Nagasaki. Marianelli invita Nagayasu a Perugia: «Sarebbe un grande onore accoglierlo»

Un invito diretto a Takeshi Nagayasu, alla guida dell’Università di Nagasaki, a venire a Perugia. È quello rivolto dal Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, nel corso della sua visita istituzionale in Giappone, dove ha tenuto un intervento proprio a Nagasaki dedicato al rapporto tra conoscenza, coscienza e responsabilità, al valore della memoria e al ruolo delle università nella costruzione della pace.

È da Nagasaki che Marianelli guarda a Perugia e all’Umbria e propone di trasformare il dialogo avviato in Giappone in un nuovo appuntamento internazionale. Il 25 e 26 novembre 2026, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico dell’Università degli Studi di Perugia, il Rettore intende infatti riunire nuovamente università italiane e internazionali attorno alla Carta di Assisi – Università, Ponti di Pace, lanciata il 25 febbraio 2026, sviluppando nuove iniziative condivise.

E proprio in questo quadro arriva l’invito all’Università di Nagasaki e al suo Rettore: «Sarebbe un grande onore per noi accogliere a Perugia l’Università di Nagasaki e il suo Rettore», afferma Marianelli. Un invito che assume un significato particolare perché nasce nel luogo segnato dalla tragedia atomica e si proietta verso Perugia e Assisi, terre profondamente legate alla cultura della pace.

Al centro dell’intervento pronunciato da Marianelli a Nagasaki c’è una domanda: «Può mai la conoscenza essere separata dalla coscienza e dalla responsabilità per le conseguenze delle nostre azioni?». Una domanda che il Rettore considera fondamentale per il ruolo che le università devono assumere nella società contemporanea.

Marianelli parte proprio dal significato del luogo che lo ospita: Nagasaki, città che porta nella propria storia «una delle ferite più profonde dell’umanità» e che ha saputo trasformare quella memoria in «un impegno universale per la pace».

Da qui il collegamento con Perugia, con l’Università fondata nel 1308 e con il patrimonio culturale e civile dell’Umbria. Il riferimento è innanzitutto a Francesco d’Assisi, il cui messaggio, sottolinea Marianelli, supera la tradizione cristiana e parla all’umanità di fraternità, pace, accoglienza, cura del creato e rispetto per ogni essere umano.

Nel discorso trovano spazio anche Aldo Capitini, filosofo ed educatore della nonviolenza e fondatore della Marcia della Pace Perugia-Assisi, e Franco Rasetti, il grande fisico che, pur avendo partecipato alla ricerca nucleare del suo tempo, rifiutò di prendere parte al Progetto Manhattan.

È proprio la scelta di Rasetti a riportare Marianelli alla domanda sulla responsabilità della conoscenza. Una domanda che, pronunciata a Nagasaki, acquista un significato ancora più profondo: «Può mai la conoscenza essere separata dalla coscienza e dalla responsabilità per le conseguenze delle nostre azioni?».

La risposta del Rettore è netta: «Credo che le università, sopra ogni cosa, siano chiamate a rispondere a questa domanda».

Da questa convinzione nasce l’impegno dell’Università degli Studi di Perugia a fare della pace non una semplice dichiarazione di principio, ma «una responsabilità concreta dell’Università». Marianelli ricorda le iniziative promosse dall’Ateneo, tra cui l’istituzione di un Osservatorio sugli Accordi universitari, le iniziative dedicate alla pace e soprattutto il lancio della Carta di Assisi – Università, Ponti di Pace, insieme ad atenei italiani e internazionali.

La Carta nasce da una convinzione fondamentale: l’Università, nel suo significato originario di Universitas, è innanzitutto una comunità costruita sulle relazioni. Una comunità chiamata «a costruire ponti anziché muri, a trasformare le differenze in dialogo, e la conoscenza in responsabilità».

È su questo ideale di ponte che si concentra la parte finale dell’intervento di Marianelli. Il ponte è innanzitutto quello tra Nagasaki, Assisi e Perugia: tre luoghi e tradizioni differenti, ma accomunati dalla convinzione che la memoria non debba fermarsi al ricordo.

«La memoria non deve generare soltanto ricordo, bensì responsabilità», sottolinea Marianelli.

