Anziani
A Napoli, dove ogni vicolo racconta una storia e ogni famiglia è un mondo, il periodo delle festività – siano esse natalizie, pasquali o legate al Ferragosto – è da sempre tempo di condivisione. Ma proprio nei giorni in cui la città si riempie di luci, risate e pranzi in compagnia, c’è chi rischia di rimanere nell’ombra: gli anziani soli. “Nun se lassa sule ‘e viecchie”, ammonisce un detto popolare partenopeo, che significa “non si lasciano soli i vecchi”. Un monito che ha il sapore della saggezza antica e che oggi più che mai suona come un invito alla responsabilità collettiva.
Secondo i dati dell’Istat, in Campania vivono migliaia di anziani soli, molti dei quali concentrati proprio nell’area metropolitana di Napoli. Per diversi di loro, l’unico contatto umano è rappresentato dal vicino di casa, dalla badante o da qualche parente lontano. Le feste, anziché rappresentare un momento di gioia, possono trasformarsi in giorni lunghi e silenziosi, dove il tempo sembra rallentare e i ricordi diventano più pesanti.
Il problema non è nuovo, ma ogni anno si ripresenta con la stessa urgenza. Le associazioni del territorio, come la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas diocesana e numerose parrocchie cittadine, si mobilitano in occasione delle ricorrenze principali per organizzare pranzi solidali, visite domiciliari e distribuzione di generi alimentari. Ma l’aiuto più prezioso, sostengono tutti, è quello quotidiano, fatto di piccoli gesti: una telefonata, una visita, un invito a pranzo.
“Chi tene ‘o mare, nun tene penzieri. Ma chi tene ‘e viecchie sule, sta senza core”, diceva spesso zia Concetta, una delle ultime custodi dei proverbi popolari del quartiere Sanità. La frase – che si può tradurre con “Chi ha il mare non ha pensieri. Ma chi lascia soli gli anziani non ha cuore” – racchiude l’essenza di una cultura che fa della cura reciproca un pilastro irrinunciabile.
In molti quartieri, dagli spagnoli a Forcella, da Ponticelli a Scampia, sono i comitati di zona o i centri anziani a lanciare appelli sui social o tramite manifesti nei mercati rionali. Si chiede semplicemente di non dimenticare, di ricordarsi di chi ci ha preceduto, di chi ha costruito con le proprie mani la Napoli di oggi. Anche i parroci, durante le messe festive, spesso dedicano parole accorate a questo tema, invitando i fedeli a coinvolgere gli anziani nei momenti di festa.
Un pranzo condiviso, una tombola casalinga, una passeggiata sul lungomare: non servono grandi gesti, ma costanza e attenzione. “’Nu bicchiere d’acqua e ‘na parola bbona levano ‘a tristezza”, recita un altro detto partenopeo, che significa “Un bicchiere d’acqua e una buona parola portano via la tristezza”. Basta poco per restituire dignità, affetto e un sorriso a chi spesso si sente dimenticato.
In una città che fa dell’umanità la sua cifra distintiva, non c’è spazio per l’indifferenza. Le feste devono essere davvero per tutti, anche – e soprattutto – per chi ha più bisogno di sentirsi ancora parte di una comunità.
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