“Perugia balla mentre la sicurezza crolla”: attacco di Futuro Nazionale accende lo scontro politico in città
A Perugia un’immagine postata sui social “riaccende” la frattura politica che covava da tempo: da un lato una città che chiede più controllo del territorio, più sicurezza nelle periferie e maggiore presenza istituzionale nelle strade; dall’altro una classe dirigente che viene accusata di essere altrove, fisicamente e simbolicamente, proprio quando i nodi vengono al pettine. L’attacco arriva da Futuro Nazionale – Vannacci, che punta il dito contro l’amministrazione comunale guidata da Vittoria Ferdinandi, dopo la diffusione di una foto che ha rapidamente fatto il giro del dibattito politico locale: la sindaca e il delegato alla sicurezza sorridenti in un contesto di movida, tra musica, pubblico e intrattenimento.
Per i critici, il nodo non è la partecipazione a un evento pubblico in sé, quanto il significato politico e comunicativo che ne deriverebbe in una fase considerata delicata per la città di Perugia. Il tema della sicurezza urbana, del degrado in alcune aree e della gestione del centro storico è infatti da mesi al centro delle discussioni tra residenti, comitati e opposizioni. “Perugia balla mentre la sicurezza crolla?” è lo slogan che sintetizza l’attacco politico: una domanda provocatoria che diventa atto d’accusa contro quelle che vengono definite priorità capovolte. Secondo questa lettura, mentre una parte della cittadinanza invoca interventi più incisivi su controlli, decoro urbano e prevenzione, l’amministrazione sarebbe invece impegnata in una narrazione centrata sulla socialità, sugli eventi e su una dimensione ideologica della piazza.
Nel mirino finisce anche la figura del delegato alla sicurezza, la cui presenza in un contesto di festa viene interpretata come simbolo di una distanza tra ruolo istituzionale e percezione dei problemi reali. Ma l’elemento che più alimenta la polemica, secondo i critici, è anche la gestione dell’immagine pubblica: una comunicazione costante sui social, fatta di fotografie, presenze agli eventi e momenti di esposizione personale, che viene letta come una sovrapposizione tra funzione istituzionale e racconto mediatico della politica. In altre parole, non solo la partecipazione, ma la trasformazione di ogni occasione pubblica in contenuto social rischierebbe — secondo questa impostazione — di allontanare ulteriormente l’attenzione dai problemi concreti della città.
La linea dell’opposizione è netta e volutamente incendiaria: meno eventi autocelebrativi, meno palchi e meno “Bella Ciao” inteso come cornice ideologica permanente, meno ostentazione comunicativa, e più pattuglie sul territorio, più interventi concreti nei quartieri, più attenzione ai problemi quotidiani dei perugini. Una contrapposizione che intercetta una sensazione diffusa in parte dell’opinione pubblica: quella di una distanza crescente tra priorità percepite e bisogni reali della città.
L’amministrazione, dal canto suo, ha sempre difeso la strategia di una città viva, culturale e attrattiva, dove eventi e sicurezza non sarebbero elementi in contrasto ma parti di una stessa visione di rigenerazione urbana. Tuttavia, il clima politico si sta progressivamente irrigidendo e ogni immagine pubblica diventa terreno di scontro.
Il punto, per i critici, non è se Perugia debba essere una città aperta o chiusa, ma se le priorità di chi amministra siano la gestione concreta dei problemi dei cittadini oppure la rappresentazione pubblica e ideologica della città, tra eventi, simboli, social e palchi. Nel mezzo, una tensione politica che promette di non spegnersi facilmente.
La presa di posizione è contenuta in una nota firmata da Augusto Rossi, referente del comitato costituente di Futuro Nazionale.
