Auguri di Natale dal Rettore dell’Università di Perugia: un invito a incarnare i valori e a ripartire insieme
Ecco il messaggio di Natale che il Magnifico Rettore Massimiliano Marianelli ha rivolto in diretta nazionale su Canale Italia, oggi, ospite di Massimo Martire. Qui il testo. E anche il video.
Auguri del Rettore dell’Università degli Studi di Perugia
Buongiorno a tutte e a tutti e prima di tutto grazie a Massimo Martire per l’invito alla trasmissione di questa mattina, il giorno di Natale, per portarvi un augurio: un augurio come rettore dell’Università degli Studi di Perugia. Permettetemi anche di ringraziare Antonio Nesci, che ha fatto da mediatore per questa possibilità, invitandomi in prima persona, e alla redazione di Noi Notizie, auguri di buon Natale.
In questo tempo dell’anno, in cui la nostra società si concede una pausa, un rallentamento, siamo chiamati a guardare oltre il ritmo frenetico della vita quotidiana. Il Natale, anche nel suo significato laico, ci invita a riflettere su ciò che davvero tiene insieme le nostre comunità: i valori, le relazioni, la responsabilità che abbiamo verso il futuro.
Il Natale, nella sua autenticità più profonda, parla di incarnazione e, per chi crede, è il mistero di un Dio che si fa vicino. Per tutti, credenti e non credenti, è comunque il simbolo potente di qualcosa che diventa reale, concreto e vissuto, e che implica impegno. È ciò che potremmo chiamare l’incarnazione dei valori, il passaggio dalle parole ai gesti, dai principi alla vita.
In questo Natale vorrei rivolgere un invito semplice e difficile al tempo stesso: non cediamo alla tentazione della disincarnazione. Qualche giorno fa, al concerto di Natale, ho ricordato con forza questo concetto, perché è qualcosa a cui credo profondamente. Non lasciamo che le relazioni si trasformino in superficie, che i nostri valori si riducano a slogan, che il nostro futuro venga deciso altrove, senza di noi e con la nostra indifferenza.
La disincarnazione è il rischio sottile della nostra epoca, quando preferiamo l’immagine alla presenza, la velocità alla profondità, l’algoritmo, termine ormai di attualità, alla responsabilità; quando non rischiamo, in altri termini, il nostro impegno. L’intelligenza artificiale evocata dall’algoritmo, lo dico anche da studioso e da rettore, è uno strumento potentissimo, certamente al servizio dell’umanità, ma rimane uno strumento e non può sostituire la nostra capacità di comprendere, scegliere e prenderci cura.
Era un termine fondamentale nel mio mandato da rettore: non deve sostituire il compito più grande che abbiamo, custodire l’umano, orientare il cambiamento, generare futuro. La pace nasce con il contributo di ognuno: scienze umane, medici, ingegneri, comunità intera. La sostenibilità implica il nostro impegno per il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia del creato. La convivenza civile domanda attenzione all’altro e rispetto dei diritti umani.
E l’attenzione è propriamente attesa, muta e paziente, affinché l’altro si manifesti nel lavoro quotidiano, nello sforzo che facciamo per dargli spazio. Questo è il nostro impegno: dare spazio all’altro che si manifesta e ci sorprende. Tutte queste realtà richiedono ascolto, impegno e responsabilità condivise. Su questo termine insisto molto, perché mi ci metto in gioco anche nella comunità che vivo, la nostra Università.
In questo Natale vorrei proporre un augurio che è anche un impegno: riprendiamo in mano la direzione degli eventi, torniamo protagonisti del nostro tempo senza delegare a intelligenza artificiale, paure o accelerazioni tecnologiche ciò che solo noi, come persone e come comunità incarnata, possiamo fare. Come rettore di una delle università più antiche del mondo, l’Università degli Studi di Perugia, fondata nel 1308, ricordo che tra poco festeggeremo 720 anni.
Vedo ogni giorno come il sapere possa cambiare le vite, come lo studio renda liberi, come una comunità accademica fatta di studentesse, studenti, docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e collaboratori ed esperti linguistici, ognuno con il proprio ruolo, possa accogliere e orientare il nostro tempo. È un impegno urgente dirigere con responsabilità e attenzione il nostro sguardo al servizio della comunità e dell’umanità.
Le università non custodiscono solo conoscenze: custodiscono possibilità che si incarnano con il nostro impegno quotidiano. Sono luoghi generativi dove le tradizioni incontrano l’innovazione, dove il passato dialoga con il domani, dove nasce una visione del mondo più umana e giusta. Non dobbiamo perdere l’impegno a orientare questo sguardo.
Vorrei chiudere con un’immagine poetica e filosofica del grande filosofo Max Scheler, che parlando della capacità umana di rinnovarsi scriveva: l’uomo è l’essere che può sempre cominciare di nuovo. Ecco, il Natale è questo: un impegno a cominciare di nuovo. È un nuovo inizio possibile, è la promessa che, nonostante tutto, il bene può tornare a farsi strada, che la luce può ancora aprirsi un varco anche quando sembra fragile.
Ricordate la canzone di Leonard Cohen: ogni relazione autentica può diventare una piccola opera di pace. C’è una crepa in ogni cosa e lì entra la luce. Il mio augurio per ciascuno è che questo Natale ci restituisca un frammento di unità, uno sguardo più attento verso gli altri, un’unità al servizio degli altri nelle nostre difficoltà interiori, e la forza di costruire insieme un futuro all’altezza dell’umano.
Con queste parole, soltanto e semplicemente, auguro a tutte e a tutti buon Natale e felice anno nuovo.
