UniPg a Hiroshima, Marianelli: “Costruire ponti, non muri”

In esclusiva a La Prima Pagina, il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, racconta dal Giappone il significato della missione istituzionale in occasione dell’81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima. Un messaggio che lega la memoria, la pace e il progetto internazionale “Università Ponte di Pace”.

«Essere qui a Hiroshima per la commemorazione del 6 agosto significa molto. Significa molto per tutto l’Occidente e per tutto il pianeta e significa molto per la nostra Università, per l’Università degli Studi di Perugia. Significa comprendere fino in fondo che la conoscenza non può mai essere separata dalla coscienza e dalla responsabilità».

Con queste parole, raccolte in esclusiva da La Prima Pagina, il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, ha voluto spiegare il significato della presenza dell’Ateneo umbro in Giappone, dove partecipa alle commemorazioni dell’80° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima.

Nel suo intervento, Marianelli richiama le radici culturali e morali dell’Umbria, indicando nella storia della regione un patrimonio che continua a parlare al presente.

«Significa tornare a ripensare l’Umbria e l’Università degli Studi di Perugia che ha sede in questa regione, da dove vengo: la regione di Francesco d’Assisi, di Aldo Capitini e di Franco Rasetti, lo scienziato che rifiutò di partecipare al Progetto Manhattan. Una terra che porta con sé una particolare vocazione alla pace, che ha declinazioni culturali, filosofiche, umanistiche, spirituali con Francesco d’Assisi e anche scientifiche».

Il Rettore si sofferma proprio sulla figura del fisico Franco Rasetti, indicandolo come esempio di responsabilità etica.

«L’impegno di Franco Rasetti, un fisico che rinuncia a partecipare al Progetto Manhattan. Rinuncia, per certi versi, a un futuro che poteva garantirgli successo, ma lo fa perché pensa a un bene più grande. Quello che impegna ogni essere umano a continuare con responsabilità, quell’impegno a preservare la nostra natura, quella di esseri umani, fatti per vivere in relazione con gli altri, non per combattere e offendere».

Marianelli ricorda quindi il progetto strategico avviato dall’Università degli Studi di Perugia.

«L’Università degli Studi di Perugia, come noto da sempre e in particolare dal 25 febbraio, ha deciso formalmente di definire una rete di università, Università Ponte di Pace, il progetto che abbiamo lanciato. Per questo abbiamo accolto l’invito di partecipare a questo evento a Hiroshima e insieme ospiteremo nuovamente anche l’Università di Hiroshima, perché intendiamo trasformare questa eredità, l’eredità di pensatori che in Umbria hanno definito una cultura di pace, in un impegno concreto, facendo della formazione, della ricerca, dell’inclusione e del dialogo strumenti di pace».

Il messaggio conclusivo guarda al futuro e al ruolo delle università nel costruire una cultura della pace.

«Da Hiroshima non si torna soltanto con una memoria, si torna con la responsabilità di costruire ponti, perché siamo sempre più forti dei muri. La presenza dell’Università degli Studi di Perugia, nella mia persona e dei collaboratori che sono venuti qui ad accompagnarmi, è il tentativo di lanciare ponti, una presenza che vuole essere il simbolo di un ponte, un metax – dicevano i greci – cioè un “tra”, che ricorda l’impegno dell’essere umano a continuare l’umano in un’epoca in cui vediamo come sia ancora profondamente messo a rischio il futuro dello stesso genere umano. Per questo tornare a riflettere su questo tema e conservare memoria è un impegno, è una responsabilità per una speranza certa di pace».

Qui il video messaggio