Calabria

Pizzo. Lo storico Antonio Montesanti lancia l’allarme: “Il mare non si governa con il cemento”

La scogliera realizzata lungo la Marina di Pizzo non rappresenta soltanto un impatto negativo sul paesaggio, ma potrebbe costituire un serio rischio ambientale per l’intero tratto costiero. A sostenerlo è lo storico Antonio Montesanti, che interviene nel dibattito sollevando forti perplessità sulla scelta di contrastare l’azione del mare attraverso strutture rigide in cemento e massi.

Secondo Montesanti, il mare non può essere considerato un nemico da fermare artificialmente, ma un sistema complesso e vivo, regolato da equilibri delicati tra onde, fondali, sabbie e linea di costa. Proprio per questo, spiega, le opere rigide come le scogliere artificiali non assorbono l’energia delle mareggiate, ma la riflettono, generando effetti contrari a quelli desiderati.

«L’energia riflessa – osserva – torna indietro, scava i fondali, sposta i massi, accelera l’erosione e mette sotto stress il lungomare, il molo e la spiaggia». Un fenomeno ampiamente documentato dalla letteratura scientifica e riconducibile, sottolinea, a semplici leggi della fisica del mare.

Montesanti richiama quindi l’attenzione sul principio di precauzione ambientale, sancito dall’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e recepito anche dall’ordinamento italiano. «Di fronte a un rischio potenziale così elevato – afferma – non si può andare avanti confidando nel fatto che l’opera “funzioni” o che col tempo risulti più gradevole alla vista. Occorre fermarsi, valutare e verificare».

Tra le richieste avanzate, vi è l’attivazione di un monitoraggio scientifico realmente indipendente, non interno al progetto originario. In particolare, Montesanti sollecita il confronto tra i rilievi batimetrici e morfologici precedenti e successivi alle mareggiate, oltre a specifiche analisi sulla riflessione dell’onda sulle strutture rigide. Studi che, a suo avviso, dovrebbero essere affidati a enti terzi come università, ISPRA o ARPACAL, e non agli stessi tecnici coinvolti nella progettazione iniziale.

«Se l’opera è efficace, lo dimostri la scienza, non la prossima mareggiata», è il monito. Da qui anche l’invito ad abbandonare l’equazione secondo cui più massi significhino automaticamente maggiore sicurezza. Al contrario, lo storico propone soluzioni “morbide”, adattive e reversibili, capaci di lavorare in sintonia con il mare anziché contrastarlo.

Un altro punto centrale riguarda la visione complessiva della Marina di Pizzo, che secondo Montesanti dovrebbe essere considerata come un unico sistema costiero, dalla Seggiola alla Stazione, evitando interventi frammentari e scollegati.

«La vera modernità – conclude – non è sfidare il mare con il cemento, ma comprenderlo, rispettarlo e governarlo con intelligenza. Intervenire ora non è una sconfitta, ma l’unico modo per evitare che un errore diventi irreversibile».

Nel frattempo, prosegue anche la mobilitazione civica: è attiva una petizione online con cui cittadini e associazioni stanno manifestando il proprio dissenso rispetto all’attuale impostazione dell’intervento costiero.

Redazione

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