Cultura

Intervista al dott. Giulio Portolan, autore di Palingenesys

Abbiamo intervistato il dott. Giulio Portolan (Pordenone, 1972), autore di testi scientifici e fondatore di un’inedita sintesi della conoscenza, che egli stesso definisce episteme. La sua visione unisce medicina, filosofia, spiritualità, diritto e politica in un sistema integrato, con l’obiettivo dichiarato di gettare le basi per una riforma universale.

Portolan vive con la moglie Gelsomina Palladino (Salerno, 1988), ex modella e medico chirurgo laureata con lode a La Sapienza di Roma. Insieme hanno una figlia, Mina, e sono in attesa del secondo figlio.

L’intervista si concentra su una delle intuizioni centrali del pensiero di Portolan: la memoria come forza trasformativa dell’umanità, capace di contrastare le mutazioni genetiche patogene e di guidare la specie verso un futuro di cooperazione e pace, grazie all’iniezione di energia mentale in un campo spirituale unitario. Il tutto in un contesto globale dove, secondo dati citati dall’autore (fonte: Gemini), meno del 10% della popolazione mondiale è laureata.

Dott. Portolan, il suo ultimo libro, Palingenesys viene descritto come una sintesi di tre libri non ancora pubblicati, che unisce una critica alla Costituzione italiana a una proposta di riforma universale. Può spiegare come è nata l’idea di questo progetto e quale problema fondamentale intende risolvere?

Tutto si basa sulla considerazione che un uomo comune, come sono io, senza opportuni agganci politici, non riuscirebbe a sistemare neppure un marciapiede o un’aiuola di un parco pubblico… (fuor di metafora, le cronache riportano il caso di un uomo che ci ha provato senza permessi ed è stato multato!). 

Una volta che si rende possibile il cambiamento sociale del mondo tramite la teoria epistemica delle malattie, ecco che si rende possibile e necessario il suo cambiamento politico, come sua necessaria riforma globale. E per promuoverla si deve partire dal diritto costituzionale, base di ogni ordinamento giuridico. Questo il significato del mio libro, che, pur essendo a carattere giuridico, a tale fine riporta anche una sintesi della mia teoria biologica.

Il problema fondamentale a cui ho inteso rispondere con il mio libro è quello che io chiamo proprio il problema politico fondamentale, ovvero il tema dell’utopia applicata alla visione politica: almeno da Nietzsche, ma più fondamentalmente con Heidegger, e siamo già negli anni ’70, il quale intitola la sua importante intervista “Ormai solo un Dio ci può salvare” (essenziale per la mia formazione intellettuale e morale), non si crede più che un cambiamento radicale sia reso possibile, troppe variabili e troppe forze vi si oppongono, di qui la disperazione per la gente, per i giovani e per le popolazioni della terra. L’esempio, oggi, è dato dalle situazioni in Ucraina e a Gaza… Ecco che la mia teoria vi risponde, perchè oltre a scomparire le malattie, vengono riassorbite anche le pulsioni alla violenza e alla guerra. Ma senza questa  teoria, ecco che il mio progetto rimarrebbe, per la ragione detta sopra, puro flatus vocis

Nel libro lei collega il concetto di Stato di diritto alla sua teoria biologica. In che modo questa connessione rende realizzabile l’idea di un “Impero Universale”?

Certo. La fornisce perchè impatta sui comportamenti globali. Non tanto per l’aspetto legato alla libido, ma per quello associato alla memoria, che modifica radicalmente l’economia. Inoltre l’ispessimento del campo spirituale (“spirito” in senso biologico), generando un tipo umano non aggressivo, lo costituisce intrinsecamente socialista (in senso “energetico”, non ideologico), per cui in questo modo maggiori e anzi totali sono le possibilità di accordi e quelle diplomatiche. L’errore oggi di ogni azione politica è costituito dal tentativo di modificare i comportamenti mantenendo inalterato il livello energetico umano, per cui si tenta di farlo quando gli esseri umani sono naturalmente (alle condizioni da me spiegate) aggressivi e per questo non collaborativi e non collaboranti. Invece, prima viene la teoria biologica, e poi viene la riforma giuridica. Nel mio caso, l’atto politico si costituisce in una pura azione informativa, la mia sponsorizzazione della teoria. 

Lei afferma di aver attraversato 4000 anni di pensiero occidentale. Quali filosofi o correnti l’hanno più influenzata?

Sì, in realtà questa sintesi è racchiusa in altri libri, come quello intitolato “Episteme”. Diciamo che il libro Palingenesys poggia su questo sapere pregresso. I pensatori che più mi hanno influenzato sono stati Platone e il contemporaneo Emanuele Severino, oltre che il minore Carmelo Vigna, noto suo allievo.

Il sito www.imperouniversale.it viene descritto come fonte di un “diritto universale”. Qual è la sua funzione nel progetto?

Questo mio nuovo blog è solo un abbozzo. È un’idea di piattaforma digitale per la conduzione del mio progetto, quindi un tentativo di grande spessore che per sua stessa natura non sono assolutamente in grado di condurre da solo, e non sarebbe neppure né possibile né corretto farlo, sotto il profilo dei miei stessi intenti giuridici e politici. Possiamo leggerlo come una provocazione intellettuale, anche se l’intenzione è seria: pubblicare in rete il vero diritto da cui popoli dovrebbero essere guidati.  

 

Con un pensiero che attraversa i secoli e una proposta che si radica nella biologia, il dott. Giulio Portolan apre scenari inediti e provocatori, che pongono domande profonde sul futuro dell’uomo. Tra utopia e concretezza, tra spiritualità e diritto, la sua voce cerca ascolto in un mondo sempre più frammentato e in cerca di senso.

Per approfondire

I libri di Giulio Portolan su Amazon
Giulio Portolan su Aracne Editrice

 

Redazione

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