Logos
LOGOS
Vincenzo Calafiore
11 Luglio 2026-Udine-FVG-ITALY
Trovare le parole, le giuste parole per raccontarmi, raccontare di me è difficile, non sono in grado di raccontarmi.
Mi definiscono coloro che mi conoscono bene “ Logo “ ( Parola), ma io mi sento d’essere un “ Soy “ ( Sono ).
Mi chiamo Calafiore Vincenzo, nato e cresciuto nel “ Rione “
( Un rione è una piccola parte di una città. Ha confini precisi. I rioni hanno una forte identità storica e culturale. Le persone che ci vivono spesso sentono un forte senso di appartenenza ), di Santa Caterina.
Nel 1946 la città di Reggio Calabria usciva stremata dalla Seconda Guerra Mondiale. L’intera area del Rione fu protagonista di una lenta ma tenace ricostruzione. Santa Caterina era dunque un quartiere da poco ricostruito, caratterizzato da strade larghe che si incrociano ad angolo retto. Questa moderna disposizione fu decisa subito dopo il tragico terremoto del 1908, che rase al suolo la città.
In quei tempi, nel ’46 la sopravvivenza alla povertà e alla miseria era una lotta quotidiana.
Le colline vicine offrivano la possibilità di raccogliere frutta e erbe spontanee, il mare quella di raccogliere patelle e lumache di mare, ricci. Con le forchette ( in alluminio ) legate a un bastone realizzavamo delle rudimentali fiocine ( fricine ) e si praticava la pesca subacquea sempre vicino agli scogli; le prede preferite erano le murene e i polpi.
I GIOCHI
Il mitico carretto a pallini.
Era il gioco preferito dei ragazzi di una volta, nella sua semplicità richiedeva riflessi pronti, creatività, abilità tecniche e anche un po’ di coraggio.
E’ il carretto a pallini, un vecchio gioco che i ragazzi di una volta si costruivano da soli mettendo assieme un asse di legno con dei cuscinetti a sfera.
Negli anni del secondo dopoguerra il traffico automobilistico era così rarefatto che non costituiva un grave pericolo per l’incolumità dei giovani giocatori i quali non erano particolarmente disturbati dalla presenza delle auto tant’è vero che nelle strade, le preferite erano quelle in particolare pendenza, non era raro in quegli anni assistere alla discesa vertiginosa dei “carrettini”, una specie di mezzo di locomozione che funzionava autonomamente soltanto in discesa e che era costruito dallo stesso pilota con rimediate assi di legno inchiodate a formare un triangolo con alle estremità per ruote quattro cuscinetti a sfera, o altre rotelle di varia origine.
I ragazzi andavano nelle officine a chiedere ai meccanici i cuscinetti a sfera vecchi.
Il problema era trovarli ancora in buono stato, non c’erano mica i soldi per comprarli nuovi.
Poi si cercavano della tavole larghe e un bullone centrale che faceva da perno per lo sterzo.
Due “ruote” venivano fissate a una sorta di manubrio, di solito un pezzo di manico di scopa, che funzionava tramite una corda legata alle estremità che tirata dal guidatore gli permetteva di effettuare svolte che spesso finivano con un ribaltamento poiché su i freni non si poteva far grande affidamento essendo costituiti molto spesso da bastoni legati al telaio ed inclinati verso l’asse posteriore.
Quando si voleva frenare non si doveva fare altro che tirare verso l’alto la parte anteriore del bastone, che abbassando la parte posteriore, la portava a strisciare contro il fondo stradale. Naturalmente le discese erano le più preferite e potevano essere anche collettive con più “piloti”.
Questo era il gioco più amato e preferito da noi ragazzi e ragazze!
La Scuola…. gli studi….. nota dolens!
A scuola, dalle “ Elemtari “ alle “ Medie “ non sono stato un granché, piuttosto poco attento, sempre con la testa fra le nuvole, e pronto alla fuga appena possibile. Ero malato di “ mare “ che raggiungevo appena potevo.
I tre anni peggiori della mia vita sono stati quelli delle scuole medie, i miei voti tranne, Storia e Italiano erano penosi, in matematica addirittura non sono mai riuscito a superare il 3-4 ! Ma ancora oggi alla mia età, in matematica faccio ancora pena. Quegli anni li ho vissuti con grande tristezza.
Liceo Classico Tommaso Campanella.
La svolta, la grande svolta è avvenuta qui in quel Liceo Classico, il
“ Tommaso Campanella “.
Il greco antico è stata la materia che più ho amato. Questa lingua l’ho studiata per tutti i 5 anni del percorso di studi. L’obiettivo era capire la storia, la cultura e il modo di pensare dell’antica Grecia.
Qualcosa in me, un richiamo forte, un sogno che dovevo realizzare, mi fece interrompere gli studi: il richiamo del mare!
Giovane e con quel sogno in mano intrapresi la carriera militare, mi arruolai in Marina Militare, e non avendo superato alcune prove venni dirottato a un’altra Accademia Militare, dove oltre allo studio c’era anche il “ Servizio “ . Ho girato a lungo e in largo l’Italia.
Ma non ho abbandonato mai gli studi che ho portato a termine, arrivando a frequentare l’Università! Che lasciai al terzo anno quando divenni padre, per dedicarmi tutto alla mia bambina.
Ed ora eccomi qui al cospetto dei miei anni e del mio tempo,con le mie esperienze di vita, con i miei errori, con le mie cadute, le sconfitte; però mi sono sempre rialzato e ho continuato a lottare sempre per un’esistenza migliore, per me, per la mia famiglia, che ho improntato di dignità e orgoglio, di cultura, e d’amore per la grande bellezza: la mia vita e quella dell’altrui.
Ecco perchè oggi in questo tempo posso dire: “ SOY, YO SOY ! “
Ma anche la fortuna di trovarmi qui, adesso, in questo fottuto millennio di rovine e di disastri, e avere ancora voglia di vivere e amare, scrivere ancora nonostante tutto. Perché sai, la vita non è quella di questo inferno. La vita è quella che tu hai dentro, che abbiamo dentro, quella che ogni giorno scrivi pagina dopo pagina e nel mentre sentire l’ebbrezza dell’amore, la voglia di arrivare ogni giorno in riva al mare per iniziare un nuovo viaggio! E’ questa la fortuna, la fortuna di essere, di esserci, di riuscire a pronunciare ancora adesso in questo fottuto millennio:
io amo, io ti amo!
Che sbornia di felicità è la vita!
