Attilio Carbone, 63 anni di radio e di italianità nel mondo: «La mia Domenica appartiene all’Italia»

Un filo lungo più di mezzo secolo continua a unire l’Italia agli italiani nel mondo. È quello della radio, della memoria, della musica e delle parole di Attilio Carbone, storico giornalista e voce di Melodie Italiane, il programma che da decenni accompagna le domeniche delle comunità italiane oltre oceano.

Carbone, dalla sua Wantagh, nello Stato di New York, ha voluto rivolgere un intenso messaggio di saluto e ringraziamento a Francavilla Angitola, la “Città del Drago”, in occasione della premiazione che ha celebrato la sua straordinaria carriera radiofonica.

Un riconoscimento che, nelle parole del giornalista, non rappresenta soltanto un premio personale, ma il tributo a 63 anni di amore per la radio, per la Calabria e per l’Italia.

«Non premiate Attilio Carbone – ha detto – premiate 63 anni di amore per la Radio. Premiate la voce di un emigrato che nel 1964, con la valigia di cartone e un microfono prestato, ha detto: l’Italia non si lascia, si porta con sé».

Parole che racchiudono il senso di un’intera vita professionale. La radio è diventata per Carbone uno strumento per mantenere vivo il rapporto con la terra d’origine e, allo stesso tempo, per trasmettere alle nuove generazioni di italiani all’estero il patrimonio culturale e sentimentale delle proprie radici.

A Francavilla Angitola, Carbone non ha potuto essere presente personalmente, ma ha scelto di farsi rappresentare dalla nipote, la dottoressa Elisa Carbone.

«In lei ci sono le mie radici e il mio futuro», ha sottolineato, affidandole simbolicamente il compito di portare il suo abbraccio alla comunità.

Il giornalista ha rivolto un ringraziamento particolare al Comitato Scientifico Culturale, al presidente Franco Torchia e all’antropologo professor Pino Cinquegrana, sottolineando il valore culturale del riconoscimento ricevuto.

«Voi non premiate soltanto un uomo – è il senso del suo messaggio – ma una storia fatta di domeniche, di famiglie, di emigrati e di memoria».

Ed è proprio la memoria il filo conduttore del suo intervento.

Carbone ha ricordato le generazioni di italiani che hanno ascoltato Melodie Italiane nelle loro case, dalle famiglie rimaste in Italia agli emigrati in Nord America e in altre parti del mondo.

Ha evocato le nonne che preparavano la salsa ascoltando la radio, gli operai di Toronto che dopo il turno ritrovavano la Calabria attraverso una canzone, i figli degli emigrati che imparavano il significato della parola “Paese” attraverso la cultura e la musica italiana.

«63 anni di Radio non sono 63 anni di programmi. Sono 63 anni di Domeniche», ha affermato.

Una frase che sintetizza il rapporto profondissimo costruito nel tempo con il pubblico.

Carbone ha poi dedicato parole particolarmente toccanti alla propria famiglia: alla moglie, ai figli e alla nipote Elisa.

«Mia moglie per 63 domeniche ha mangiato fredda perché Attilio deve andare in onda. I miei figli hanno capito che il papà la Domenica non era loro: era dell’Italia».

Un passaggio che restituisce la dimensione umana di una carriera costruita anche attraverso sacrifici familiari e una dedizione assoluta alla radio.

Ma il vero “premio alla carriera”, per Carbone, sono gli ascoltatori.

«Voi che da 63 anni mi aprite la porta di casa vostra ogni Domenica, voi siete il mio Premio alla Carriera più vero. Senza di voi Attilio Carbone sarebbe solo un uomo con un microfono. Con voi sono diventato la Domenica degli Italiani nel mondo».

È il racconto di un rapporto che nel corso dei decenni è andato ben oltre quello tra un giornalista e il suo pubblico.

Gli ascoltatori sono entrati nella sua vita e lui nella loro: nei momenti di festa, nei matrimoni, nei lutti, nelle ricorrenze familiari e nei ricordi di una terra lasciata fisicamente ma mai abbandonata nel cuore.

Da qui l’immagine più potente del suo messaggio: quella di un microfono capace di diventare un ponte.

«Un microfono può essere un ponte più forte di qualsiasi nave», ha detto Carbone, sottolineando come la cultura e la memoria non conoscano confini geografici.

E da New York il suo pensiero è tornato ancora una volta in Calabria.

«Francavilla oggi ha abbracciato il mondo e il mondo vi risponde».

Un abbraccio ideale tra la Calabria e gli italiani sparsi nei cinque continenti, nel segno di una comunità che continua a riconoscersi nella propria storia.

Carbone ha infine promesso che Melodie Italiane continuerà a raccontare Francavilla Angitola, mantenendo vivo quel legame appena rafforzato dal premio.

«Chi riceve un onore ha il dovere di restituirlo cantando», ha affermato.

E nella conclusione è tornata la frase che accompagna da decenni la sua esperienza radiofonica:

«Quando abbiamo la nostra terra nel cuore, non ci manca niente».

Un messaggio che da Wantagh, New York, torna così verso Francavilla Angitola, attraversando l’oceano e raggiungendo idealmente tutti gli italiani che, lontani dalla propria terra, continuano a riconoscersi nella lingua, nella musica, nella memoria e nelle voci della loro comunità.

63 anni di radio, dunque, non sono soltanto una carriera. Sono una storia di emigrazione, identità e appartenenza. E Attilio Carbone, con la sua voce, ne è diventato uno dei narratori più longevi e significativi.

Un grazie, infine, anche da chi ha avuto la possibilità di entrare nel suo programma e rivolgersi, attraverso Melodie Italiane, agli italiani sparsi nel mondo: grazie Attilio per lo spazio, per la sensibilità e per aver trasformato un microfono in una casa capace di accogliere, ogni domenica, l’Italia nel mondo.