Tumori, Indipendenza Vibo chiede più prevenzione: “Screening potenziati e diritto alla salute garantito a tutti”

Un appello forte e diretto all’Azienda sanitaria provinciale affinché vengano adottate misure più incisive nella prevenzione dei tumori. È quanto chiede il Movimento Indipendenza – Coordinamento provinciale di Vibo Valentia in un comunicato diffuso il 3 marzo, che accende i riflettori su una situazione ritenuta preoccupante per il territorio calabrese.

«Nella nostra regione e nella nostra città troppe persone ci stanno lasciando per via del cancro», si legge nella nota firmata da Maria Francesca Alessandria, responsabile sanità del Coordinamento provinciale, ed Elena Romeo, presidente del Circolo “Indipendenza Donne Vibonesi”. Le cause, sottolineano, possono essere diverse: dall’inquinamento alla qualità del cibo e dell’acqua.

Il comunicato richiama dati e tendenze epidemiologiche nazionali, evidenziando come negli ultimi anni si sia registrata una crescita significativa dell’incidenza del tumore della mammella e del tumore del colon-retto, con un aumento più marcato per il primo. Per quanto riguarda gli uomini, il tumore della prostata risulta il più frequente in tutte le aree geografiche italiane.

Particolare attenzione viene posta alla mortalità: il tumore della mammella presenta il più alto tasso di decessi tra le donne e, nella fascia d’età 65-74 anni, la mortalità risulta più elevata nel Sud rispetto al Centro-Nord. Nella classe 75-84 anni, invece, è il tumore del colon-retto a registrare una prognosi peggiore.

Secondo le rappresentanti del Movimento, in Italia per alcune neoplasie – come il carcinoma mammario – si è assistito a una riduzione della mortalità grazie all’impiego dei test genetici per individuare i soggetti a maggior rischio e ai programmi di screening mirati che consentono una diagnosi precoce e tempestiva. Tuttavia, in Calabria si registra una scarsa adesione agli screening rispetto ad altre regioni, con conseguenze negative sulla prevenzione e sulla sopravvivenza dei pazienti.

Da qui la richiesta: potenziare i programmi di screening, incentivando la diagnosi precoce. «Una diagnosi precoce – sottolineano Alessandria e Romeo – non solo aumenta la sopravvivenza dei pazienti, ma consente anche un abbattimento dei costi sanitari». La prevenzione, dunque, viene indicata come “arma efficace e risolutiva” in un territorio che soffre carenze strutturali tali da costringere molti malati ai cosiddetti “viaggi della speranza” verso strutture sanitarie fuori regione.

Il comunicato si chiude con un richiamo al principio costituzionale: «Il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione deve essere garantito anche agli indigenti, per evitare sperequazioni di classe che ne porterebbero la negazione». Un appello che punta a riportare al centro dell’agenda sanitaria locale il tema dell’equità e dell’accesso universale alle cure.