Il cane lupo e il gregge del popolo italico

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Attenti al lupo: somiglia al cane pastore! Sulla scena mediatico-politica della Terza Repubblica dominata dal verbo xenofobo dell’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini con la complicità M5S, ritorna con prepotenza l’allegoria creata da Platone nella sua Repubblica. A cent’anni dalla nascita di Primo Levi e a 75 dalla sua deportazione al campo di sterminio di Auschwitz, gli episodi di odio e di intolleranza verso gli stranieri si stanno moltiplicando in Italia e riportano indietro la Storia di questo Paese, mentre si diffonde con inquietante silenzio lo sterminio di esseri innocenti, come sta accadendo in Yemen con le armi prodotte in Italia. A Taranto invece “Fiaccolata per i nostri angeli”nel trigesimo della morte di Giorgio Di Ponzio, il 15enne morto per l’inquinamento dell’Ilva. I genitori scrivono al presidente della Repubblica chiedendo di assegnare una Medaglia al Merito che riconosca ai bambini deceduti di Taranto il calvario e il sacrificio.  Si rivolgono anche a papa Francesco per un incontro e per sapere se l’enciclica Laudato Sii abbia effetto in una città martoriata e immolata alla sola legge del profitto. Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze… Itaca (Costantinos Kavafis) In questi tempi sempre più social, super veloci ed esposti a vorticose raffiche scatenate dalla furia di Eolo che sradicano anche le radici più profonde, l’homo sapiens internauta non sa trovare una rotta che lo possa far ritornare ad Itaca, come il richiedente asilo Ulisse, che dopo tante peripezie e disavventure, riesce a toccare le sacre sponde della sua amata patria. Sulla galassia della rete, sempre più nebulosa, si intravedono confusi segnali di fumo, mentre nelle acque del Mediterraneo le rotte delle umane e disperate genti sono state interrotte. A ritornare invece è il dramma o il dilemma della crisi dell’uomo moderno e contemporaneo, sradicato, smarrito, frammentato, svuotato e sovrastato dal caso e dalle paure, dalla necessità e dalla barbarie, incapace di discernere il reale dall’irreale, il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, la verità dall’errore o dall’orrore, prefigurato prima da Cervantes con il suo don Chisciotte e poi scavato in profondità da Shakespeare fino a toccare le potenze oscure e ctonie della psiche. Così sulla scena di questo nuovo cielo e nuova terra (Apocalisse) “che non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole; ma tanti son mondi quanto veggiamo circa di noi lampade luminose, le quali non sono più né meno in un cielo e in un loco ed un comprendente, che questo mondo in cui siamo noi, è in un comprendente, luogo e cielo” (Giordano Bruno, “De l’infinito, universo et mondi”, 1596) si recita la perdita di ogni ordine e umana pietas e viene meno la possibilità di distinguere tutti gli opposti. I personaggi shakespeariani patiscono le incertezze e i dubbi, si lacerano, si mostrano impotenti di fronte alle sfide e non sanno intuire una risposta che possa illuminare la coscienza:“Bisogna aver imparato molte cose per saper domandare ciò che non si sa” affermava J.J.Rousseau nella Nuova Eloisa.  Eppure sappiamo già che in determinati momenti storici, alcuni segnali sono inequivocabili, non lasciano né dubbi né incertezze. Ad esempio la mostruosità dei regimi totalitari che ha portato milioni di esseri umani a sperimentare il male assoluto. L’inizio delle celebrazioni per la ricorrenza della nascita di Primo Levi (31 luglio 1919) fa riemergere la sua terribile esperienza che ha raccontato in “Se questo è un uomo”, poi ne “La tregua”, e come ultimo atto di resistenza all’orrore che l’uomo è capace di compiere, “I Sommersi e i salvati”. Proprio recentemente (21 febbraio) su le pagine de la Stampa è stata pubblicata una lettera inedita che rievoca questa terrificante sua esperienza, datata 26/11/1945, indirizzata da Primo Levi ai parenti che nel 1939, all’indomani delle leggi razziali, si erano rifugiati in Brasile, rimasta custodita negli archivi familiari. Grazie ai suoi figli, Lisa e Renzo, per il centenario della nascita e nel 75° anniversario della deportazione del padre per Auschwitz, è stata pubblicata. La ricorrenza è stata inaugurata a Fossoli, campo di concentramento creato dall’allora governo fascista repubblicano (Repubblica di Salò), dove Primo Levi è stato imprigionato in attesa di partire per Auschwitz. Le parole dell’attore Sergio Gifuni, che ha letto alcuni passi degli scritti di Levi, espresse in una intervista (a cura dell’inviato Emilio Marrese, su la Repubblica, 22 febbraio, dove vengono dedicate pp. 42-43 a questo evento), ci devono far riflettere su quanto sta accadendo ora in Italia e in Europa: “Ancora più della memoria è importante il cortocircuito che si crea tra la memoria e quel che succede oggi, sotto gli occhi di tutti. Quanti lager in Italia, in Europa e nel Mediterraneo assomigliano a questo? Se non possiamo fare equazioni, lasciateci almeno le analogie”. Gifuni riflette sull’opera di Levi (il 27 marzo al teatro Regio di Torino riprenderà il filo con i suoi testi): “Da scrittore distillava le parole come sostanze chimiche conferendo loro precisione, esattezza ed essenzialità per arrivare sempre al nocciolo”. E aggiunge con preoccupazione e allarme: “Bisogna studiare a testa bassa per prepararsi ai tempi che stiamo attraversando. Tempi in cui tutti si sentono liberi di dire e fare qualsiasi cosa e i rappresentanti politici si abbassano sempre più di livello pensando così di assomigliare ai rappresentati. Svuotare di senso le parole come élite è servito ha creare un sistema di pensiero: c’è un disegno preciso per attaccare il sapere e la conoscenza, facendo considerare lo studio qualcosa di unitile anzi di pernicioso. Difendere il valore dello studio non è un rito vuoto perché la scuola è ancora un grande presidio di democrazia”. Queste riflessioni richiamano quelle di Levi nella conclusione de “I sommersi e i salvati”: “Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno. È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito e osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; come ho accennato più sopra, è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori. La violenza, “utile” o “inutile”, è sotto gli occhi di tutti…”. Il monito di Primo Levi racchiuso in queste parole scritte nel 1986, ha previsto la storia che è sotto i nostri occhi. Stanno accadendo fatti simultanei che inquietano per la “banalità del male” con la quale si manifestano nella totale e inquietante indifferenza – nonché complicità – dell’attuale Governo gialloverde. Ma la responsabilità ancora più grave è in quei rappresentanti del M5S che hanno mutato pelle e corpo pur di restare attaccati al potere, chiudendo gli occhi e anche l’anima di fronte alle ondate di xenofobia e di intolleranza scatenate dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, approvando il decreto “Immigrazione e sicurezza” (trasformato in legge il 27 novembre scorso). Quel baratto  per “cambiare l’Italia” ha avuto l’effetto di alimentare il consenso della Lega per le politiche discriminatorie e razziste contro gli immigrati trasformati in capro espiatorio, e nello stesso tempo divorare lo stesso M5S. Ma questo lo avevamo già preannunciato in tempi passati (basta rileggersi gli interventi del sottoscritto, in particolare del 27 settembre su questo giornale). E più avanti andrà questo Governo più sarà fatale l’abbraccio con Salvini per Di Maio e Company, come dimostrano i risultati nelle elezioni regionali, in particolare quelli recenti in Sardegna. Alle elezioni europee di maggio “il lupo” rivelerà la sua vera natura, come il mitico serpente marino, l’Idra di Lerna, dalle nove teste. Come racconta il mito, Eracle (Ercole) con l’aiuto di Iolao, durante la seconda delle dodici fatiche, è riuscito a portare a compimento la sua impresa schiacciando l’ultima testa, quella immortale, dopo aver tagliato e bruciato le altre otto. L’antropologia italica con i suoi tanti miti invece ci racconta la vocazione alla ricrescita di teste ben più pericolose, con la spiccata tendenza dell’italiano “medio” di preferire al logos il pathos, per poi lasciarsi sedurre dal mithos, mentre è avvolto dai tentacoli del “sonno della ragione” che “genera mostri”, come aveva ben profetizzato il pittore spagnolo Francisco Goya: e sente prepotente il desiderio di far scorrere nel suo sangue e nei suoi pensieri il lume della ragione non più su dell’altezza della sua pancia, perché porta dentro le viscere una delle nove teste del dux, ben pasciuta nel brodo di coltura del consumismo e del liberismo che “il populismo” ha incubato per decenni, dalla