Perché nessuno possa dimenticare di quanto sia bello il mare, immaginare che da qualche parte c’è un mare che ci aspetta, sapere che ci fosse una vita, per noi. Qualcuno, un amore, un figlio, un amico, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare assieme una vita, in una riva, di un fiume, di mare.

Immaginare un amore, inventarselo magari, e con le sue ali provare a volare, o lasciarsi portare dalla sua corrente e posarci con la leggerezza di una sola parola, ti amo!

Questo sarebbe davvero meraviglioso, sarebbe più dolce, la vita, qualunque vita si abbia, per se, per gli altri, per il mare, un “ Marevivo” la vita, la nostra vita!

 

Non lasciamola nelle mani di chiunque, “ chiunque “ non sei tu, io, noi, che siamo di “marevivo” chiunque è l’altro risvolto della vita come l’altra faccia della luna.

E le cose non farebbero più male, e ci avvicinerebbero portarti da antiche correnti, potremmo prima di sfiorire, sfiorarci con un bacio, con un ciao e poi toccare, sentire, annusare e solo alla fine poi potersi amare, farsi toccare con la magia di uno sguardo.

 

Sarebbe bello di vita farsi ferire, morirne … e non importa il dolore perché sentirlo, per esso piangere di commozione, del dolore che ci fa finalmente umani.

Ma basterebbe la “ fantasia “ di qualcuno, di un amico, di un padre, qualcuno capace di prenderci per mano che non ci lasci andare.

Quel qualcuno che saprebbe inventare una nuova vita, una nuova magia per vivere.

Qualcuno che sarebbe capace di inventare una strada da qui a “marevivo”, in mezzo a questo silenzio, a questa solitudine.

In mezzo a questa terra, a questo deserto, in mezzo a questo umano che non sa più parlare, sempre più violento, sempre più distante da questo “ marevivo” che è la vita.

Una strada cosparsa di fiori e bella, una strada da qui al mare!

 

Succede al largo di “marevivo” in una notte di stelle ardenti: il vento gira e porta odore di salmastro, lo stesso degli oceani-mari delle nostre rive.

Succede di notte, in mezzo a questo mare, l’anima ha un brivido, gli occhi come vele piene di vento, si svuotano, si gonfiano al contrario.

Non è un sogno, neanche un cambio di vento, è molto di più. E’ un dolore che stringe il petto, una trasfigurazione della vita, mentre la lunga notte va, si allontana sempre più dalle rive.

Diventa un mare bastardo, le stelle improvvisamente ardono di più, l’anima sbanda ubriaca, l’aria diventa salmastra, secca come il Foehn.

Cambiano gli odori, finisce il salmastro, comincia l’aria desertica dell’Oriente, la stessa dei deserti che ci stanno inghiottendo.

E’ strana questa vita, questa coabitazione di dolcezza e violenza.

E’ come la lentezza del guerriero afghano che prega al tramonto, una calma piatta che nasconde uragani, “marevivo” !

Vincenzo Calafiore

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