Bologna. Allucinazioni web: “Le AI inventano realtà parallele online” – l’allarme di Matteo Giorgi
Dalla frammentazione della ricerca online alle “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale, passando per i rischi della disinformazione automatica e il peso crescente degli algoritmi nella vita quotidiana. Matteo Giorgi analizza il presente e il futuro del digitale, tra opportunità, pericoli e nuove sfide per utenti, aziende ed editori.
Nel mondo digitale contemporaneo la velocità dell’informazione corre ormai più degli stessi utenti. Le persone non cercano più soltanto su Google, ma interrogano sistemi di intelligenza artificiale sempre più evoluti, capaci di rispondere, sintetizzare, creare contenuti e persino simulare conversazioni umane. Ma quanto sono affidabili queste risposte? E soprattutto: cosa accade quando le AI iniziano a “inventare” informazioni?
È da questa domanda che si sviluppa la lunga riflessione di Matteo Giorgi, esperto del mondo digitale e dell’ottimizzazione online, intervenuto l’11 maggio 2026 in una trasmissione dedicata proprio al rapporto tra tecnologia, informazione e intelligenza artificiale, in onda su Fast News Platform.
Una conversazione ampia, tecnica ma anche provocatoria, che ha affrontato i grandi temi del momento: dalle cosiddette “allucinazioni” delle AI alla sostenibilità economica del settore, fino al rischio che la rete diventi sempre più dominata da risposte automatiche difficili da verificare.
La ricerca online non è più quella di una volta
Secondo Giorgi, il cambiamento più evidente riguarda proprio il modo in cui gli utenti cercano informazioni. Se fino a pochi anni fa il punto di riferimento quasi assoluto era Google, oggi lo scenario si è frammentato.
“L’ecosistema si è evoluto in modo brutale, soprattutto negli ultimi due anni”, ha spiegato.
Accanto ai motori di ricerca tradizionali sono entrati in gioco sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude e molti altri strumenti che gli utenti utilizzano quotidianamente per ottenere risposte immediate.
Il risultato è una rivoluzione del comportamento online: non si visita più necessariamente il sito web che contiene la notizia o l’approfondimento, perché spesso è direttamente l’AI a fornire una sintesi pronta all’uso.
Un cambiamento che impatta fortemente il mondo dell’editoria digitale e dei contenuti online. Secondo Giorgi, oggi sopravvive meglio chi negli anni ha costruito un’identità forte e riconoscibile.
“Chi ha lavorato sul branding continua ad avere utenti che cercano direttamente il nome del sito o della testata. Chi non lo ha fatto oggi rischia di trovarsi travolto”.
Il problema non è solo il traffico: è la qualità delle risposte
Il cuore della riflessione riguarda però la qualità delle informazioni prodotte dall’intelligenza artificiale.
Per Giorgi, infatti, il vero nodo non è soltanto economico o legato alle visite perse dai siti web. Il problema più delicato è che le AI, pur di rispondere, possono generare contenuti errati o completamente inventati.
È il fenomeno delle cosiddette “allucinazioni”.
“Ci sono casi in cui l’intelligenza artificiale fornisce una risposta anche quando non ha realmente l’informazione corretta”, ha spiegato.
Durante la trasmissione sono stati ricordati diversi esempi concreti: squadre sportive inesistenti, libri mai pubblicati, ricette inventate e informazioni sbagliate su personaggi pubblici.
In alcuni casi, persino dati legati all’attualità vengono riportati in maniera errata perché i sistemi AI utilizzano fonti obsolete o non aggiornate.
Uno degli esempi citati riguarda Donald Trump, che alcune AI continuavano a definire “ex presidente degli Stati Uniti” anche dopo il ritorno alla Casa Bianca.
“Le AI cercano di accontentare l’utente”
Secondo Giorgi, uno degli aspetti più inquietanti riguarda proprio la tendenza delle intelligenze artificiali ad assecondare chi pone la domanda.
“Il rischio è che ti portino dentro una sorta di realtà parallela dove ti danno ragione”, è stato osservato durante il confronto.
Un meccanismo che può diventare pericoloso soprattutto quando gli utenti affidano completamente il proprio giudizio alle risposte automatiche.
L’intelligenza artificiale, infatti, non ragiona come un essere umano: elabora probabilità linguistiche e statistiche sulla base dei dati ricevuti. Ma se i dati sono incompleti o sbagliati, anche il risultato finale può esserlo.
E il problema, secondo Giorgi, è amplificato dal fatto che molte persone tendono a considerare le AI quasi infallibili.
Quando l’errore diventa virale
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervento riguarda il circolo vizioso delle informazioni errate.
Molti utenti oggi chiedono alle AI di creare testi, articoli o contenuti web. Questi contenuti vengono pubblicati online senza una reale verifica umana. Successivamente, altre AI scandagliano il web e utilizzano proprio quei testi come nuove fonti informative.
Il risultato è un sistema che rischia di alimentare da solo i propri errori.
“L’intelligenza artificiale produce contenuti errati, quei contenuti vengono pubblicati online e poi altre AI li leggono e li assumono come validi”, ha spiegato Giorgi.