fine della Grande guerra. Questo fenomeno si registra in particolare da quando il cavallo della razza italica viene cavalcato da Salvini accompagnato dalla carovana Cinquestelle. Come l’ultimo episodio, in ordine cronologico, a Bari, dove una immigrata che vive in Italia da trent’anni, mentre si recava a casa dal lavoro, viene aggredita da un gruppo di donne che prima l’hanno insultata e poi picchiata: “Nessuno si è fermato ad aiutarmi – ha dichiarato Edith Tro – e il 118 è stato ancora peggio: dicevano mi stessi inventato tutto”.Senza dimenticare del ritorno dell’antisemitismo in Francia e addirittura nella lontanissima Argentina, dove il rabbino capo del Paese latino-americano Gabriel Davidovich è stato aggredito brutalmente durante la notte. Ma il capolavoro stilistico-verbale l’ha compiuto sempre lui, il ministro dell’Interno, custode della sicurezza degli italiani, compresi i pregiudicati (come attesta la visita nel carcere di Piacenza, per dare la propria solidarietà ad un imprenditore condannato, in spregio anche alle leggi che lui dovrebbe rispettare per primo). L’ennesima performance mediatica del suo genio – che a quanto pare seduce molti italiani – si evince dalla risposta alla famiglia Pozzo di Melegnano, dopo le scritte razziste e xenofobe contro Bakary, il ragazzo senegalese adottato nel 2016. I genitori hanno indicato la responsabilità proprio nel clima di odio generato dal Governo e in particolare dal vicepremier Salvini. Durante la manifestazione contro le scritte razziste Paolo Pozzi (23 febbraio) ha dichiarato: “Oggi in Italia c’è un clima di ostilità e indifferenza nei confronti delle persone che vengono da lontano molto maggiore rispetto a quello che io percepivo anni fa. Questo indubbiamente ha anche origine in determinati atti legislativi e pronunciamenti di alcune personalità del governo. Purtroppo c’è chi, anche tra i politici, ha voluto trasformare l’immigrazione in un problema mettendo in difficoltà  tante famiglie come le nostre. Chiediamo al ministro Salvini che condanni quanto avvenuto perché la violenza nasce anche da episodi come questa.” Ecco la profonda ed esemplare battuta ispirata da umana pietas: “Comprendo il dolore dei genitori ma devono rispettare la richiesta degli italiani di sicurezza”. Questo sì che è un vero homo di razza italica: “Prima gli italiani!” Ci risulta che i genitori di Bakary siano italiani e per giunta anche padani. E allora ci chiediamo: “A quali italiani si ispira e si rivolge Salvini? Ci sono italiani più italici degli altri? Interrogativi che vorremmo che rispondesse anche Luigi Di Maio e tutti i vertici dei M5S, compresi l’irresistibile comico Beppe Grillo, padre putativo del movimento assieme a Davide Casaleggio, visto che il nuovo triunvirato (il figlio di Gianroberto Casaleggio ha preso il posto del padre, dopo la scomparsa avvenuta nel 2016) si è riunito il 21 febbraio, Hotel Forum di Roma, per decidere il “new deal” del movimento, e Grillo ha dichiarato che “basta dare le colpe agli altri”. C’è da pensare che di fronte all’imperante “caccia allo straniero” scatenata da Salvini l’intelligenza e la sensibilità umana sia stata anestetizzata. Solo quella degli algoritmi del sistema Rousseau  è molto attiva per dare l’illusione ai Pentastellati di aver scoperto finalmente l’elisir di lunga giovinezza con la democrazia diretta (come nel caso dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti, che i vertici Cinquestelle hanno pensato bene di lavarsi le mani come Ponzio Pilato non assumendosi direttamente la responsabilità, affidandosi agli umori della piazza). Ma ora, alla luce della caduta vertiginosa del consenso, il capo politico M5S Di Maio ha annunciato la fine del tabù della loro purezza, con la nuova linea più aperta alla contaminazione razziale. Un altro effetto inquietante della propaganda xenofobica, l’episodio accaduto in una scuola elementare di Foligno con il presunto esperimento pedagogico sulla bellezza da parte di un maestro che molto probabilmente si è ispirato alla scuola positivistica lombrosiana-salviniana. Commenta Michele Serra sulle pagine di “la Repubblica” (22 febbraio, pag. 39): “Esiste un rapporto di causa ed effetto tra una politica che grida “prima gli italiani” e gli episodi di aggressività contro i neri (compresi i neri italiani; e i neri bambini, come pare sia accaduto in una scuola elementare