Fuggire, evadere da questo mondo

Fuggire, evadere da questo mondo

Di Vincenzo Calafiore
05 Settembre 2017 Udine

« SOCRATE: Sono Nuvole del cielo, divinità potenti, sono loro che ci rendono capaci di pensare, di parlare, di riflettere, e di incantare e raggirare.
STREPSIADE: Solo a sentirne la voce l’anima mia si è alzata in volo, e già va cercando quisquilie e sottigliezze fumose.
SOCRATE: Non lo sai che sono loro a dar da mangiare a intellettuali di ogni tipo? »

Certe albe vengo alla finestra con un vestito di tulle azzurrino, soffice, trasparente, per la maggior parte delle volte si presentano accompagnate da un corteo di nuvole nere come i corvi e stanno lì per giorni e giorni senza far vedere il cielo.
La prima sigaretta affacciato sul niente, mi fa pensare, riflettere e mentre come un rituale che si è ripetuto tutte le mattine, preparo la caffettiera con la stessa gestualità, con la stessa calma e nel frattempo fumo la seconda sigaretta.
Il TG del mattino mi fa ripiombare nel baratro da cui la notte sono riuscito a saltarne fuori; c’è un pazzo dall’altro capo del mondo che si diverte a giocare con i missili e ci sono altri nell’ombra che hanno già designato il suo destino anche questo folle presto in qualche maniera verrà eliminato e il mondo continuerà a girare in un moto infinito come prima.
Ma nell’aria che respiro, in cui nuoto e vegeto c’è qualcosa o più di qualcosa che non fa e non fanno respirare, sono troppe le violenze, le disuguaglianze, il desiderio di morte e distruzione, troppe cose da cui fuggire o a cui sfuggire.
Nel mio quadrato o meglio il “ pensatoio” è agli ormeggi “ Pegaso” la mia astronave a remi ad attendermi … una volta a bordo rileggo le ultime pagine del portolano …. il mio ultimo viaggio su Orione.
E’ ogni volta emozionante salire a bordo e remando piano raggiungere la destinazione più desiderata, emozionante lasciare questo mondo ormai stanco e sazio di tutto, perfino della pace, e raggiungere un paese di cui ho sentito raccontare dagli ultimi viaggiatori viaggianti coi quali senza tanta fatica raggiungemmo Orione.
E’ un paese in cui uomini che hanno un’anima e cuore sanno volare, come qui sulla terra le farfalle, ne avevo già sentito parlare da alcuni viandanti che si muovevano confondendosi con le ombre nella notte; uomini che sapevano parlare con poche parole.
Erano giunti di notte dopo aver attraversato i deserti di città imperiali e megalopoli abbandonate a se stesse, vinte da un deserto che pian piano le ha invase e conquistate.
E’ un abbandono come una spiaggia senza mare, una spiaggia di conchiglie morte.
Li incontrai presso una fonte e rimasi con loro fino a quando c’erano le tenebre, spariti al primo albore lasciandomi antichi testi e mappe su cui erano stati segnati da altri uomini più antichi le rotte per raggiungere quei luoghi ove ancora si poteva volare.
Dagli oblò della Pegaso osservo il mondo allontanarsi e finalmente sentire in me un vento nuovo che mi sospinge come una di quelle correnti che fanno attraversare tutti gli oceani.
E sogno e sognando vedo un mondo migliore, persone migliori, città in mezzo a colline fiorite e mari, mari blu di poche tempeste; un mondo non di fuoco ma di pace, di eguaglianza, ove donne e uomini camminano assieme senza violenza senza oppressione.
Eppure questo mondo lo avevo visto, ci sono rimasto per tanti anni, poi perdendo il portolano non sono stato più in grado di tornarci!

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