Pisa, biodiversità ecco il progetto europeo Life+

Il progetto Life+ “Sos Tuscan Wetlands. Il punto dei lavori per la valorizzazione del Padule di Fucecchio” oggetto del seminario svoltosi oggi in Sala dei Granai di Altopascio ha messo in evidenza lo scopo e i risultati di quello che potrebbe essere definito come un metodo rivoluzionario di conservazione dell’habitat naturale non solo per la zona del Padule di Fucecchio ma per tutti quei territori che presentano caratteristiche similari rispetto al problema delle specie aliene.

I lavori oggetto di questo progetto, per un importo di 1.374.725,00 euro, cofinanziato per il 50% dalla Comunità Europea, coordinato dal Consorzio con il partnerariato del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze, ha come scopo il controllo delle specie aliene invasive per ripristinare gli habitat minacciati nelle aree umide interne della Toscana settentrionale, ed in particolare nei 3 SIC “Padule di Fucecchio”, “Lago di Sibolla” e “Bosco di Chiusi e Paduletta di Ramone”. Il progetto è supportato anche da: Regione Toscana, Provincia di Pistoia, Provincia di Firenze, Comune di Altopascio, Comune di Larciano, Società Agricola Castelmartini, Associazione Sibolla Nostra.

L’obiettivo generale è quello di invertire la tendenza di perdita drastica della biodiversità e naturalezzadovuta ad alcune specie aliene invasive che hanno portato all’estinzione o alla elevata diminuzione di molte specie di interesse comunitario e alla scomparsa di formazioni vegetali un tempo abbondanti. La biodiversità è un elemento prezioso del nostro patrimonio, non solo per l’aspetto ambientale e forestale, ma di crescita personale e culturale, e il rispetto per ciò che la natura ci ha tramandato nel corso del tempo è fondamentale per mantenere un territorio protetto e poterlo consegnare integro alle generazioni future.

Sono iniziate le catture dei gamberi della Louisiana o gamberi killer: anche se il numero degli animali catturati con speciali nasse dall’inizio della stagione del 2015 è ragguardevole è stata notata una diminuzione delle presenze rispetto al 2014, anno di inizio del progetto. Contemporaneamente si è assistito a un aumento di presenza di specie locali (come la rana), grazie alla cattura di questi formidabili predatori. Inoltre le tane dei gamberi, più piccole ma compensate dall’alto numero di esemplari, causano diffusi cedimenti delle sponde e degli argini, rendendo difficoltoso il transito per la manutenzione. Il materiale escavato poi si disperde sul fondo degli specchi d’acqua innalzando il fondo ed aggravando il problema dell’interrimento.

Sono a buon punto i lavori per il controllo della diffusione della gaggia, una specie fortemente invasiva che soffoca e sopprime ogni altro tipo di vegetazione tipica delle zone umide, degradando gli habitat naturali. Ma il danno provocato da questa pianta non è solo ambientale ma anche di tipo socio-economico, in quanto l’invasione di gaggia rende difficoltoso o impossibile il transito sulle arginature e molto oneroso il taglio vegetativo per la forte componente di legnosità della specie.

 A breve inizieranno i lavori per la cattura delle nutrie, una specie diffusa in molte aree d’Italia che scava la tana in prossimità dell’acqua, negli argini e sulle sponde dei corsi d’acqua. Con il variare del livello dell’acqua le nutrie creano nuove tane ad altezze diverse, abbandonando le vecchie e perforando le arginature in più punti. Ne consegue che l’indebolimento del corpo arginale porta a crolli anche improvvisi.  Il Consorzio nelle sue funzioni di manutenzione ordinaria è chiamato a ripristinare anche i danni provocati da queste specie.

Elena Tricarico dell’Università di Firenze: «Comincia il secondo anno di attività del progetto relativamente al gambero della Louisiana, e i risultati sono promettenti. A breve cominceranno anche i lavori sulla nutria».

Franco Fambrini, Project Manager del progetto: «Difficile oggi pensare che il problema della salvaguardia idraulica possa essere affrontato solo dal punto di vista meccanico, scavando fossi o tagliando erba: una buona gestione anche dell’habitat porta ad un risparmio in termini di tempo e di spesa. Gli interventi per la ricostituzione arginale per chiudere le tane o per il ripristino a seguito di una frana causata da una tana, sicuramente presentano un costo maggiore rispetto a un corretto controllo della specie, e questo progetto ha dimostrato e sta dimostrando tutta la sua validità».

Marco Monaco, Presidente del Consorzio 4 Basso Valdarno, ha commentato «Le azioni intraprese per questo progetto sono il primo passo per garantire a questo territorio l’attenzione che merita e di cui ha bisogno, una cura per certi versi anche drastica ma che è l’unica possibile per poter mantenere questo territorio integro e “sano”. Poter usufruire di un “sistema ambientale” efficace sarà un vantaggio per tutti i cittadini, che potranno così ampliare una serie di attività e servizi, fino anche alla valorizzazione di un turismo sostenibile. Una volta che i risultati saranno visibili e le metodologie ben strutturate, queste tecniche di controllo potranno essere esportate anche nelle altre zone del comprensorio che presentano lo stesso problema, garantendo così al tempo stesso una maggiore tutela del suolo e un risparmio di oneri che potranno essere reimpiegati in altri progetti sul territorio stesso».

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