di Foligno)? Con garbo perfino eccessivo una famiglia di Melegnano, premiata con una svastica sul muro di casa per avere adottato un senegalese, dice che sì, c’è un legame tra l’ossessione securitaria e l’odio razziale. Se ne dispiace, e lo segnala: anche perché, se è di sicurezza che si parla, una svastica che bussa al tuo portone non è quanto di meglio per addormentarsi sereni la sera e svegliarsi di buon umore al mattino”. Ma di grande significato la testimonianza della senatrice a vita Liliana Segre (superstite della Shoah): “Il silenzio fa parte dell’indifferenza e l’indifferenza fa parte dell’odio che sfocia per l’appunto dall’indifferenza. Il silenzio è molto colpevole… Più facile è voltare la faccia dall’altra parte. Avendolo purtroppo provato direttamente, è una cosa che mi ha ferito quando ero una ragazzina e che mi ferisce tuttora che sono vecchissima. Non ho mai potuto dimenticare quell’indifferenza e quel silenzio, perché per colpa di quell’indifferenza e di quel silenzio sono morte milioni di persone, colpevoli solo di essere nate. Adesso ci si scaglia per quel bisogno di odiare l’altro. Arrivata così tardi, a 88 anni, in Senato, ho subito presentato il mio disegno di legge che si chiama “Hate Speech” contro i discorsi dell’odio, che sono pericolosissimi. Perché se tutti ci lasciamo andare ai discorsi dell’odio non c’è limite a dove si possa arrivare… e il silenzio è il primo passo”(trasmissione Viva voce, 15 febbraio, su Radio Uno Rai). Corsi e ricorsi storici. “Se questo è un uomo” italiano… A questo punto, noi che siamo nati in Calabria (l’antica Italia) o nel Mezzogiorno, ci chiediamo quali siano le caratteristiche somatiche e intellettive per entrare nella nuova razza eletta dell’homo italicus salviniano, e se per caso rispondiamo ai requisiti che verranno redatti nel prossimo “manifesto della razza”. Ma di fronte a questa deriva di disumanità, a darci speranza ci pensano i ragazzi che protestano per la salvaguardia del clima, e per denunciare la cieca incuranza delle politiche compiute dall’Unione europea, grazie alla battaglia ispirata da Greta Thunberg, la 16enne svedese che ha iniziato uno sciopero della fame da agosto (ogni venerdì di fronte al parlamento svedese) seguita dagli studenti di tutta Europa. Giovedì scorso, 21 febbraio, si sono ritrovati a protestare di fronte alla sede della Commissione UE a Bruxelles. La stessa Greta, dopo l’intervento a dicembre in Polonia, nella conferenza Onu sui mutamenti climatici, questa volta lo ha fatto di fronte al presidente della commissione europea Jean-Claude Junker. Si sta creando un movimento spontaneo cheha coinvoltotanti studenti di diversi Paesi europei. E si spera che anche in Italia la coscienza ecologica possa diffondersi tra i giovani. Nonostante i potenti narcotici iniettati nella testa ancora “luminosa”delle nuove generazioni, questi ragazzi sanno guardare con lungimiranza il futuro del mondo, mentre i maturi e potenti “uomini oscuri” che hanno in mano il destino dei loro figli, in testa hanno solo la crescita del Pil e degli arsenali bellici, e pensano che tutto abbia un prezzo, che ogni cosa si possa comprare e vendere sul mercato, compresi gli esseri umani e la loro dignità. Questi assertori della crescita infinita, infatuati dal delirio di onnipotenza, con i loro eserciti di scienziati, professori, economisti, giornalisti, asserviti a questa folle corsa, sono scientificamente attenti a piegare qualsiasi ideale, qualsiasi sensibilità umana, qualsiasi coscienza etica, agli spietati interessi di pochi (l’ultimo rapporto Oxfam sulle disuguaglianze e sulle povertà dà una fotografia drammatica di come enormi ricchezze si accumulano nelle mani di una sempre più ristretta élite sia in Italia che nel mondo). Questa logica infernale ha causato tanti genocidi e massacri di innocenti nella storia del Novecento, come sta accadendo nello Yemen, dove c’è in atto la più grave crisi umanitaria del mondo, con circa 1,2 milioni di bambini che continuano a vivere in zone in cui il conflitto è molto attivo, come ha denunciato Save The Children e l’Unicef. Lo ha ricordato anche lo scrittore egiziano‘Ala Al-Aswani sulle pagine dell’inserto domenicale di “la Repubblica” Robinson (3 febbraio) rivolgendosi a papa Francesco che si accingeva a visitare gli emirati arabi: “Gli Emirati Arabi Uniti, il paese che è la tappa della sua