Esteri

Colpo di Stato in Madagascar: i militari del CAPSAT depongono il presidente Andry Rajoelina

Dopo settimane di proteste popolari e tensioni crescenti, il Madagascar è precipitato in una nuova crisi istituzionale. I militari del CAPSAT (Corps d’armée des personnels et des services administratifs et techniques) hanno deposto il presidente Andry Rajoelina, costringendolo alla fuga all’estero. Secondo fonti francesi, il leader si troverebbe ora a Dubai, dove sarebbe giunto con l’assistenza di Parigi.

Rajoelina, salito al potere nel 2009 proprio grazie a un colpo di Stato del CAPSAT e rieletto nel 2019, aveva cercato negli anni di consolidare il controllo sulle forze armate nominando uomini di fiducia ai vertici militari. Tuttavia, non era mai riuscito a modificare la leadership del CAPSAT, la più influente tra le unità dell’esercito, profondamente intrecciata con le élite economiche e imprenditoriali del Paese.

Le manifestazioni popolari, iniziate il 25 settembre, erano nate spontaneamente per protestare contro povertà, corruzione e disservizi pubblici, come le interruzioni di elettricità e acqua. A guidarle sono stati soprattutto i giovani, che si definiscono “Gen Z”, ispirandosi ai movimenti giovanili di altri Paesi asiatici e adottando come simbolo la bandiera dei pirati del manga One Piece.

Inizialmente il governo aveva risposto con la forza: in pochi giorni 22 manifestanti sono stati uccisi. La svolta è arrivata sabato 11 ottobre, quando il CAPSAT ha annunciato di schierarsi con i manifestanti, esortando gli altri corpi armati a non “essere pagati per sparare ai propri fratelli e sorelle”. Dopo brevi scontri con la Gendarmeria ancora fedele a Rajoelina, i militari hanno rimosso i posti di blocco nella capitale e i manifestanti hanno potuto entrare nel centro di Antananarivo, accolti da scene di esultanza.

Da quel momento la situazione è precipitata. Il governo ha denunciato un tentativo di golpe, ma domenica il CAPSAT ha dichiarato di avere il controllo dell’esercito. Lunedì Rajoelina è fuggito e il giorno successivo il colonnello Michael Randrianirina, portavoce del corpo militare, si è presentato davanti al palazzo presidenziale annunciando la sospensione di Senato, Corte costituzionale e Commissione elettorale.

Rimane in funzione solo l’Assemblea nazionale, che aveva già votato la rimozione del presidente. I CAPSAT hanno inoltre istituito un Consiglio Nazionale di Difesa per la Transizione, che fungerà da organo di governo provvisorio e avrà il compito di nominare un nuovo primo ministro “in consultazione con la Gen Z”. Secondo i piani annunciati, elezioni libere dovrebbero tenersi entro due anni.

Il colonnello Randrianirina ha cercato di presentare la presa di potere non come un golpe, ma come una “rivoluzione popolare sostenuta dai militari”, parlando di “rinnovo nazionale” e “nuove strutture per il futuro del Madagascar”. Tuttavia, la comunità internazionale resta cauta, temendo un ritorno ai modelli autoritari del passato.

Resta da capire se il fragile equilibrio tra i giovani manifestanti e i militari del CAPSAT potrà reggere. Gli interessi dei due gruppi – idealismo e voglia di cambiamento da una parte, potere e legami economici dall’altra – potrebbero presto entrare in conflitto. E il Madagascar, ancora una volta, si trova sospeso tra la speranza di una transizione democratica e l’incubo di una nuova lunga stagione militare.

Redazione

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