Calabria

La poesia di Domenico Nardo attraversa le piazze e le sbarre: “La diagonale” conquista la critica

Dalle piazze della Calabria alle stanze di un carcere, la poesia di Domenico Nardo continua a incontrare pubblici diversi e a trasformare la parola in occasione di confronto. Dopo gli incontri dedicati a A tu per tu e Amarsi per Amare, l’autore prosegue il suo percorso tra letture, dialoghi e presentazioni, portando al centro temi come il dolore, la libertà, le relazioni, la fragilità e la possibilità di ricominciare.

Ed è proprio all’interno di questo percorso che una delle sue composizioni ha particolarmente colpito la critica: La diagonale, poesia breve e apparentemente semplice, ma costruita intorno a un’immagine capace di aprire una riflessione molto più ampia sulla condizione umana.

A soffermarsi sul testo è Francesca Misasi, che ne propone una lettura nella quale la “diagonale” diventa soprattutto una metafora esistenziale: una diversa direzione rispetto alla linea retta, un modo di attraversare la vita senza esporsi completamente, proteggendo la propria vulnerabilità.

È una poesia che, secondo la critica, sorprende proprio per la sua capacità di dire molto attraverso pochi versi.

La diagonale come forma di autodifesa

Il punto centrale dell’interpretazione è racchiuso nell’immagine della diagonale. Non una fuga dal mondo, ma una distanza scelta per proteggersi. Non un rifiuto dell’esistenza, ma un modo diverso di starci dentro.

La protagonista della poesia non affronta il dolore con una sfida frontale. Sceglie piuttosto una posizione obliqua, una distanza che le consenta di non consegnarsi completamente allo sguardo degli altri.

È qui che la lettura di Misasi individua la particolare forza del testo: la diagonale diventa una forma di autodifesa, una linea che permette di sfiorare il mondo senza rimanerne prigionieri.

E la poesia stessa sembra assumere quella forma. È breve, essenziale, fatta di parole che lasciano spazio al silenzio. Non spiega tutto e proprio per questo costringe il lettore a entrare nella sua dimensione emotiva.

Una donna dietro quella porta

Il passaggio decisivo arriva quando Nardo rivela che quella figura non è un generico personaggio poetico.

È una donna.

Una donna che custodisce “pagine irrisolte” e “frasi lasciate a metà”, che utilizza la propria bellezza non come strumento di seduzione ma come riparo, come distanza.

La sua esitazione diventa una forma di pace possibile.

E il finale porta questa intuizione ancora più lontano:

“Chi la riconosce davvero
non cerca di aprire la porta.
Le lascia il suo silenzio.”

Per Misasi è proprio qui che la poesia assume una dimensione etica: comprendere veramente una persona significa anche rispettarne i confini, senza cercare di forzarli.

La distanza, dunque, non è necessariamente freddezza. Può essere paura, protezione, memoria del dolore. E chi vuole davvero comprendere l’altro deve imparare anche a rispettare quella soglia.

Una poesia breve che lascia una lunga traccia

È questo uno degli aspetti che hanno colpito maggiormente la critica. Nardo non costruisce un lungo racconto psicologico: concentra in pochi versi una figura femminile che sembra portare con sé una storia che il lettore non conoscerà mai completamente.

La poesia suggerisce, non spiega.

Lascia aperte le porte che la protagonista stessa decide di socchiudere.

Per questo la lettura di Misasi richiama, per densità e attenzione alla parola, alcune esperienze della poesia del Novecento, da Montale a Celan e Jean Daive. Non per una sovrapposizione di stili, ma per quella capacità di affidare alla parola breve una tensione emotiva che continua oltre il verso.

E c’è un’altra caratteristica che emerge: il testo non offre una consolazione facile. La fragilità non viene cancellata e il dolore non viene trasformato artificialmente in una vittoria.

La donna rimane sulla soglia.

Ma quella soglia diventa anche uno spazio di libertà.

La poesia al centro di un percorso pubblico

La diagonale arriva in un momento nel quale Domenico Nardo sta portando la propria produzione poetica in contesti differenti.

A Briatico, con Amarsi per Amare, la poesia è stata portata nello spazio pubblico, in una piazza e in una strada legata alla memoria della comunità, diventando occasione di confronto sull’educazione emotiva, sulle relazioni e sulla responsabilità personale.

In una casa circondariale della Calabria, invece, A tu per tu ha incontrato oltre trenta detenuti che avevano già letto la raccolta. L’incontro, promosso dalla direttrice Angela Marcello e accompagnato dalla professoressa Antonella Moschella, ha trasformato la lettura in un momento di dialogo sulla responsabilità, sul dolore, sulla libertà e sulla possibilità di cambiamento.

In questo percorso, la poesia di Nardo sembra trovare una costante: parlare dell’individuo partendo dalle sue fragilità.

E La diagonale ne rappresenta forse una delle espressioni più intime.

La diagonale

di Domenico Nardo

Cammina in diagonale,
come chi diffida della linea retta
perché rivela troppo.

Custodisce pagine irrisolte,
frasi lasciate a metà,
per non consegnarsi intera.

La sua bellezza è un riparo,
una distanza elegante
che socchiude le porte
quando uno sguardo si avvicina.

Rimane nel passo inclinato,
in quella lieve esitazione
che confonde il nascondersi
con una forma di pace.

Chi la riconosce davvero
non cerca di aprire la porta.
Le lascia il suo silenzio.

Una poesia che non chiede di entrare

È forse questa la chiave con cui leggere La diagonale: non una poesia sulla fuga, ma sulla soglia.

Nardo racconta una persona che ha imparato a proteggersi senza trasformare la propria protezione in ostilità. Una figura che resta distante non perché abbia smesso di sentire, ma forse proprio perché ha sentito troppo.

E la risposta che il poeta consegna al lettore è sorprendentemente semplice: non tutte le porte devono essere aperte.

A volte comprendere significa fermarsi davanti a quella porta.

Riconoscere chi è dall’altra parte.

E lasciargli il silenzio necessario per scegliere, eventualmente, quando aprirla.

È in questo spazio tra vicinanza e distanza che La diagonale trova la sua forza: pochi versi, una figura femminile, una porta socchiusa e una domanda che resta al lettore. Quanto siamo capaci, davvero, di rispettare le fragilità degli altri?

Redazione

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