Canada al bivio: Trudeau si dimette tra crisi e accuse di mala gestione, ombre sul futuro dei Liberali
Finisce un’era in Canada con il Paese al bivio. Justin Trudeau, leader del Partito Liberale dal 2013 e primo ministro dal 2015, ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del partito e, successivamente, dalla carica di premier una volta scelto il suo successore. La decisione arriva nel mezzo di una crisi politica senza precedenti per il governo di minoranza, aggravata dalla perdita del supporto esterno dell’NDP e dalle dimissioni della vice premier Chrystia Freeland, in aperto dissenso con la gestione di Trudeau.
La Freeland, che ha lasciato l’incarico, ha accusato Trudeau di essere più interessato a “costosi espedienti politici” che ad affrontare la crisi economica e le minacce commerciali provenienti dagli Stati Uniti. Le sue parole hanno contribuito ad indebolire ulteriormente un leader già sotto pressione per la crisi del costo della vita e la carenza di alloggi, fattori che hanno portato al crollo della popolarità dei Liberali nell’ultimo anno. Per facilitare il processo di transizione, Trudeau ha annunciato che il Parlamento sarà sospeso fino al 24 marzo, una mossa che ha già suscitato critiche da parte delle opposizioni, che accusano i Liberali di voler evitare un confronto diretto sui problemi del Paese.
Tra i possibili successori emergono nomi come Melanie Joly, attuale ministra degli Esteri, e Chrystia Freeland, che potrebbe tornare sulla scena politica nonostante la frattura con Trudeau. In corsa anche Mark Carney, ex governatore della Banca Centrale e consigliere economico del premier, figura che rappresenta una possibile svolta tecnocratica per un partito in cerca di nuova credibilità.
Con l’uscita di scena di Trudeau, figlio del celebre Pierre Elliott Trudeau, si chiude un capitolo controverso della politica canadese. I Liberali, ora in difficoltà, dovranno affrontare il difficile compito di ricostruire una leadership e una visione che sappia rispondere alle crescenti sfide interne ed esterne.
