Medio Oriente, secondo giorno di scontri: escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran dopo la morte di Khamenei

È il secondo giorno consecutivo di scontri aperti tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran dall’altra, in uno scenario che si fa di ora in ora più drammatico. Dopo la conferma della morte dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema della Repubblica islamica, Teheran ha annunciato l’intenzione di inasprire la risposta armata, promettendo una reazione senza precedenti.

I pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniani, hanno dichiarato che vendicheranno la morte di Khamenei con quella che hanno definito “l’operazione offensiva più feroce nella storia” del Paese. Parole che segnano un salto di livello nella retorica e che trovano riscontro in un’intensificazione delle operazioni militari sul campo.

Intanto gli attacchi proseguono. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno annunciato una nuova ondata di raid contro obiettivi in territorio iraniano. Parallelamente, i pasdaran affermano di aver lanciato “attacchi missilistici e con droni su vasta scala” contro 27 basi militari statunitensi e siti israeliani distribuiti in tutta la regione mediorientale.

La tensione è altissima anche nella capitale iraniana. Una nuova serie di potenti esplosioni è stata udita domenica mattina a Teheran, secondo quanto riferito dai giornalisti dell’agenzia Afp presenti nel Paese. Le detonazioni, avvenute intorno alle 5.30 ora locale, hanno scosso diversi quartieri della città. La fonte delle esplosioni non è ancora stata chiarita dalle autorità. Circa novanta minuti prima, altre deflagrazioni erano state avvertite nella capitale, alimentando il clima di incertezza e paura tra la popolazione.

Il conflitto, che coinvolge direttamente diversi attori centrali dell’equilibrio geopolitico mediorientale, rischia ora di allargarsi ulteriormente, con conseguenze difficilmente prevedibili per l’intera regione.