prima visita, sono protagonisti di una terribile guerra in Yemen. Sono certo che lo sa, Santità, non occorre che glielo ripeta io. Eppure mi lasci dire quanto sarebbe importante che ne parlasse. Ho scoperto che come me è un grande ammiratore di Fedor Dostoevskij: sono certo allora che sa bene che il grande scrittore più di una volta si chiese perché alcuni bambini dovessero soffrire tanto e perché Dio permettesse che tanta sofferenza fosse inflitta loro. Una domanda che l’autore mette in bocca ad uno dei fratelli Karamazov, Ivan. Se me lo concede ci terrei a ricordarle che Ivan parlava principalmente di bambini malati e sosteneva che se Dio esistesse davvero non avrebbe dovuto permettere l’esistenza di certe malattie e il fatto che a soffrirne fossero prima di tutto i bambini: ma qui, Santità, non parliamo di malattia. Le persone che incontrerà stanno spendendo milioni di dollari per armi che uccidono i bambini, decine di migliaia di bambini yemeniti. La domanda che pone Ivan Karamazov dunque è molto rilevante, se messa nel contesto della sua visita e del suo incontro con il principe degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, uno dei principali promotori della guerra in Yemen”.(Lettera a Francesco dal mio Islam ferito, L’appello di ‘Ala Al-Aswani, 3 febbraio 2019, pp. 6-7). Sappiamo anche che molti di questi bambini, di cui parla ‘Ala Al-Aswani, sono massacrati dalle armi prodotte in Italia. Lo documentano diversi rapporti, e l’Italia continua a violare i trattati internazionali e la stessa Costituzione, come ha denunciato di recente anche l’Osservatorio dei Diritti su proprio sito (www.osservatoriodiritti.it) con due articoli a firma di Lorenzo Bagnoli del 29 gennaio (“Armi italiane in Arabia Saudita, Yemen e Siria: ecco chi li usa) e Giorgio Beretta. Quest’ultimo nel suo intervento del 22 febbraio (Armi italiane vendute all’estero per rilanciare il “Sistema Paese”) in occasione dell’Idex 2019 (International Defense Exhibition, l’esposizione biennale dei sistemi militari di Abu Dhabi giunta alla quattordicesima edizione), fa una forte denuncia delle complicità dell’attuale Governo, che non cambia regime rispetto alle forte responsabilità dei precedenti (in particolare con il governo Renzi nel 2016, le esportazioni di armamenti hanno un vero e proprio “boom”, come testimonia la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2016” che è stata presentata alla Camera. Si è trattato di un incremento record, del 581%, da 2,1 miliardi a più di 14,6 miliardi di euro): “Il Governo del Cambiamento non ha intenzione di rinunciare alla vendita di armi italiane in Medio Oriente. Tanto che per il sottosegretario alla Difesa Tofalo si tratta di un business dal sfruttare al massimo. Con buona pace dei diritti umani violati dall’Arabia saudita nella guerra in Yemen”. L’attuale Governo così come i precedenti, è indifferente alla vita di tanti esseri umani e soprattutto dei bambini, perché di mezzo c’è la difesa degli interessi mostruosi delle industrie belliche e non solo. Nel nostro Paese ci sono i bambini di Taranto esposti da decenni all’inquinamento dell’Ilva, la cui salute dovrebbe essere al centro di ogni scelta politica. Per questo la domanda di Ivan Karamazov, che ‘Ala Al-Aswani ha ricordato nella sua lettera a papa Francesco, la rivolgiamo anche ai rappresentanti del nostro Governo, e in particolare al Ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che ha firmato l’accordo con il nuovo gestore dell’Ilva, Arcelor Mittal: Perché permettete che a tanti bambini vengano inferte sofferenza e morte con le armi costruite in Italia e con l’inquinamento che l’Ilva di Taranto sta producendo? Il 25 febbraiosi è svolta una “Fiaccolata per i nostri Angeli” organizzata dall’associazione Genitori Tarantini in memoria dei bambini morti per il cancro e di tutte le vittime di malattie connesse all’inquinamento con il comune di Taranto che ha proclamato il lutto cittadino in ricordo di Giorgio Di Ponzio morto un mese fa e dei giovani tarantini scomparsi. Gli stessi genitori di Giorgio, Angelo Di Ponzio e Carla Luccarelli hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo che “ai bambini deceduti di Taranto sia assegnata una Medaglia al Merito che riconosca loro il calvario e il sacrificio avverso alle ingiustizie sociali ed ambientali subite”. Un’altra lettera l’hanno indirizzata a papa