Supercoppa Italiana, nel 2026 si torna al vecchio format?
La Supercoppa Italiana potrebbe presto voltare pagina e tornare a una formula più tradizionale. Nei giorni scorsi, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha aperto ufficialmente alla possibilità che, a partire dal 2026, la competizione venga nuovamente disputata con una finale secca tra due squadre, abbandonando il recente format a quattro partecipanti e la sede fissa in Arabia Saudita. Un’ipotesi che riporta al centro del dibattito il ruolo e il significato della Supercoppa nel panorama calcistico italiano.
Negli ultimi anni, la manifestazione ha subito una profonda trasformazione. La scelta di esportare l’evento all’estero, prima con partite singole e poi con una vera e propria Final Four, è stata dettata principalmente da esigenze economiche. Gli accordi con i partner sauditi hanno garantito introiti importanti alla Lega Serie A e per le squadre coinvolte, con ben 11 milioni di euro assegnati alla vincitrice. Il format, tuttavia, ha anche sollevato perplessità tra tifosi e addetti ai lavori, sia per la distanza geografica sia per un calendario sempre più congestionato. Il nuovo format, inoltre, ha modificato la natura stessa della competizione, rendendola meno immediata e più simile a un torneo d’inizio anno.
Il ritorno alla finale secca, disputata possibilmente in Italia o comunque in una sede neutra europea, viene letto come un tentativo di riequilibrare il rapporto tra valore sportivo e ritorno economico. La Supercoppa, nella sua versione storica, metteva di fronte la vincitrice dello Scudetto e quella della Coppa Italia in una partita unica, secca, capace di assegnare un trofeo con un forte significato simbolico. Un evento concentrato, facilmente comprensibile anche per il grande pubblico, che si inseriva con maggiore linearità nel calendario stagionale.
Dal punto di vista dei club, infatti, una Supercoppa più snella potrebbe rappresentare un vantaggio anche in termini di gestione delle energie. Il calendario è sempre più fitto, tra campionato, coppe europee e impegni delle nazionali, e ridurre il numero di partite extra aiuterebbe a limitare il rischio di infortuni e cali di rendimento. Questo aspetto pesa soprattutto per le squadre di vertice, chiamate a competere su più fronti per tutta la stagione.
Secondo quanto trapela dagli ambienti della Lega, l’eventuale cambio di format non sarebbe immediato, ma verrebbe valutato in vista della stagione 2026/2027, anche alla luce delle scadenze contrattuali legate alle sedi estere. Simonelli ha sottolineato come nessuna decisione definitiva sia stata ancora presa, ma ha riconosciuto che il modello attuale presenta alcune criticità, soprattutto dal punto di vista sportivo e organizzativo. L’idea di tornare a una Supercoppa più “classica” incontra il favore di diverse società, in particolare di quelle che vedono nella competizione un premio al merito piuttosto che un evento promozionale.
Un altro aspetto centrale riguarda i criteri di qualificazione. Il format a quattro squadre ha introdotto la presenza delle finaliste di Coppa Italia e delle prime due classificate in campionato, ampliando la platea ma riducendo l’esclusività del trofeo. Con il ritorno alla finale secca, tornerebbe centrale il concetto di vincitore, rafforzando il legame tra Supercoppa, Scudetto e Coppa nazionale. A meno che la stessa squadra non vinca sia il campionato sia la Coppa Italia, non ci saranno ‘wild card’ per chi non alzerà nessun trofeo nazionale da qui a fine stagione. In Serie A la contesa sembra destinata a protrarsi a lungo, mentre le previsioni e le quote sulla Coppa Italia sembrano concentrarsi perlopiù su Inter e Napoli, che occupano però la stessa metà del tabellone e che dunque non potrebbero disputare insieme la finale. In uno scenario del genere, una delle due potrebbe realisticamente presentarsi come protagonista della prossima Supercoppa.
