Da immigrata a sindaca: i 25 anni italiani di Sindi Manushi, “Pieve di Cadore è la mia casa”

Un racconto personale che diventa anche riflessione politica e sociale. La sindaca di Pieve di Cadore, Sindi Manushi, ha affidato ai social un lungo messaggio in occasione dei 25 anni dal suo arrivo in Italia dall’Albania, ricordando il 20 maggio 2001 come la data che ha cambiato la sua vita.

“Esattamente 25 anni fa giungevo dall’Albania in Italia. O, meglio, a Pieve”, scrive la prima cittadina, spiegando di non aver mai voluto “calcare o cavalcare” il tema della “prima sindaca albanese”, preferendo concentrarsi sui temi pubblici e amministrativi. Stavolta, però, ha scelto di fare un’eccezione perché, sottolinea, “25 anni sono tanti ma per alcuni non abbastanza per esser definiti italiani”.

Nel suo messaggio, Manushi trasforma la propria esperienza in una riflessione più ampia sul ruolo delle nuove generazioni cresciute in Italia da famiglie immigrate. “La mia storia non racconta di quanto sarei brava io, ma dice lunga sul potenziale che c’è nei ragazzi che nascono altrove e crescono qui”, afferma, evidenziando però come spesso condizioni sociali, economiche e culturali possano ostacolare una piena integrazione.

La sindaca ribadisce anche il valore che gli immigrati rappresentano per il Paese: “Negare che siano preziosi per le nostre scuole, le nostre aziende, la nostra società, significa negare la realtà”.

Parole che si intrecciano con un forte sentimento di appartenenza verso la comunità cadorina. “Niente mi riempie di orgoglio quanto indossare la fascia tricolore”, scrive Manushi, aggiungendo che non esiste altro luogo che senta come casa se non Pieve di Cadore.

Nel passaggio più personale del suo intervento, la sindaca cita persino i piccoli problemi quotidiani dell’amministrazione locale — “la ciclabile di Tai, lo scivolo di Nebbiù, la fontana di Sottocastello e il gazebo di Pozzale” — come simbolo di un legame autentico con il territorio e con la vita della comunità. Con una battuta affettuosa conclude: “Potessi farlo, dormirei sotto alla statua del Tiziano Vecellio”.

Infine, il ringraziamento alla cittadinanza per l’accoglienza ricevuta in questi anni: “Alla mia comunità dedico questi venticinque anni in Italia, di cui tre da sindaca. In assoluto più belli di tutti”.