Indennità notturna nella Marina Militare, arriva il chiarimento ma esplode la polemica: “Dimenticati i turnisti delle sale operative”
Un chiarimento atteso da mesi, che porta con sé un riconoscimento importante ma non spegne le tensioni. Anzi, le rilancia. La questione dell’indennità per il lavoro notturno nella Marina Militare torna al centro del dibattito dopo l’ultima circolare dello Stato Maggiore, datata 9 aprile, che ridefinisce – almeno in parte – i criteri di accesso al beneficio economico per il personale impegnato nei servizi h24.
Ad intervenire con una posizione netta è l’USIM, l’Unione Sindacale Italiana Marina, che da un lato accoglie positivamente il chiarimento, ma dall’altro denuncia una “esclusione grave e incomprensibile”: quella dei turnisti delle sale operative, considerati dal sindacato una componente essenziale e strategica del sistema.
Il chiarimento dello Stato Maggiore
La nuova circolare rappresenta un punto di svolta su una questione che negli ultimi mesi aveva generato interpretazioni discordanti e non poche difficoltà operative nei comandi. Il nodo riguarda l’applicazione dell’articolo 12 del D.P.R. 52/2025, che disciplina il riconoscimento dell’indennità notturna al personale militare.
Secondo quanto stabilito, l’indennità spetta a chi svolge servizi continuativi, armati o non armati, nell’arco delle 24 ore, in condizioni tali da impedire l’allontanamento dalla sede o dall’installazione militare. Un principio che ora viene ribadito con maggiore chiarezza: rientra tra i beneficiari anche il personale di guardia h24 “prontamente impiegabile”, accasermato per esigenze di servizio e vincolato alla presenza.
Un passaggio che mette fine, almeno formalmente, alle incertezze interpretative che avevano caratterizzato i mesi precedenti.
Una vicenda partita da lontano
La necessità di un chiarimento nasce infatti da un percorso complesso, avviato nell’ottobre 2025 proprio su impulso dell’USIM. Il sindacato aveva presentato un quesito amministrativo allo Stato Maggiore della Marina, ricevendo inizialmente una risposta che, nel giro di poche settimane, era stata parzialmente smentita da un’altra interpretazione proveniente dal Centro Unico Stipendiale Interforze.
Da qui l’apertura di un tavolo tecnico con lo Stato Maggiore della Difesa e con le altre Forze Armate, che ha portato all’emanazione di circolari distinte da parte dell’Esercito e della Marina.
Ed è proprio in questa fase che emergono le criticità.
Le differenze tra Esercito e Marina
Secondo l’analisi dell’USIM, le due circolari avrebbero introdotto un’evidente disparità di trattamento tra personale impiegato in condizioni analoghe. Nel caso dell’Esercito, infatti, viene riconosciuta esplicitamente la possibilità di erogare l’indennità notturna anche al personale “prontamente impiegabile”.
Diversa, invece, l’impostazione adottata inizialmente dalla Marina, che demandava ai singoli comandanti la definizione delle attività notturne e dei periodi di riposo, con la conseguenza di rendere incerto – se non addirittura escludere – il diritto all’indennità.
Una situazione che, di fatto, ha creato disorientamento negli uffici amministrativi e nei comandi, esposti al rischio di commettere errori con possibili conseguenze sia sul piano erariale sia su quello dei diritti economici del personale.
Il rischio caos nei comandi
Il punto più delicato riguarda proprio gli effetti concreti di questa incertezza. Senza una linea chiara e uniforme, i comandi si sono trovati a operare in una zona grigia: da un lato il timore di riconoscere indebitamente un’indennità, dall’altro il rischio opposto di negarla a chi ne avrebbe avuto diritto.
Un equilibrio difficile, che ha alimentato malumori e tensioni tra il personale, oltre a mettere in evidenza una fragilità normativa e interpretativa che il sindacato ha più volte denunciato.
È anche per questo che l’USIM ha sollecitato un ulteriore intervento chiarificatore, arrivato ora con la circolare di aprile.
