Pino Cinquegrana, il professore che ha costruito ponti tra Calabria e mondo
Dalla borsa di studio agli Stati Uniti, fino ai progetti linguistici e culturali: “La cultura mi ha cambiato la vita”
C’è una storia che non si misura solo in anni di insegnamento, ma in idee, visioni e connessioni culturali che attraversano oceani e generazioni. È quella di Pino Cinquegrana, docente, studioso e autore di oltre cento pubblicazioni, protagonista di un lungo percorso umano e professionale che oggi si intreccia con la memoria, la scuola e l’identità calabrese.
Nel corso di una recente conversazione su Fast News Platform, emergono i passaggi chiave di una vita costruita attorno alla cultura come strumento di riscatto e trasformazione.
«Vinsi 50 mila lire. Oggi sembrano poca cosa, ma allora erano tantissime. Quel premio per meriti culturali mi permise di continuare gli studi. In casa non era semplice e quel riconoscimento fu decisivo: capii che la cultura poteva davvero cambiare il destino di una famiglia», racconta Cinquegrana, riportando la memoria al 1974.
Da quel primo riconoscimento si è sviluppato un percorso costellato di premi, incarichi e attività scientifiche che oggi si traducono in 103 pubblicazioni, spaziando dalla linguistica alla storia, fino alla medicina.
«Ho scritto molto, anche di medicina. È una passione che non mi ha mai lasciato. In fondo il medico è un sogno che non ho mai abbandonato del tutto», aggiunge.
Un sogno che sfiora ancora la realtà: mancano infatti pochi esami per completare anche il percorso universitario in Medicina. Un dettaglio che racconta una tensione costante verso la conoscenza.
Il legame con la medicina si è rafforzato anche durante le sue ricerche sulla storia sanitaria del territorio vibonese, quando incontrò nei documenti ottocenteschi il medico Giuseppe Cinquegrana, inventore della flebo.
«Non abbiamo trovato legami di parentela, ma vedere quel cognome nella storia della medicina mi ha emozionato profondamente», ricorda.
Ma il cuore del suo percorso resta la scuola. Per quarant’anni docente al Liceo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, Cinquegrana ha contribuito non solo alla formazione degli studenti, ma anche alla crescita culturale dell’istituto.
Il collega Domenico Nardo lo descrive come un insegnante fuori dagli schemi: «In classe è diverso da come lo si immagina. È ironico, diretto, riesce a rendere semplici anche i concetti più complessi. Gli studenti lo amano perché sa farsi ascoltare senza pesare».
Tra i suoi contributi più significativi figura la ricostruzione storica del Liceo Capialbi, un lavoro che ha colmato un vuoto nella memoria dell’istituto.
«Era una scuola senza una storia organica. Ho sentito il bisogno di raccontarla, di darle un’identità completa», spiega.
Un’altra intuizione importante risale al 2014, quando promosse l’introduzione dello studio della lingua cinese, rendendo il liceo uno dei primi del Mezzogiorno ad attivare un percorso strutturato.
«Volevo una scuola aperta al mondo. Il cinese oggi è una realtà consolidata: abbiamo avuto centinaia di studenti, attività teatrali, gare linguistiche e persino viaggi in Cina», racconta con orgoglio.
Un progetto che ha anticipato i tempi e che oggi rappresenta uno dei lasciti più innovativi della sua esperienza didattica.
Accanto al professore emerge però anche l’uomo delle relazioni e dei ponti culturali. Liliana Di Masi, dall’Argentina, sottolinea la sua capacità di entrare in sintonia con le persone: «Ha il dono raro di leggere l’anima in pochi minuti e trasmettere conoscenza con grande umanità».
Lo stesso filo lega il suo rapporto con Attilio Carbone, storica voce degli italiani negli Stati Uniti d’America, con cui collabora da oltre trent’anni nel racconto dell’emigrazione calabrese.
Tema centrale del suo lavoro è proprio la diaspora: Cinquegrana, cittadino italiano e canadese, racconta spesso di una Maiorato che rivive oltre oceano.
«Tra Canada e Stati Uniti esiste una comunità più numerosa di quella rimasta nel paese d’origine. È la prova che la nostra identità non ha confini».
Una riflessione che riassume il senso profondo del suo percorso: partire dalle radici per costruire connessioni globali.
E proprio in questo intreccio tra memoria, scuola e mondo si definisce la sua eredità più autentica: quella di un professore che ha trasformato la cultura in un ponte vivo tra territori, persone e generazioni.
