Tre morti e decine di feriti nei bombardamenti su Damasco. La comunità internazionale chiede il cessate il fuoco. Oltre 300 i morti negli scontri a Sweida.
La tensione tra Israele e Siria raggiunge nuovi livelli di criticità. Le forze armate israeliane hanno condotto nelle ultime ore una serie di raid aerei su obiettivi strategici a Damasco e Sweida, in risposta alla presenza militare siriana nella città drusa del sud del Paese, dove da giorni sono in corso scontri sanguinosi.
Secondo quanto riferito da fonti ufficiali, le Idf hanno “colpito un obiettivo militare nell’area del palazzo presidenziale del regime siriano” e distrutto parte del complesso che ospita il quartier generale dell’esercito siriano, adiacente al ministero della Difesa nella capitale. Il bilancio fornito dal ministero della Sanità siriano parla di almeno tre morti e 34 feriti.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, aveva annunciato l’imminente intensificazione delle operazioni militari, intimando al regime siriano di ritirare le proprie forze da Sweida. “I colpi più duri sono iniziati”, ha scritto Katz su X, pubblicando un video della televisione siriana che mostra una giornalista sorpresa dai bombardamenti in diretta.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha difeso apertamente l’intervento: “Stiamo operando per salvare i nostri fratelli drusi”, ha dichiarato in una nota, facendo appello alla comunità drusa in Israele affinché eviti di attraversare il confine per unirsi agli scontri in Siria. Nonostante questo, alcune centinaia di membri della comunità lo hanno già fatto, innescando ulteriori timori di un allargamento del conflitto.
Israele ha colpito anche l’aeroporto militare di Thaala, vicino Sweida, e ha mobilitato rinforzi lungo il confine siriano-israeliano. “Israele non abbandonerà i drusi in Siria”, ha ribadito Katz, minacciando ulteriori raid se le forze siriane non si ritireranno.
Nel frattempo, dopo giorni di violenti scontri tra fazioni druse, forze governative e tribù beduine, è stato annunciato un nuovo cessate il fuoco a Sweida, secondo una fonte del ministero degli Interni siriano. Saranno attivati posti di blocco per rafforzare la sicurezza, ma la situazione resta instabile.
Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, il bilancio delle vittime a Sweida è salito a oltre 300 morti. Tra questi, 69 combattenti drusi, 40 civili (27 dei quali giustiziati sommariamente), 165 soldati del regime, 18 combattenti beduini e 10 agenti delle forze di sicurezza.
La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. L’Unione europea si è detta “fortemente allarmata” e ha chiesto “un cessate il fuoco immediato e la protezione dei civili”, condannando le presunte esecuzioni sommarie compiute dalle forze siriane.
Gli Stati Uniti, tramite l’inviato speciale Tom Barrack, hanno condannato “in modo inequivocabile la violenza contro i civili”, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso “grande preoccupazione” per gli attacchi israeliani su Damasco e Sweida, pur evitando di criticare direttamente l’alleato israeliano. “Stiamo parlando con tutte le parti”, ha detto Rubio, auspicando una soluzione diplomatica.
Duro anche il commento del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha condannato i raid aerei israeliani e il ridispiegamento delle forze nel Golan. In un comunicato, il suo portavoce Stephane Dujarric ha invitato tutte le parti a fermare l’escalation e ad avviare un dialogo per la stabilizzazione del paese.
Il ministero degli Esteri siriano ha accusato Israele di essere responsabile della “pericolosa escalation” e ha ribadito il diritto di Damasco a difendersi. Ha inoltre chiesto alla comunità internazionale di agire “con urgenza” per fermare le aggressioni israeliane.
Mentre il Medio Oriente torna ad essere teatro di un nuovo fronte di tensione, cresce l’allarme per una crisi che rischia di sfuggire di mano. I drusi, popolazione storicamente marginalizzata e ora al centro di un conflitto tra regime e ribellione, diventano il simbolo di un’instabilità che continua a travolgere la Siria.
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