La rappresentazione brillante in dialetto “C’è da moriri” è andata in scena sabato 20 e ha fatto “morire” dalle risate i tantissimi spettatori che hanno gremito la sala del cineteatro Moderno di Vibo Valentia.
Una serata memorabile quella che hanno fatto vivere gli attori della compagnia teatrale “Giuseppe Francolino” al Cineteatro Moderno di Vibo nei giorni scorsi (sabato 20 gennaio). Una compagnia speciale composta da ospiti di Villa Arcobaleno, una struttura residenziale per pazienti con patologie psichiatriche stabilizzate, con gli operatori e ad attori della Compagnia teatrale Sancalogerese. Hanno messo in scena “C’è da moriri” che potrebbe essere declinato, dopo l’esperienza dello spettacolo, con “c’è da morire dal ridere”. È incentrata sulla storia di una famiglia, proprietaria di un’agenzia funebre in conflitto con i propri parenti per questioni di eredità. A complicare la situazione ci si mette la figlia innamorata di un extra comunitario in cui i pregiudizi sono poi alla fine superati grazie all’amore e non solo. Gli spettatori che hanno assistito alla rappresentazione sono stati testimoni di una commedia esilarante, carica di colpi di scena e molto divertente. A fare da mattatore un ex ospite, Rocco, la cui interpretazione del personaggio dello Spiritato ha fatto impazzire il pubblico che gli ha tributato un grande applauso alla fine.
È stata una esperienza che ha dimostrato come il linguaggio del teatro abbia la potenza di trasformare la personalità ed è uno strumento terapeutico straordinario, così come il lavoro che sta portando avanti ormai da parecchi anni la cooperativa CO.RI.S.S., di cui fa parte Villa Arcobaleno che si trova nel comune di Limbadi nella frazione di San Nicola De Legistis, istituita nel 2006. A creare questa passione per il teatro Enzo Gradia, responsabile di Villa Arcobaleno e animatore della compagnia intitolata ad un ex ospite, Giuseppe Francolino, scomparso nel 2009, appassionato di teatro.
Prima della rappresentazione sono intervenuti il presidente della cooperativa Salvatore Maisano e il sindaco del Comune di Vibo Maria Limardo. Il primo ha raccontato l’esperienza della cooperativa e l’approccio terapeutico che hanno adottato nei diversi campi di intervento e nelle diverse strutture che coordinano, mentre il sindaco Limardo ha messo in luce il valore del teatro come terapia e l’importanza dell’esperienza che stanno portando avanti la compagnia.
Villa Arcobaleno è nata ad ottobre del 2006 grazie alla volontà della cooperativa CO.RI.S.S. (Cooperative Riunite Socio – Sanitarie) e dell’allora Amministrazione comunale guidata da Pantaleone Sergi. Si trova nella frazione del comune di Limbadi, San Nicola De Legistis e ospita otto pazienti. L’attività teatrale si è distinta e affermata nel corso degli anni grazie soprattutto al coinvolgimento e alla grande partecipazione di tutti gli ospiti e rappresenta uno straordinario strumento terapeutico per il recupero delle abilità, oltre agli interventi di carattere medico ed educativo. Da questa esperienza si è formata una compagnia teatrale “speciale”, costituita da ospiti e operatori che lavorano all’interno della residenza e che ha preso il nome di un ex ospite, Giuseppe Francolino, deceduto all’ospedale di Lamezia Terme, dove era stato ricoverato nell’agosto del 2009.
L’animatore della Compagnia, Enzo Gradia, testimonia ancora con un vivido ricordo l’entusiasmo di Giuseppe Francolino per il teatro e il suo valore terapeutico, rievocando la triste vicenda della sua scomparsa:
“Quando ho accompagnato Francolino all’ospedale di Lamezia lui parlava con i sanitari della commedia che stavamo preparando con grande entusiasmo. Era agosto per fine anno. Nonostante fosse con una peritonite in corso e in un letto di ospedale sofferente, col sorriso sulle labbra, si esprimeva con una partecipazione che mi hanno veramente molto ma molto colpito. Me ne sono andato dall’ospedale di Lamezia senza pensare che non l’avrei più rivisto, commosso. E mi sono reso conto di quanto poi queste commedie, questo stare insieme, attraverso la recitazione, sia importante per i nostri ospiti.”
