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Recensione a “L’accoglienza delle persone migranti. Modelli di incontro e socializzazione”

Recensione a “L’accoglienza delle persone migranti. Modelli di incontro e socializzazione”

AA.VV. (a cura di Tiziana Grassi), One Group Edizioni, L’Aquila, 2019

  Il corposo volume che si presenta ci appare come una grande, importante scommessa. In un duplice senso. Innanzi tutto in senso editoriale. Pubblicare un testo così complesso e sfaccettato è una fatica e un impegno senz’altro notevole per la casa editrice che l’ha curato (One Group Edizioni, una piccola casa editrice dell’Aquila ma con ottimi libri pubblicati). Ma la scommessa è ancor più importante dal punto di vista culturale e metaculturale. Il volume vede la luce in un periodo caratterizzato da contrapposizioni e lacerazioni importanti all’interno della società italiana sulla questione dell’immigrazione. In questo contesto il bel libro prende posizione in modo netto e con dovizia di argomentazioni fin dal titolo. Non ci appare assolutamente casuale che in esso non si parli solo di migranti ma si utilizzi l’espressione “persone migranti“; quel “persone” apre immediatamente prospettive che i luoghi comuni e le aberrazioni xenofobe vogliono negare: i migranti sono persone esattamente come chi in questo momento sta scrivendo questa recensione (o chi la sta leggendo), sono persone come tutte le persone che quotidianamente s’incontrano, con i loro sogni, speranze, sconfitte e vittorie. Sono persone da trattare come soggetti, non come oggetti, e trattare un uomo come soggetto significa “riconoscere che non lo si può definire, classificare, che è inesauribile, colmo di speranze e che, egli solo, può disporre delle sue speranze” (Mounier “Il personalismo”). Altrettanto importante il sottotitolo: la questione delle migrazioni è affrontata nella prospettiva dell’incontro (non dello scontro) e della socializzazione, della integrazione. Questi sono i due fili rossi, cioè i migranti come persone inserite in un processo di integrazione, che scandiscono tutti i numerosi interventi del volume. Il testo, con la prefazione del Presidente del Parlamento Europeo On. David Sassoli, è diviso in tre sezioni che affrontano la situazione attuale, le buone pratiche dell’integrazione e la questione del rapporto tra le migrazioni e le descrizioni nei mezzi di comunicazione. Sono quasi cento interventi che restituiscono un’immagine incredibilmente ricca, densa, sfaccettata di questo fenomeno e che aiutano a comprendere sia le difficoltà sia le enormi potenzialità che l’arrivo dei migranti porta con sé nella nostra società. Giustamente il libro sviluppa una tesi espressa a chiare lettere dalla curatrice Tiziana Grassi: “non ha senso…interpretare e gestire le migrazioni in corso come evento straordinario o eccezionale congiuntura del momento” (pag.19). E se questa impostazione è corretta, come siamo profondamente convinti, diventa ancor più meschino e inconcludente, se non per chi mesta nel torbido, derubricare le migrazioni sotto il titolo della cosiddetta “sicurezza”. Questa semplificazione non può comprendere né i drammi personali degli attori coinvolti né tantomeno la dimensione planetaria del fenomeno; si pensi all’esplosione demografica dell’Africa o ai nessi tra migrazioni e guerre o al rapporto tra crisi economiche (talvolta indotte proprio dall’Occidente) e migrazioni, per tacere della relazione con i cambiamenti climatici o dello sfruttamento che le nostre mafie (anche in combutta con malavitosi anch’essi migranti) fanno del lavoro di persone ridotte in schiavitù. Il quadro si complica immediatamente. Ridurre l’immigrazione a problema di sicurezza appare così non solo fuorviante ma, in ultima analisi, profondamente errato. Il libro ha il pregio di raccogliere tante voci senza mai tacere le difficoltà che l’integrazione incontra nella nostra realtà; difficoltà concrete e difficoltà di comprensione quando ci s’imbatte in culture e visioni del mondo talvolta molto diverse dalla nostra. L’incontro con uno straniero, soprattutto in questi casi, non è mai facile ma, al contempo, può essere qualcosa di estremamente arricchente per l’intera società. Diventano così di notevole interesse le annotazioni su chi “ce l’ha fatta” scoprendo in tal modo altri aspetti dei fenomeni migratori in cui l’immigrato è liberato dal luogo comune del barcone alla deriva (troppo spesso nella narrazione giornalistica questa è l’unica rappresentazione data dell’immigrazione) e non solo si integra ma contribuisce attivamente, in prima persona al progresso materiale e spirituale della società. Una società, quella italiana, sempre più anziana, con sempre meno figli e sempre più dipendente proprio dai fenomeni migratori che qualcuno invece vuole presentare come la fonte di ogni male, disconoscendo il lavoro prezioso che questi uomini e donne fanno quotidianamente contribuendo alla creazione della ricchezza nazionale. Diventa così importante il tema di come il fenomeno della migrazione venga narrato nei media. La terza parte del libro è tutta dedicata a questo aspetto e la sua lettura risulta molto proficua per la quantità di nessi che vengono evidenziati. Non solo c’è stata in Italia una rapidissima evoluzione dell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti dei migranti (iniziata all’inizio degli anni ’90 con l’immigrazione albanese) ma lo spazio dedicato dai media al fenomeno, in termini talvolta ripetitivamente ossequiosi verso le posizioni più intolleranti, è, stando alle statistiche riportate, assolutamente sproporzionato. Queste annotazioni dovrebbero far riflettere gli operatori dell’informazione e dovrebbero portare a chiederci fino a che punto conosciamo veramente il problema e fino a che punto pensiamo la questione in modo corretto utilizzando le informazioni fornite dai mass-media. In conclusione non si può non restare colpiti e ammirare un lavoro così notevole e così importante come questo. Una lettura mai noiosa bensì arricchente, stimolante e che aiuta a comprendere i tempi in cui viviamo. Nicola F. Pomponio

Redazione

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