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I giochi della memoria

“…ho sempre voluto essere

il padrone di ogni attimo

della mia vita ! “ Vincenzo Calafiore

Esiste una geografia della narrazione?

Voglio dire, un percorso della memoria che asseconda una -geografia – dell’anima, insomma un luogo della memoria coltivata. In cui si radicano le storie personali e che rimangono tali per sempre?

Dunque la memoria, vista come un collage di storie disposte in un mosaico variegato tra le cui tessere si scorgono squarci di vita vissuta, ricordi personali,note critiche, visi di persone che ormai non esistono più e tanto altro ancora.

Ad armonizzare tutto è, poi, compito della memoria che un po’ alla volta scopre il paesaggio, lo intreccia in un dialogo e lo usa come sfondo alle visioni come una conversazione o narrazione che sia.

Ed ecco dipanarsi, da una tessera all’altra, ricordi disseminati per le assolate strade di solitudine, sui dorsali dell’anima, per le notti africane, le attese disattese in riva di un mare spumeggiante.

Ricordi che l’esercizio della memoria, smuove coi suoi turbinii, provocano piacere oltre che dolore, a volte. E lo fa come una giardiniera attenta a non far morire le sue piantine, in un tempo in cui non si è più consapevoli e che tutto ciò che si vive ha il dovere di diventare ricordo, memoria.

E allora ecco perchè quando gioca la memoria è più dolore che dolcezza.

E’ un gioco della memoria o una scelta necessaria? Giacchè anche la piantina più umile ha il diritto di riprodursi e la giardiniera-memoria con un lavoro da certosina e con la sua personale narrazione, ed ecco allora che nel vivaio della memoria si compie lo scenario e avviene tutto, mentre il mondo continua indisturbato il suo corso, come se nulla fosse mai accaduto.

Anche se si alternano i racconti personali, lei, la memoria registra, cataloga, archivia, ma non dimentica … tutto ha un ritorno.

Questo è un mondo avido e arido,che pensa in grande. Che chiede molto.

Si nutre di – anima – !

E ce ne sono di anime belle, che pretendono onestà e sincerità! Sentimento che è rimasto deluso, e per cui sono morte.

Non bisogna avere paura, o vergogna di pensare, immagginare, raccontare , sentire, l’amore.

Per me non è mai stato un semplice desiderio profano è qualcosa di più di un sentire, è di amore che si tratta, non di un gioco.

E’ un qualcosa che trascina inevitabilmente un senso di perdizione assoluta e di ritrovamento, di rinascimento, di trascendenza irredimibile e di miracolosa congiunzione salvifica.

E’ così diseguale la mia vita, da quello che vorrei conoscere!

In questa mia visione della mia vita o analisi di sé non c’è disperazione, ne abisso è come se l’anima riprendesse il volo!

Penso e sono convinto che al di là di tanta immane immondizia e suturazione, ci sia la grande speranza che l’amore redima i folli e spazzi via ogni cosa lasciando viva inaspettatamente una rosa.

E non so, e mai saprò, come l’amore faccia a conoscermi e chi l’abbia messo dentro di me!

Vincenzo Calafiore

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