Il teatro ha dato e continua a dare ai pazienti di “Villa Arcobaleno” la possibilità di fare nuove esperienze e di sperimentare un’attività che favorisce la socializzazione e l’integrazione, facendoli diventare “attori per un giorno” superando così i limiti spaziali, culturali e mentali, soprattutto creando una rottura degli stereotipi della società che vede nel disabile psichico una persona da emarginare se non addirittura da discriminare.
Nel corso degli anni la compagnia si è cimentata in vari spettacoli mettendo in scena dei grandi classici della letteratura italiana come “La Patente” di Luigi Pirandello e del teatro (a tal proposito come non ricordare “Natale in casa Cupiello” andata in scena pochi anni fa a Catanzaro). Nell’ultimo periodo si è intrapresa la strada delle commedie dialettali brillanti cercando di esaltare il dialetto quale “lingua” che rappresenta e custodisce le origini, le tradizioni, gli usi e i costumi del nostro territorio.
“Dal 2016 la compagnia si avvale del contributo fattivo dell’Associazione Teatrale Sancalogerese – racconta Enzo Gradia. Saverio, Salvatore, Antonella, Barbara e Nuccia con la loro grande generosità e sensibilità sono entrati nel cuore e nelle menti degli ospiti e di tutta l’equipe di Villa Arcobaleno trasformando quello che inizialmente era nato come un semplice rapporto di collaborazione in una bellissima amicizia”. Poi mette in luce il lavoro e lo stato d’animo: “Le prove svolte durante l’anno si aspettano con trepidazione, con entusiasmo e con la consapevolezza che anche al di fuori dell’ambiente protetto della Residenza, esistono persone speciali in grado di accogliere, proteggere e supportare i più deboli, ed in questo caso gli utenti, proprio come farebbe una mamma con i loro figli.”
Questi i nomi degli attori e i relativi ruoli: Raffaele e Vincenzo (amici di Macumba), Agostino (custode del cimitero), Michele (ragioniere), Rosanna (moglie del ragioniere), Carlo (fratello del ragioniere), Antonio (Angelo Lodato); Antonio (assistente di Lodato), Nunzio (Crisantemo, il cerca morti), Davide (Macumba), Salvatore (Totò Parlapiano), Nuccia (Immacolata, moglie di Totò), Miriam (la figlia di Totò); Enzo (Santo Diomaiuti), Antonella (Crocifissa, moglie di Santo), Barbara (la figlia Natasha); Rocco (Lazzaro, lo spiritato).
Fondamentalmente il teatro è sguardo. Anche noi siamo sguardo. La particolarità del linguaggio teatrale rispetto ad altri linguaggi, è che c’è un rapporto diretto con gli spettatori attraverso i diversi linguaggi: corpo, mente e anima dialogano tra di loro, così come si attiva il linguaggio delle emozioni, dei sentimenti, dell’inconscio, dei pensieri e ci trasporta dentro i panni dei personaggi e quindi ci fa uscire da noi stessi. E ognuno di noi si mette in scena e recita, spesso una parte già scritta, altre invece ne siamo autori originali e improvvisiamo come nella commedia dell’arte. Il linguaggio teatrale è potente, ci fa uscire dai nostri labirinti mentali, dalle nostre prigioni. Totus mondus agit histrionem aveva fatto scrivere Shakespeare sul Globe Theatre.
Giacomo Leopardi (considerato un pessimista), in uno dei suoi pensieri ha scritto in merito:
“Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo…” (Pensieri – LXXVIII).
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