Esteri

Trump pronto a riaccendere il conflitto con l’Iran: negli USA cresce l’opposizione, già più forte che ai tempi del Vietnam

Negli Stati Uniti il conflitto con l’Iran è sempre più impopolare, al punto da registrare livelli di opposizione superiori persino a quelli vissuti durante la guerra del Vietnam. Eppure, mentre cresce il malcontento nell’opinione pubblica, il presidente Donald Trump si prepara a un possibile ritorno all’azione militare.

Secondo quanto riportato dal giornalista Barak Ravid di Axios, Trump ha ricevuto un briefing dettagliato dai vertici militari statunitensi su potenziali attacchi contro l’Iran. A illustrargli i piani sono stati l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando Centrale (Centcom), e il generale Dan Caine, Capo di Stato Maggiore congiunto. L’incontro, secondo due funzionari citati da Axios, sarebbe durato circa 45 minuti.

Il briefing arriva in un momento particolarmente delicato. Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, entrato in vigore all’inizio di aprile, aveva formalmente posto fine alle ostilità almeno sul piano tecnico, consentendo all’amministrazione di rientrare nei limiti previsti dalla normativa sui poteri di guerra. Un funzionario americano, citato dai media, ha infatti chiarito che la tregua ha interrotto il conteggio dei 60 giorni stabiliti dal War Powers Act, norma che impone al presidente di ottenere l’autorizzazione del Congresso per proseguire operazioni militari oltre tale soglia.

Proprio su questo punto si è acceso il dibattito politico interno. Alcuni senatori repubblicani hanno chiesto chiarimenti sull’interpretazione della legge, segno di una crescente tensione anche all’interno della maggioranza conservatrice. Ma il vero elemento di rottura resta il clima nel Paese: sondaggi e analisi indicano un’opposizione diffusa e trasversale a un nuovo coinvolgimento militare in Medio Oriente.

Nonostante ciò, i segnali provenienti dai vertici militari e politici indicano che l’opzione militare è tutt’altro che archiviata. Il briefing ricevuto da Trump suggerisce una fase di pianificazione attiva, con scenari di attacco già delineati e pronti all’uso. Un quadro che alimenta timori di una possibile escalation, proprio mentre l’opinione pubblica americana appare sempre meno disposta a sostenere nuove guerre.

Il paradosso è evidente: mai come oggi la distanza tra strategia militare e sentiment popolare sembra così ampia. E mentre il ricordo del Vietnam continua a rappresentare una ferita aperta nella coscienza collettiva americana, il rischio di un nuovo conflitto su larga scala torna a farsi concreto.

Redazione

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