di scosse di assestamento, con magnitudo finora inferiore rispetto al terremoto principale. Le autorità avvertono tuttavia che nuove repliche sono possibili nei prossimi giorni.

La speranza dei soccorritori è che la scossa del 10 agosto sia stata l’evento principale e che l’attività sismica possa progressivamente diminuire.

La terra trema, ma i terremoti non si possono prevedere

Il meccanismo alla base dei terremoti è legato al movimento delle placche tettoniche. Le enormi porzioni rigide della crosta terrestre si muovono lentamente e le loro interazioni possono accumulare energia che viene poi liberata improvvisamente sotto forma di terremoto.

Quello che la scienza non può ancora fare è prevedere con precisione quando e dove avverrà una forte scossa.

È invece possibile ridurre drasticamente le conseguenze attraverso la prevenzione: edifici progettati secondo criteri antisismici, adeguamento delle strutture esistenti e particolare attenzione anche agli edifici storici.

Intanto, in Colombia, la priorità resta una sola: salvare vite.

Mentre il Papa esprime la sua vicinanza a un popolo colpito dalla tragedia, migliaia di soccorritori continuano a scavare. E dietro ogni numero del bilancio c’è una storia, una famiglia, una persona che ancora aspetta di sapere se il proprio caro è vivo.

Redazione

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