Non sarebbe stato ucciso accidentalmente il militare cinquantenne di Tolentino morto il 16 maggio nella caserma di Foligno, dove lavorava da anni. Il collega Emanuele Armeni, 38 anni, umbro, è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. La perizia balistica avrebbe escluso l’errore accidentale, stabilendo il perfetto funzionamento della mitraglietta M12, con la quale venne esploso il colpo che centrò Lucentini mentre andava a prendere l’auto per tornare a casa.
Fondamentale i dettagli tecnici riscontrati dal perito Emilio Galeazzi di Terni. L’arma era in perfette condizioni e troppo pesante affinché il colpo potesse partire per sbaglio, se non premendo con forza il grilletto. L’autopsia ha chiarito la traiettoria di sparo, orizzontale, quando invece il militare arrestato sostenne di essere inciampato e che quindi il colpo era partito dall’alto in basso. Determinanti anche le intercettazioni telefoniche e ambientali. Armeni avrebbe fatto commenti negativi sul collega ucciso, sintomo, scrive la Procura di Spoleto, di “incompatibilità” tra i due.
A dare la notizia ai genitori dell’appuntato scelto Lucentini è stato il generale dell’Arma, Marco Mochi, comandante della Legione Carabinieri Marche, che si è recato a casa loro, in contrada Paterno, accompagnato dalla sorella della vittima, Daniela. Anche il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette ha telefonato alla famiglia.
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