Il nodo irrisolto: le sale operative
Ma se da un lato il nuovo documento chiarisce la posizione di una parte del personale, dall’altro lascia aperta – e anzi accentua – una questione ritenuta centrale: quella dei turnisti delle sale operative della Marina e, in particolare, del Corpo delle Capitanerie di Porto.
Si tratta di militari che operano in turnazioni continuative, spesso auto-compensanti, garantendo senza interruzioni funzioni essenziali di coordinamento, controllo e sicurezza marittima. Un lavoro ad alta responsabilità, che si svolge in larga parte anche nelle ore notturne.
Eppure, secondo quanto denuncia il sindacato, questa categoria resterebbe esclusa dal riconoscimento dell’indennità.
“Una scelta non casuale”, sostiene l’USIM, che parla apertamente di una decisione precisa, maturata in sede di accordo sindacale e oggi rivendicata dalle sigle firmatarie.
La polemica con le sigle firmatarie
Il comunicato del sindacato assume toni particolarmente critici nei confronti delle organizzazioni che hanno sottoscritto l’accordo da cui deriva l’attuale disciplina.
Secondo l’USIM, chi oggi rivendica i risultati ottenuti dovrebbe anche assumersi la responsabilità delle esclusioni previste. In particolare, quella dei turnisti delle sale operative viene definita una mancanza grave, che colpisce una delle componenti più esposte a stress, carichi di lavoro e responsabilità operative.
La domanda che il sindacato pone è diretta: perché escludere proprio chi garantisce, giorno e notte, il funzionamento di servizi essenziali?
Non solo una questione economica
La posta in gioco, secondo l’USIM, va ben oltre l’aspetto retributivo. La mancata estensione dell’indennità notturna viene letta come una questione di equità e riconoscimento professionale.
“Non si tratta solo di soldi, ma di rispetto e credibilità”, è la linea che emerge. Difendere un accordo senza ammetterne i limiti significherebbe, secondo il sindacato, ignorare le reali condizioni di lavoro di centinaia di militari.
Un messaggio che intercetta un malessere più ampio, legato alla percezione di disparità interne e alla necessità di valorizzare in modo uniforme tutte le componenti operative.
La richiesta: estendere l’indennità a tutti
La proposta avanzata dall’USIM è chiara: estendere il riconoscimento dell’indennità notturna a tutto il personale che svolge servizio nelle ore notturne per almeno quattro ore, senza eccezioni.
Una posizione che punta a un’interpretazione più ampia e inclusiva della norma, coerente – secondo il sindacato – con lo spirito dell’articolo 12 del D.P.R. 52/2025.
Già in una precedente comunicazione, inviata allo Stato Maggiore a fine ottobre, l’USIM aveva sostenuto questa linea, chiedendo di includere esplicitamente anche i turnisti tra i beneficiari.
Uno scenario ancora aperto
Nonostante il chiarimento arrivato nei giorni scorsi, la partita resta dunque aperta. La circolare del 9 aprile rappresenta un passo avanti, ma non una soluzione definitiva.
Sul tavolo restano questioni cruciali: l’uniformità di trattamento tra le diverse Forze Armate, la tutela dei lavoratori impegnati in servizi essenziali e la capacità del sistema di riconoscere in modo equo le condizioni di lavoro più gravose.
La sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che il confronto sia destinato a proseguire, anche alla luce delle pressioni sindacali e del crescente malcontento tra alcune categorie di personale.
Il peso della questione
In un contesto in cui le Forze Armate sono chiamate a garantire standard sempre più elevati di efficienza e prontezza operativa, il tema delle condizioni di lavoro e delle tutele economiche assume un valore strategico.
La vicenda dell’indennità notturna nella Marina Militare diventa così un caso emblematico: non solo per gli aspetti tecnici e normativi, ma per ciò che rappresenta in termini di equità, riconoscimento e coesione interna.
E mentre il chiarimento dello Stato Maggiore segna un punto fermo su una parte della questione, resta aperta la sfida più delicata: quella di non lasciare indietro nessuno.
