Roma: il secondo anno di Gasperini si giocherà sulle rotazioni?

Il terzo posto della Roma con 73 punti e una difesa che ha chiuso il campionato con un più 28 di differenza reti, meglio del Napoli arrivato secondo, ha tolto di mezzo il dubbio principale: il calcio di Gian Piero Gasperini, in Serie A, funziona anche lontano da Bergamo. Il problema della stagione che comincia è un altro, e non riguarda le idee dell’allenatore.

Riguarda il calendario. Con la fase campionato della Champions arrivano otto partite in più, più gli eventuali spareggi, e un ciclo di gare infrasettimanali che la Roma dell’anno scorso non ha mai dovuto affrontare. È lì che il progetto giallorosso rischia di mostrare le proprie crepe, ed è lì che va cercato il metro di giudizio della stagione.

Il primo punto di rottura sono le fasce

Nel calcio di Gasperini gli esterni non sono terzini né ali: coprono la fascia intera in entrambe le fasi, ripetono scatti per novanta minuti e chiudono la partita con i chilometri di due giocatori normali. Con due gare a settimana, quel ruolo va in debito d’ossigeno prima di ogni altro.

E un esterno stanco non corre di meno: corre in ritardo. In una squadra che marca a uomo su tutto il campo, il ritardo di un uomo non resta un problema individuale, perché apre la catena, costringe il braccetto a uscire più lontano del dovuto e lascia scoperto lo spazio alle sue spalle. Difficile immaginare che gli avversari non se ne accorgano: il lato dove gioca chi ha appena messo insieme novanta minuti in Europa tre giorni prima è il primo posto in cui conviene andare a picchiare.

Ecco perché l’estate giallorossa non si misura su chi arriva per migliorare l’undici titolare, ma su chi arriva per permettere all’undici titolare di riposare senza che la squadra cambi faccia.

Il gol nasce dai palloni rubati a venticinque metri

La Roma del primo anno difendeva già da grande squadra e segnava a intermittenza. Se un salto arriva, difficilmente arriverà da un cambio di modulo. Più probabile che arrivi dai tempi.

Nelle squadre di Gasperini la rete nasce quasi sempre dallo stesso movimento: si aggredisce il portatore, si recupera palla a venticinque metri dalla porta avversaria e si attacca una difesa ancora sbilanciata in avanti. Perché quel meccanismo produca gol servono automatismi millimetrici, il difensore che esce nell’istante giusto, il compagno che copre alle sue spalle senza esitare, la punta che parte prima ancora che il pallone sia recuperato. In questo, dodici mesi di lavoro valgono più di qualunque acquisto, e la squadra che si è vista in primavera dava già segnali in quella direzione.

Contro chi prova a costruire dal basso, insomma, i giallorossi hanno di che far male. Il nodo sono le altre partite.


Contro chi si chiude, il problema resta irrisolto

Ora che la Roma è tornata in Champions, chi arriva all’Olimpico tende a comportarsi di conseguenza: difesa bassa, cinque uomini sulla linea, ritmo spezzato, nessuna costruzione da aggredire. Il pressing senza bersagli non produce niente. Il campo si accorcia, il possesso gira attorno all’area e la superiorità va creata nell’uno contro uno, dove chi difende parte avvantaggiato.

Sono le gare in cui l’anno scorso i giallorossi hanno lasciato per strada i punti più cari, e c’è ragione di credere che quest’anno si moltiplichino invece di diradarsi. Contro un pullman parcheggiato davanti alla porta non esiste automatismo che tenga: serve qualcuno che salti l’uomo, e serve che Paulo Dybala, con il rinnovo ormai in dirittura d’arrivo, si presenti alle serate che contano nella condizione giusta. È la ragione per cui il club insegue un esterno d’attacco da settimane.

Il vero esame è il ciclo tra settembre e novembre

Il periodo che pesa è quello che unisce le prime giornate di campionato alle prime cinque della fase campionato di Champions. Due mesi in cui si gioca ogni tre giorni, in cui il tempo per allenare si riduce quasi a zero e in cui le partite si preparano in videosala e si decidono dalla panchina.

Le squadre di Gasperini, storicamente, crescono con l’accumularsi delle settimane e vanno forte da gennaio in avanti. Se il copione si ripete, l’autunno può servire a restare agganciati, con la spinta a rimandare più in là. Se invece in quei due mesi il passivo dovesse farsi pesante, recuperare in primavera con le coppe ancora in corso è impresa che riesce a pochi.

Le date, intanto, sono già fissate: la fase campionato parte a settembre e si chiude a fine gennaio, quattro serate europee all’Olimpico e quattro in trasferta, incastrate nel calendario di Serie A. Per rimanere sempre aggiornati è possibile seguire le partite della Roma su forzalupi.it, che mette a disposizione i risultati dei match e propone editoriali sugli aspetti più interessanti degli incontri tenuti dalla squadra.

Un terzo posto non si difende, si conferma

Nel calcio italiano il secondo anno è quello in cui i risultati smettono di essere una sorpresa e diventano un giudizio. Alla Roma non è chiesto di dimostrare che Gasperini sa allenare, perché su questo un campionato intero ha già risposto. È chiesto di reggere due competizioni con la stessa intensità, di trovare la chiave delle partite bloccate e di avere una panchina che pesi quanto la formazione titolare.

Tre condizioni, e nessuna dipende soltanto dal tecnico. Alla vigilia dell’anno del centenario, con l’Olimpico che viaggia verso il tutto esaurito e la Champions da giocare, l’ambizione dichiarata è restare lassù. Se le gambe reggano il progetto, lo dirà il campo, e piuttosto presto.