Francesco per avere un incontro domandandosi se l’enciclica Laudato Sii “abbia effetto su questa città martoriata dove ogni legge è stata sorpassata a favore del profitto ed ogni matrice ambientale è stata violentata con conseguente contaminazione degli alimenti”. L’iniziativa si è svolta in occasione del trigesimo del quindicenne che ha lottato per tre anni contro un sarcoma. Anche in questo caso, l’attuale Governo come i precedenti, ha chiuso gli occhi e ogni sentimento umano. A sollevare la questione dell’inquinamento dell’Ilva anche l’attore Michele Riondino, di Taranto, durante la trasmissione Viva Voce su Radio Uno Rai (andata in onda il 2 febbraio). Riondino fa parte del Comitato dei cittadini di Taranto, lo stesso che ha accusato il ministro Luigi Di Maio perché sull’Ilva non sono state rispettate le promesse fatte in campagna elettorale. Nel frattempo la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha sede a Strasburgo, nella sentenza di fine gennaio, ha condannato l’Italia per non aver protetto la salute dei cittadini di Taranto.  Da quando l’Ilva entra nella gestione di Arcelor Mittal Italia (1 novembre 2018), in seguito all’accordo siglato tra il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, sui media, magicamente, questo dramma è scomparso. In merito l’attore, durante la trasmissione Viva voce, ha commentato: “E’ sparita la questione perché il Governo dice di aver risolto un problema che in realtà non è mai stato veramente affrontato e Di Maio si deve mettere l’anima in pace adesso che sta da quella parte, può dire tutto quello che vuole, può arrabbiarsi quanto vuole, ma noi continuiamo a morire ed è storia di qualche giorno fa, un altro ragazzo di 15 anni ha perso la vita per un cancro che non si può contrarre a 15 anni (Giorgio Di Ponzio). E adesso checché ne dica il Governo, che fino all’altro giorno era per la chiusura degli impianti, la bonifica e la riconversione, questo Governo qui, che ha fatto campagna elettorale con i nostri concetti, le nostre opinioni, le nostre parole, le nostre idee, adesso, dopo che ha preso i nostri voti, adesso sta lì a fare il gioco del PD, il gioco di Calenda. E non può dire che è colpa dei governi precedenti, non può sempre dire questo. La sentenza di Strasburgo indica le inadempienze dei governi. Il governo Cinquestelle e Lega non ha fatto altro che dare adito alla proposta di Calenda fornendo ai nuovi acquirenti l’impunità penale. Quindi loro possono ucciderci senza correre il rischio penale.” Che fine ha fatto la sensibilità ecologica e umana del M5S? I bambini di Taranto e tutti gli altri esseri innocenti che vengono sacrificati per la cieca e spietata corsa al lucro, sono forse figli di un dio minore? La follia di cui parlava Primo Levi si ripete e prepara altri istrioniche maschere e grottesche caricature che già sono saliti sul palcoscenico delle nuove piazze digitali per imitare le magnifiche sorti del fuhrer e del duce. E sono tanti gli spettatori che applaudono compiaciuti ed esibiscono la propria narcisistica e narcotica ebrezza in questo virtuosistico circo social-mediatico e demagogico per l’esaltazione della razza italica populista e sovranista. In questi tempi in cui imperano gli “dei falsi e bugiardi”, oltre al mito della caverna raccontato da Platone ne la Repubblica (libro VII) nella stessa opera (libro I) il filosofo ci fornisce un’altra allegoria-chiave molto efficace per demistificare le maschere sedotte dal potere: quella del cane-lupo, del fedele cane pastore da guardia che si trasforma in lupo. Questo pericolo Platone lo intravede mentre riflette sulla figura del sofista e del tiranno. La pericolosità del lupo non sta tanto nella sua ferocia, quanto nella sua estrema somiglianza al cane, al buon cane pastore. Il demo, il popolo, non ha gli strumenti culturali per demistificare l’inganno, e mette a custodia del gregge un lupo nella convinzione che si tratti di un buon cane pastore. È quello che sta succedendo al gregge che i demiurghi Cinquestelle hanno portato al pascolo, ma anche al gregge del popolo italico che vede in Salvini un buon cane pastore contro i lupi stranieri: ma nel proprio ovile si ritroveranno il vero lupo pensando che si tratti di un buon cane pastore. “Attenti al lupo!” avrebbe ancora cantato Lucio Dalla. A egregie cose accendono l’animo l’urne dei forti… (Ugo Foscolo, Dei sepolcri)