Massimiliano Marianelli è il nuovo Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, eletto per guidare l’Ateneo a partire dal prossimo 3 novembre 2025. Professore Ordinario di Storia fella Filosofia e membro del Direttivo Nazionale della Società italiana di Storia della Filosofia, oltre che responsabile di numerosi rapporti internazionali. Ricercatore appassionato e da sempre impegnato nella costruzione di comunità accademiche inclusive, Marianelli porta con sé una visione che mette al centro le persone e le relazioni, convinto che siano il cuore pulsante di ogni istituzione universitaria. Il tema della Relazione è anche al centro delle sue ricerche filosofiche, spesso in dialogo con i diversi saperi.
Il suo programma, da Rettore intitolato “Prendiamoci cura. L’Università per il nostro tempo”, ha ottenuto un ampio consenso proprio perché va oltre la gestione amministrativa, proponendo un modello di Ateneo fondato sull’ascolto, il dialogo e la cura reciproca. Tra i pilastri del programma ci sono la valorizzazione di ogni componente della comunità accademica — studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, collaboratori ed esperti linguistici —, la promozione di politiche di welfare, inclusione, accessibilità, innovazione digitale e sostenibilità ambientale. Un impegno a costruire un’Università sempre più partecipata e attenta ai bisogni di chi la vive ogni giorno.
Marianelli vede l’Ateneo come una comunità viva, capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità, e di rafforzare il legame con il territorio e la società circostante. Mentre si avvicina il momento del suo insediamento ufficiale, il Rettore eletto riflette sulle sfide che lo attendono, sulle speranze condivise e sull’importanza di un passaggio di consegne che garantisca continuità, innovazione e crescita.
Ecco l’intervista esclusiva che Massimiliano Marianelli ha rilasciato direttamente al nostro Editore Antonio Nesci.
(Entrerà in carica il 3 novembre 2025)
Professore Marianelli, siamo nel periodo di Ferragosto: come sta vivendo questo tempo di attesa e preparazione al nuovo incarico, ha già pronta la sua squadra?
In questo periodo il mio pensiero va a tutta la comunità accademica e a quanti ci seguono: auguro a tutti una buona estate, capace di rigenerare energie e idee. Personalmente mi sento profondamente grato per il sostegno ricevuto: sono state tante, davvero tante, le persone che hanno creduto nel programma, programma che è espressione di una comunità che partecipa— un programma che mette al centro le persone, le relazioni e la cura reciproca. Questo consenso mi riempie di contentezza, ma anche di una responsabilità viva: essere all’altezza delle attese richiede ascolto, impegno e coraggio. Anche in queste settimane estive continuo a incontrare, a raccogliere stimoli e a costruire ponti di dialogo. La squadra, se vogliamo utilizzare questa espressione, è piuttosto la comunità tutta che, per favorire partecipazione organizzata, sarà seguita da delegati che intendo coinvolgere, indicare e quindi nominare dai primi di Novembre, all’inizio del mandato.
Che significato attribuisce al passaggio di consegne con il Rettore attuale?
Voglio ringraziare sinceramente il Rettore attuale, in carica fino al 1° novembre per aver dato il benvenuto al nuovo anno accademico che inizierà pienamente proprio da Novembre. È un gesto che incarna la vera essenza della continuità: una tradizione viva, che non si limita a conservare, ma che innova e cresce. È come passare il testimone in una staffetta, con la certezza che il traguardo appartiene a tutti. Questo passaggio non è solo un cambio di guida: è la conferma che l’Università è una comunità, dove la responsabilità è condivisa e il futuro si costruisce insieme.
“Cura delle relazioni” è il cuore del suo programma. Cosa significa concretamente?
Significa pensare l’Università come una comunità dell’ascolto. La cura delle relazioni non è un’idea astratta, ma un’azione quotidiana: vuol dire garantire spazi e tempi per incontrarsi, valorizzare ogni componente — studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, collaboratori ed esperti linguistici —, costruire politiche di welfare accademico, inclusione e accessibilità. Vuol dire anche innovazione: digitale, organizzativa e culturale. Significa permettere a tutti di partecipare, senza barriere economiche o sociali, perché un Ateneo cresce davvero solo quando ciascuno si sente parte di un progetto comune: allora l’Università diventa davvero di tutti. È questa la comunità viva che voglio guidare, insieme a tutti voi, dal prossimo novembre.
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