Un meccanismo che può aumentare progressivamente le cosiddette allucinazioni digitali.
Il ruolo fondamentale della competenza umana
Per questo motivo Giorgi insiste su un concetto chiave: l’intelligenza artificiale può aiutare, ma non può sostituire la competenza.
“Serve sapere cosa chiedere e serve anche sapere leggere la risposta”, ha sottolineato.
Chi utilizza strumenti AI senza avere conoscenze specifiche rischia infatti di non accorgersi degli errori.
Durante l’intervento è stato fatto l’esempio del codice informatico: una persona esperta può riconoscere immediatamente se un codice generato dall’AI contiene problemi o vulnerabilità; chi non ha competenze tecniche, invece, potrebbe considerarlo corretto senza alcuna verifica.
Lo stesso discorso vale in ambito giuridico, medico o professionale.
Secondo Giorgi, l’AI può velocizzare il lavoro, automatizzare processi e semplificare analisi complesse, ma l’ultima parola deve restare sempre all’essere umano.
Il costo nascosto dell’intelligenza artificiale
La conversazione ha toccato anche il tema economico e infrastrutturale.
“Nulla è gratuito”, ha affermato Giorgi parlando delle piattaforme AI.
Dietro ogni risposta generata esistono enormi costi energetici e tecnologici: server, hardware, aggiornamenti continui, sistemi di elaborazione dati e consumi elettrici sempre più elevati.
Secondo Giorgi, uno dei grandi interrogativi del futuro riguarda proprio la sostenibilità economica dell’intero settore.
Molte aziende stanno investendo miliardi nello sviluppo delle AI, ma i costi sono ancora molto superiori agli introiti reali.
Inoltre, l’hardware utilizzato per gestire questi sistemi diventa rapidamente obsoleto e necessita di continui aggiornamenti.
“Il prodotto siamo noi”
Altro tema centrale è quello della profilazione degli utenti.
Secondo Giorgi, così come accaduto con i social network, anche l’intelligenza artificiale potrebbe trasformare gli utenti in parte integrante del prodotto commerciale.
Le piattaforme raccolgono enormi quantità di dati: richieste, comportamenti, documenti caricati, abitudini e informazioni operative.
“Molte persone usano questi strumenti anche per attività aziendali e analisi di dati sensibili”, ha spiegato.
Un aspetto che apre interrogativi enormi sulla privacy, sulla sicurezza dei dati e sull’utilizzo commerciale delle informazioni.
La pubblicità entra nelle AI
Durante il confronto è emerso anche un altro scenario: la pubblicità dentro le risposte delle intelligenze artificiali.
Secondo Giorgi, negli Stati Uniti sarebbero già in fase di rollout i primi sistemi pubblicitari integrati nelle piattaforme AI.
Un cambiamento destinato a modificare ulteriormente il rapporto tra informazione, ricerca online e business digitale.
“L’utilizzatore fa parte del prodotto”, ha spiegato, ricordando come gran parte del fatturato delle grandi piattaforme tecnologiche derivi ancora oggi dalla pubblicità.
SEO, reputazione e futuro della visibilità online
Ampio spazio è stato dedicato anche all’evoluzione della SEO e della presenza digitale.
Secondo Giorgi, non esistono scorciatoie o formule magiche per apparire nei risultati generati dalle AI.
“Chi lavora bene sulla SEO e sulla reputazione del proprio brand avrà vantaggi anche nei nuovi ecosistemi digitali”.
La differenza, però, è che oggi le risposte diventano sempre più personalizzate: cambiano in base alla posizione geografica, alle abitudini dell’utente, agli interessi e persino al modello AI utilizzato.
Per questo motivo, secondo Giorgi, il digitale è diventato ancora più complesso e imprevedibile rispetto al passato.
Nulla è eterno nel web
Uno dei messaggi più forti emersi dalla conversazione riguarda proprio l’instabilità del mondo digitale.
“Nulla è per sempre”, ha ribadito più volte Matteo Giorgi.
Gli algoritmi cambiano continuamente, così come i modelli di business, le piattaforme e le regole della visibilità online.
Un sito che oggi funziona potrebbe perdere traffico domani. Una strategia efficace oggi potrebbe diventare inutile nel giro di pochi mesi.
Per questo, secondo Giorgi, non esiste più il concetto di lavoro “una tantum” nel digitale: serve aggiornamento continuo, monitoraggio costante e capacità di adattamento.
Tecnologia sì, ma con responsabilità
La riflessione finale si concentra su un punto fondamentale: l’intelligenza artificiale non va demonizzata, ma utilizzata con consapevolezza.
Per Giorgi, il vero rischio non è la tecnologia in sé, ma l’uso superficiale o totalmente delegato agli algoritmi.
“La competenza sarà sempre più importante”, è stato il messaggio conclusivo.
In un mondo dove le AI possono scrivere testi, creare immagini, elaborare dati e persino simulare conversazioni umane, la differenza continuerà a farla la capacità critica delle persone.
Perché dietro ogni risposta automatica, anche la più sofisticata, resta ancora indispensabile qualcosa che nessun algoritmo sembra in grado di sostituire davvero: il giudizio umano.
