Modena, il Consiglio comunale si confronta sull’atto criminale del 16 maggio: sicurezza, salute mentale e coesione al centro del dibattito
Un dibattito intenso, a tratti duro, ma attraversato dalla consapevolezza che quanto accaduto sabato 16 maggio nel centro storico di Modena abbia lasciato un segno profondo nella città. Dopo l’informativa del sindaco Massimo Mezzetti in Consiglio comunale sull’atto criminale che ha scosso il cuore cittadino, i capigruppo consiliari hanno preso la parola dando vita a un confronto ampio, nel quale si sono intrecciati temi come sicurezza, salute mentale, integrazione, prevenzione del disagio e responsabilità politica.
Un’aula attenta e partecipe ha ascoltato riflessioni differenti, accomunate però dalla volontà di leggere un episodio grave senza cedere né alla superficialità né alla strumentalizzazione. Sullo sfondo resta il trauma vissuto dalla città e la necessità, richiamata da più parti, di trovare strumenti adeguati per evitare che fatti simili possano ripetersi.
Tra i primi interventi, quello di Maria Grazia Modena del gruppo “Modena per Modena”, che ha voluto spostare l’attenzione soprattutto sulle fragilità sociali e psichiatriche emerse dalla vicenda. La consigliera ha condiviso una riflessione fortemente centrata sul tema della salute mentale, sostenendo che “partecipazione e uguaglianza sono falliti” e che “la paura crea ancora più paura”. Pur dicendosi d’accordo con il richiamo all’unità avanzato dal sindaco, ha invitato a evitare classificazioni immediate dell’episodio come terrorismo, definendolo invece “il fallimento più eclatante della legge Basaglia” e di un sistema di presa in carico che, a suo giudizio, non riesce più a sostenere adeguatamente le persone fragili. Richiamando anche la propria esperienza professionale, ha sottolineato come “la schizofrenia sia terribile se abbandonata a se stessa”, denunciando l’isolamento di molti soggetti vulnerabili privi di un supporto sanitario, familiare e sociale efficace.
Di tono diverso l’intervento di Luca Negrini di Fratelli d’Italia, che ha parlato apertamente di “ore drammatiche” vissute dalla città. Il capogruppo ha rivendicato la collaborazione istituzionale garantita dall’opposizione fin dai momenti immediatamente successivi all’atto criminale, contestando però alcune letture dell’accaduto. Secondo Negrini, infatti, si è trattato di “un attentato alla vita di chi passeggiava nel centro” e per questo motivo è necessario “continuare in un’operazione di verità”, senza minimizzazioni ma anche senza “sciacallaggi al contrario”. Il consigliere ha insistito sul fatto che la paura dei cittadini sia reale e che la politica abbia il dovere di riconoscerla e affrontarla concretamente. Pur apprezzando la partecipazione dei modenesi al presidio in piazza Grande, ha criticato la trasformazione dell’iniziativa in “un comizio”, sostenendo che si sia persa l’occasione di trasmettere un reale senso di unità cittadina.
Sulla necessità di mantenere equilibrio si è soffermata anche Katia Parisi di Modena Civica. Nel suo intervento ha invitato a evitare tanto le “strumentalizzazioni immediate” quanto il rischio di minimizzare la gravità dell’episodio, ricordando che sicurezza, rispetto delle regole, prevenzione del disagio e presidio del territorio non appartengono a una parte politica ma riguardano direttamente la qualità della vita dei cittadini e la credibilità delle istituzioni. Parisi ha parlato della necessità di uno “sforzo comune” basato su fermezza, ascolto e presenza concreta dello Stato e delle istituzioni locali, aggiungendo che una città sicura non è soltanto una città controllata, ma una comunità capace di investire nei legami sociali, nell’educazione civica, nei luoghi di aggregazione positiva e nella collaborazione tra associazioni, cittadini e istituzioni.
Dal Partito Democratico, Diego Lenzini ha invece indicato come simbolo della reazione cittadina “la fotografia dei ragazzi che hanno fermato l’uomo”, immagine che per il consigliere rappresenta l’orgoglio di una comunità che non si è voltata dall’altra parte. Lenzini ha osservato che Modena avrebbe potuto scegliere la strada della paura e dell’odio verso il diverso oppure utilizzare il dolore per alimentare consenso emotivo, ma ha invece reagito “con la vicinanza umana invece che con la caccia”. Secondo il capogruppo democratico, nei momenti peggiori una comunità si riconosce dalla capacità di restare unita oltre le differenze politiche. Da qui l’invito ad abbassare i toni del confronto pubblico e a rafforzare il sistema sociosanitario attraverso un nuovo patto tra Regione e Stato, affinché paura e odio non cancellino il senso di appartenenza e convivenza che caratterizza la città.
