Quante Auschwitz?

Nell’insonnia della ragione si è rinnovata la rimemorazione della apertura dei cancelli di Auschwitz, dove si compì in larga misura lo sterminio degli ebrei.

Rimemorazione che non può diventare abitudine, routine, ma che deve servire per riannodare i fili della storia, della tragica unicità della Shoah!

Giornata della memoria quindi per comprendere il senso di eventi orrendi e per tentare di capire con uno sforzo continuo della ragione perché ciò sia potuto accadere.

Seguendo il canone interpretativo di Walter Benjamin, l’Angelus Novus di Paul Klee è altrimenti nominabile come l’Angelo della Storia: ha cantato inni di lode e forse attende di cantare ancora.

E’ stato come se non conoscesse canto. Vedeva la storie e i suoi lutti, i lutti che propongono il tema dell’onnipotenza di Dio. Lutti da giudicare? Il suo Giudizio è < la capacità di cogliere le catastrofi del tempo>. Forse aspetta ancora la mezzanotte quando anche Dio si ricorda della < cerva che giace nella polvere> e negli esilii e versa due lacrime che bruciano più di tutto il fuoco del mondo.

C’era un’orchestra, lì nel campo dell’orrore.

Eppure c’era musica, in quei campi dell’orrore. Tra la mortificazione dei corpi e delle anime, tra la distruzione e l’annientamento c’era chi aveva portato, salvato brandelli di qualcosa d’altro e, li difendeva come poteva, affermando le ragioni della vita e del pensiero dove regnava il nonsenso della violenza e della morte.

<< C’era un’orchestra ad Auschwitz >> I figli della Shoah raccontano dell’orchestra di donne messa su nel più spietato dei lager, il campo simbolo di Auschwitz-Birkenau: l’unica orchestra femminile mai esistita in un campo di sterminio, perché i nazisti erano uomini colti e raffinati, e amavano la musica almeno quanto odiavano i loro prigionieri.

L’Orchestra era diretta da Alma Rosé, finissima musicista nipote di Mahler: la musica divenne per loro la salvezza.

L’Olocausto va visto come essenza di Dio o come assenza dell’uomo?

Davanti a noi si aprono stupefatti, angosciosi interrogativi.

Quelli ad esempio che la coscienza ebraica ha incontrato ad Auschwitz: un abisso di smarrimento e di dolore, proprio questo problema solleva un apice di angoscia sull’ontologia del male, ultima istanza riportabile a Dio o da Dio impotentemente subita?

Ma tutto questo interrogarsi certamente scandaloso, questo sofferto

balbettio ci riporta all’assurdo non solo umano di quella storia.

Ma non è dalla filosofia che può giungerci la salvezza, questa ha la missione unica di tener vive le grandi idee della sfera etica.

Per la responsabilizzazione etica dell’umanità.

Questo in qualche modo può ripetersi! << Non ci sono demoni scriveva Primo Levi, in la Ricerca delle Radici >> assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliamo.

QUALSIASI DITTATURA CONTIENE IN SE’ LA VIRTUALITA’ DI AUSCHWITZ !

E una rimeditazione del famoso detto di Adorno, secondo cui, dopo Auschwitz, non si possono più scrivere poesie.

Kertesz lo rilegge così: dopo Auschwitz si possono scrivere poesie solo su Auschwitz!

Vincenzo Calafiore

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