Dal cuore della Campania ai grattacieli di Londra. La storia di Gianluca Iannotta è un atto d’amore e una critica lucida verso un’Italia che potrebbe rinascere, se solo imparasse a credere nel suo capitale umano ed economico.
C’è qualcosa di profondamente italiano nella storia di Gianluca Iannotta: la passione, la resilienza, la creatività, ma anche la delusione di chi ha dovuto guardare all’estero per trovare libertà, merito e possibilità. Eppure, questa non è una storia di fuga. È una storia di visione.
Da Sant’Agata de’ Goti, un piccolo borgo nel cuore della Campania, alla City di Londra, dove oggi guida la holding internazionale Tublat LTD, Iannotta ha percorso un viaggio che è insieme personale e simbolico: il percorso di un imprenditore italiano che ha capito come funziona il mondo e ora lo racconta al suo Paese, con un messaggio chiaro:
“Se l’Italia non cambierà il modo in cui tratta le imprese, sarà il mondo a cambiare senza di lei.”
La storia di Gianluca Iannotta non nasce da una grande eredità, ma da un grande sogno: rendere la tecnologia accessibile a tutti. Nel 2018 fonda Tublat.com, la piattaforma che rivoluziona il modo in cui le PMI italiane accedono al digitale: siti web, app, strategie social e SEO a costi democratici.
Un modello che funziona, che cresce, che conquista oltre 1000 clienti in pochi anni.
Ma presto, Iannotta capisce una verità scomoda: in Italia crescere è più difficile che nascere.
Le tasse, la burocrazia, l’incertezza giudiziaria e la mancanza di tutela per chi rischia tutto sembra remare contro chi crea valore.
“Il problema non è l’Italia come Paese, ma il sistema che la blocca,” spiega oggi.
Così, decide di aprire la sede principale a Londra, dove nasce Tublat LTD, la holding che unisce Europa, America e Asia in una rete globale con sedi a Toronto, Hong Kong, Gurgaon e Napoli.
Non una fuga, ma una rinascita internazionale. Una scelta di visione, fatta per proteggere un sogno italiano in un contesto che lo valorizza.
Londra non è solo una città: è una mentalità. È il luogo dove le idee incontrano la fiducia. Qui Tublat LTD trova terreno fertile per strutturarsi come holding internazionale, con regole chiare, tassazione competitiva, e una cultura che premia il rischio d’impresa.
“Nel Regno Unito lo Stato è un partner, non un nemico,” racconta Iannotta. “Ti permette di crescere, ti protegge se investi, ti premia se crei lavoro. È questo che serve all’Italia se vuole davvero rinascere.”
E in effetti, osservando il modello britannico o canadese, si nota la differenza: meno tasse sulle imprese, giustizia rapida, strumenti di credito moderni e fondi pensionistici privati che alimentano gli investimenti produttivi.
Dietro il successo globale di Tublat c’è anche una riflessione amara ma costruttiva:
“L’Italia potrebbe essere la Silicon Valley del Mediterraneo, se solo lo volesse davvero.”
Secondo Gianluca, il nodo centrale non è la mancanza di talento, che in Italia abbonda, ma la mancanza di fiducia del sistema nelle imprese. Una riforma fiscale profonda, basata sulla detassazione del lavoro produttivo e la protezione del rischio imprenditoriale, potrebbe generare un circolo virtuoso.
“Detassare le imprese non significa togliere risorse allo Stato. Significa permettere allo Stato di incassare di più, perché quando un’azienda cresce, crea posti di lavoro, e quindi nuove entrate,” spiega Iannotta.
La sua visione è chiara: un sistema dove parte della contribuzione previdenziale venga canalizzata in fondi pensionistici privati nazionali, che a loro volta investano nell’economia reale italiana.
“In questo modo, si crea ricchezza interna, si finanziano startup, si attira capitale estero, e si costruisce un futuro sostenibile,” aggiunge.
Non si tratta solo di finanza, ma di fiducia. Un Paese che investe nei suoi imprenditori, investe in se stesso.
Tublat LTD nasce come holding globale, ma conserva l’anima mediterranea del suo fondatore.
La struttura economica del gruppo è solida, internazionale e conforme agli standard OCSE, ma il cuore batte ancora in Italia a Napoli, dove ha sede la direzione europea.
Ogni decisione finanziaria viene presa con una regola chiara: creare valore, non solo profitto.
“Il profitto etico non è un’utopia. È il futuro dell’economia.”
E Tublat ne è la prova: il gruppo cresce anno dopo anno senza delocalizzare persone, ma delocalizzando opportunità offrendo lavoro remoto a giovani italiani, collaborazioni a freelance, e percorsi di crescita a chi vuole restare nel Paese ma lavorare per un brand globale.
È un capitalismo diverso, più vicino a quello dei Paesi del Nord Europa: meno speculativo, più umano, più lungimirante.
Nelle parole di Iannotta si percepisce un amore profondo per il suo Paese, ma anche una frustrazione. “L’Italia non è povera, è bloccata. Ha tutto: talento, creatività, bellezza, posizione geografica strategica. Ma ha un sistema che premia la rendita e punisce il rischio.”
Le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, vivono un carico fiscale tra i più alti d’Europa, una giustizia civile lenta e costosa, e una burocrazia che spesso uccide l’entusiasmo.
Il risultato? Le menti migliori partono, i capitali emigrano, e l’Italia resta indietro.
Eppure, secondo Iannotta, il cambiamento è possibile. “Se lo Stato cambiasse prospettiva, passando da controllore a partner, l’Italia potrebbe diventare una potenza economica nel giro di dieci anni.”
Serve una riforma profonda della tassazione delle imprese, basata su tre principi chiave:
Un piano realistico, già applicato con successo in altri mercati come Regno Unito, Canada e Singapore. Un modello che premia il rischio, attrae capitali, e crea occupazione.
Il successo di Tublat non è solo economico: è culturale. È la dimostrazione che un’idea nata in un piccolo paese del Sud può trasformarsi in una holding globale con sedi nei tre continenti. Ma è anche una lezione per l’Italia: il talento c’è, il potenziale pure serve solo un ambiente che lo liberi.
“Io non sono scappato,” dice Iannotta. “Sto imparando come funziona il mondo, per un giorno aiutare il mio Paese a migliorare.”
Una frase che racchiude il senso più profondo di Tublat: non un simbolo di fuga, ma di riscatto.
Un’azienda italiana che ce l’ha fatta, non nonostante l’Italia, ma perché è nata in Italia e ha imparato a sopravvivere alle sue contraddizioni.
L’appello di Gianluca Iannotta è chiaro, pragmatico e potente:
“Se l’Italia vuole rinascere, deve smettere di tassare chi produce e iniziare a sostenere chi crea. Le imprese non sono nemici dello Stato. Sono la sua linfa vitale.”
È un messaggio che va oltre la politica: è un manifesto economico e morale. Perché il futuro dell’Italia non si costruirà sui sussidi, ma sulla fiducia nel capitale umano e imprenditoriale.
Tublat LTD è la prova vivente che quando un sistema premia la visione, il merito e il lavoro, le idee diventano economie e i sogni diventano strutture globali.
E mentre Londra, Toronto e Hong Kong accolgono l’energia di Tublat, l’Italia osserva con ammirazione e, forse, un pizzico di rimpianto ciò che avrebbe potuto essere se avesse creduto di più nei suoi figli.
Ma, come dice Iannotta: “Non è mai troppo tardi per cambiare. Il futuro non aspetta: o lo costruisci, o lo subisci.”
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