Anche Grazia Baracchi di Spazio Democratico ha espresso una “ferma condanna senza alcuna ambiguità” per quanto accaduto, sottolineando l’urgenza di attivare percorsi di sostegno psicologico per le persone coinvolte. La consigliera ha ringraziato i cittadini intervenuti durante i momenti più concitati, ricordando che “senso di umanità e coraggio non hanno provenienza”. Nel suo intervento ha poi richiamato le difficoltà del sistema nazionale della salute mentale, sostenendo che il disagio non possa essere affrontato soltanto con i farmaci ma richieda relazioni, socialità e reti di prossimità capaci di intercettare la marginalità prima che esploda.
Laura Ferrari di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di una comunità improvvisamente scopertasi “vulnerabile”, invitando però a mantenere lucidità e a non cedere a letture affrettate. Secondo la consigliera, gli elementi emersi finora rimandano soprattutto a “gravi problematiche psichiatriche” all’origine di un “gesto insano”, distinguendolo da attentati terroristici di matrice radicalizzata. Ferrari ha quindi sottolineato come la sicurezza debba essere intesa anche come capacità di integrazione, prevenzione, presa in carico e presenza dei servizi sul territorio. “Quando si perde il filo della cura – ha affermato – siamo di fronte a un fallimento collettivo”. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le difficoltà vissute dalle giovani generazioni e la crescente perdita di speranza che attraversa parte del mondo giovanile.
Posizione più severa quella espressa da Giovanni Bertoldi della Lega Modena, che ha definito quanto accaduto “un dramma” rispetto al quale servono “verità e sicurezza, senza più spazio per giustificazioni”. Bertoldi ha sostenuto che l’episodio non possa essere letto soltanto come manifestazione di disagio mentale, ricordando che il possesso della cittadinanza non equivale automaticamente a una piena integrazione sociale e culturale. Il consigliere ha inoltre invitato a non escludere eventuali profili di radicalizzazione, osservando che “numerosi terroristi in Europa presentavano percorsi analoghi” e che il disagio psichico non esclude necessariamente una matrice ideologica o terroristica. Da qui la richiesta di un approccio improntato alla “tolleranza zero” verso chi mette in pericolo la sicurezza pubblica.
Dal Movimento 5 Stelle, Giovanni Silingardi ha evidenziato la capacità di reazione immediata mostrata da Modena, ricordando però che il compito della politica è soprattutto quello di impedire che simili episodi possano ripetersi. Silingardi ha parlato di due possibili approcci: da un lato la semplificazione degli slogan, dall’altro la volontà di comprendere davvero i disagi e le trasformazioni della società. Pur definendo quello di sabato “un crimine gravissimo” da perseguire con fermezza, il consigliere ha sostenuto che le istituzioni non possano limitarsi alla sola dimensione repressiva, ma debbano interrogarsi su ciò che non ha funzionato, investendo maggiormente nella prevenzione e nella capacità di intercettare situazioni di fragilità prima che degenerino.
Andrea Mazzi di Modena in Ascolto ha invece sottolineato l’importanza del dibattito consiliare come momento necessario per offrire ai cittadini “un punto di riferimento chiaro e responsabile”. Mazzi ha richiamato le testimonianze emerse sull’autore del gesto, descritto come una persona fragile e isolata che “potrebbe essere stata influenzata, nelle sue vulnerabilità, da modalità riconducibili al terrorismo islamista”, invitando comunque a non alimentare automatismi che associno disturbi psicologici e pericolosità sociale. Critico anche lui verso la manifestazione del giorno precedente in piazza, ritenuta un’occasione che avrebbe dovuto appartenere all’intera comunità e che invece si sarebbe trasformata in terreno di contrapposizione politica.
A chiudere il confronto è stato nuovamente il sindaco Massimo Mezzetti, che ha ribadito la necessità di mantenere prudenza sulle motivazioni che hanno spinto l’autore dell’atto criminale. “Dobbiamo aspettare di sapere cosa emerge dalle indagini”, ha dichiarato, ricordando che a escludere l’ipotesi terroristica era stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Rivolgendosi polemicamente alle opposizioni, Mezzetti ha aggiunto: “Fatemi capire, state dunque disconoscendo il vostro Ministro?”.
Il sindaco ha poi respinto le accuse relative al suo intervento in piazza Grande, precisando di non aver fatto riferimenti diretti ai gruppi politici presenti in Consiglio comunale e rivendicando invece la necessità di contrastare qualsiasi tentativo di alimentare divisioni o interpretazioni strumentali dell’accaduto. “Avete perso un’occasione – ha affermato rivolgendosi ad alcuni esponenti dell’opposizione – quella di venire in una piazza dove c’erano anche tante persone che votano centrodestra e che volevano semplicemente unirsi, restare lucide e non cedere agli isterismi”.
Infine, Mezzetti ha voluto riportare il dibattito sul terreno che, a suo giudizio, rappresenta oggi la priorità più urgente: il rafforzamento delle politiche sulla salute mentale e sulla prevenzione del disagio. Proprio per questo il sindaco ha annunciato una futura riunione della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria interamente dedicata a questi temi, considerati ormai centrali per la sicurezza e la tenuta sociale della comunità modenese.
