Matthew: «Hai lasciato qui ogni cosa è la mia canzone più vera»

Dal 24 ottobre 2025 il nuovo singolo in rotazione radiofonica. Un viaggio tra assenza, memoria e resistenza emotiva.

È una voce che arriva diretta, senza filtri, quella di Matthew, nome d’arte di Matteo Rota, giovane cantautore che con il suo nuovo brano “Hai lasciato qui ogni cosa” (disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 17 ottobre e in rotazione radiofonica dal 24 ottobre) si prepara a toccare corde profonde del pubblico italiano. Una canzone che nasce dal dolore, ma anche da quella forza disperata che spinge a non smettere di credere nella vita, anche quando tutto sembra perduto.

Lo abbiamo incontrato alla vigilia dell’uscita ufficiale per parlare di musica, verità e ferite che diventano canzoni.

«Hai dedicato la canzone a tuo padre. Quanto è stato difficile scriverla?»

Matthew: Moltissimo. Per tanto tempo non riuscivo nemmeno a toccare certe parole. Poi, una notte, la melodia è arrivata da sola, e ho capito che non potevo più rimandare. In fondo, scrivere questa canzone è stato un modo per parlargli ancora. È una confessione con le ossa rotte, ma anche un gesto d’amore.

«Il videoclip accompagna il brano con una grande essenzialità. C’è un senso preciso in questa scelta?»

Matthew: Sì, assolutamente. Volevo che il video rispecchiasse la verità della canzone. Sono seduto su una sedia, al centro di una stanza, mentre la telecamera mi gira intorno. La luce entra da una tapparella, come l’alba che filtra piano tra le crepe del buio. Alla fine torna l’oscurità. È una metafora della vita: si cerca la luce, ma il dolore resta sempre parte del paesaggio.

«Nei tuoi brani si percepisce un equilibrio tra fragilità e forza. Ti riconosci in questa definizione?»

Matthew: Sì, è esattamente quello che cerco di fare con la mia musica. La forza non nasce dal non soffrire, ma dal decidere di attraversare il dolore. Nei miei pezzi c’è sempre questo movimento: cado, ma mi rialzo. Amo artisti come Noah Kahan, Kaleo e James Bay, che riescono a raccontare la vulnerabilità con potenza. Loro mi hanno insegnato che anche le ferite possono suonare bene.

«Il tuo percorso artistico è molto legato a un lavoro di squadra. Chi ti accompagna in questa avventura?»

Matthew: Con me c’è Francesco “Frè” Monti, che è il mio punto di riferimento musicale: scriviamo insieme, arrangiamo, discutiamo per ore. È un dialogo vero, un continuo scambio. Poi c’è Lorenzo Galli, che cura tutta la parte visiva: l’immagine, i video, l’identità del progetto. Insieme stiamo cercando di costruire un pop-folk-rock autentico, che non segua mode ma emozioni.

«Cosa speri arrivi a chi ascolta “Hai lasciato qui ogni cosa”?»

Matthew: Vorrei che chi la ascolta sentisse che non è solo. Tutti abbiamo lasciato qualcosa o qualcuno per strada. Ma se da quella mancanza nasce ancora una canzone, significa che non è tutto perduto.

“Hai lasciato qui ogni cosa” segna una nuova tappa nella crescita di un artista che sta imparando a trasformare le proprie ferite in bellezza. E a ricordarci che, a volte, la luce più vera arriva proprio dal buio.