E l’invito a Nagayasu rappresenta la traduzione concreta di questo messaggio: portare a Perugia l’Università di Nagasaki e il suo Rettore, rafforzare il confronto tra le due istituzioni e proseguire attraverso la collaborazione accademica un percorso nel quale conoscenza, memoria e responsabilità diventano strumenti di dialogo e di pace.

L’obiettivo indicato da Marianelli è quindi quello di trasformare l’incontro di Nagasaki in un nuovo punto di partenza, coinvolgendo università italiane e internazionali nell’appuntamento di novembre a Perugia e continuando a lavorare insieme intorno alla Carta di Assisi.

Un progetto nel quale l’Università viene chiamata a svolgere una missione precisa: trasformare la conoscenza in uno strumento di pace, di cura dell’umanità e del creato, di dialogo tra i popoli e di speranza per le future generazioni.

Di seguito pubblichiamo integralmente l’intervento pronunciato dal Rettore Massimiliano Marianelli a Nagasaki, nella traduzione italiana.

Il discorso integrale di Marianelli

Vorrei innanzitutto esprimere la mia sincera gratitudine al Rettore dell’Università di Nagasaki per l’invito e per la calorosa accoglienza che abbiamo ricevuto.

Essere qui oggi, a Nagasaki, non rappresenta per me soltanto un’importante occasione istituzionale e accademica. Significa trovarsi in un luogo che porta nella propria storia una delle ferite più profonde dell’umanità e che, proprio per questo, ha saputo trasformare la memoria in un impegno universale per la pace.

Provengo da Perugia, da un’Università fondata nel 1308, con oltre sette secoli di storia, nel cuore dell’Umbria: una terra che ha dato al mondo Francesco d’Assisi, il cui messaggio va ben oltre la tradizione cristiana e parla a tutta l’umanità di fraternità, pace, accoglienza dell’altro, cura del creato e rispetto per ogni essere umano.

È anche la terra di Aldo Capitini, filosofo ed educatore della nonviolenza e fondatore della Marcia della Pace Perugia-Assisi, e di Franco Rasetti, il grande fisico che, pur essendo stato in prima linea nella ricerca nucleare del suo tempo, rifiutò di partecipare al Progetto Manhattan.

La sua scelta ci consegna una domanda che, qui a Nagasaki, assume un significato straordinario: può mai la conoscenza essere separata dalla coscienza e dalla responsabilità per le conseguenze delle nostre azioni?

Credo che le università, più di ogni altra istituzione, siano chiamate a rispondere a questa domanda.

Per questo, fin dall’inizio del mio mandato come Rettore, abbiamo cercato di fare della pace non una dichiarazione astratta, ma una responsabilità concreta dell’Università degli Studi di Perugia. Abbiamo istituito un Osservatorio sugli Accordi universitari, promosso iniziative per la pace e, il 25 febbraio 2026, insieme ad università italiane e internazionali, abbiamo lanciato la Carta di Assisi – Università, Ponti di Pace.

La Carta si fonda su una convinzione fondamentale: l’Università, nel suo significato originario di Universitas, è innanzitutto una comunità costruita sulle relazioni. È chiamata a costruire ponti anziché muri, a trasformare le differenze in dialogo e la conoscenza in responsabilità.

Per questo sarebbe per noi particolarmente significativo proseguire il dialogo iniziato qui a Nagasaki.

Il 25 e 26 novembre 2026, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico dell’Università degli Studi di Perugia, vorremmo riunire nuovamente università italiane e internazionali attorno alla Carta di Assisi e sviluppare nuove iniziative condivise.

Sarebbe per noi un grande onore accogliere a Perugia l’Università di Nagasaki e il suo Rettore.

Credo che tra Nagasaki, Assisi e Perugia possa essere costruito un ponte particolarmente significativo: luoghi e tradizioni differenti, ma uniti dalla convinzione che la memoria non debba generare soltanto ricordo, bensì responsabilità.

E che le università abbiano oggi una missione essenziale: trasformare la conoscenza in uno strumento di pace, di cura dell’umanità e del creato, di dialogo tra i popoli e di speranza per le future generazioni.