Juve: l’unico interrogativo è ora quando l’ottavo scudetto di fila diventerà aritmetico

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Abissale: 16 punti sulla seconda in classifica. Dopo la vittoria a Napoli l’unico interrogativo è quando l’ottavo scudetto di fila diventerà aritmetico. La Juventus è debole in Champions ma è dominatrice in Italia. La Vecchia Signora vince anche al San Paolo, dove la squadra azzurra non perdeva da un anno. Non è però la solita Juve. Sull’1-0 si addormenta per dieci minuti. Nel secondo tempo il gioco non brilla tanto che Cristiano Ronaldo si lamenta con l’allenatore perché non riceve palloni giocabili. A testimoniare il momento opaco dei bianconeri l’ingenuità di Pjanic, che lascia i compagni in dieci nel momento in cui la partita è in cassaforte. Poi ci sono l’involuzione di Mandzukic, le difficoltà sulla destra, Cancelo-Can-Bernardeschi. Szczesny, decisivo due volte su Zielinski, alla fine è il migliore in campo. L’intervento di Meret sul marziano vale l’espulsione per il giovane portiere friulano. Il tocco è lieve, sufficiente però a sbilanciare CR7 e convincere Rocchi e la Var a decidere per il cartellino rosso. La successiva punizione di Pjanic aggira la barriera e si abbassa all’ultimo secondo, mandando a vuoto Ospina appena entrato. Dal possibile 1-1 si passa nel giro di dieci minuti allo 0-2 di Emre Can. Nella ripresa la Juve si chiude. Pjanic, già ammonito, viene espulso dopo appena due minuti. Ancelotti, con Mertens per Malcuit, sceglie una squadra d’attacco. La rete di Callejon, la quarta ai bianconeri, riaccende il San Paolo. Napoli si infiamma e la regina sbanda, salvata da Szczesny. Allegri toglie l’inconsistente Manduzkic per puntellare il centrocampo con Bentancur. Sul rigore di Insigne naufragano le speranze di rimonta degli azzurri. Rocchi lo assegna, dopo una rapida corsa al monitor, per un intervento di Alex Sandro con un braccio. Il neo capitano spedisce il pallone sul palo e la Juve vince ancora. Al Napoli resta solo l’applauso dei 50 mila del San Paolo.