Dal 25 novembre studenti e detenuti s’incontrano in scena alla Casa Circondariale di Torino

“Ognuno ha la sua legge uguale per tutti” è l’evento teatrale proposto dal regista Claudio Montagna e dalla Compagnia Teatro e Società, il 25, 26, 27, 28 novembre 2014 presso il teatro della Casa Circondariale di Torino, con l’obiettivo di affrontare i pregiudizi e gli stereotipi che riguardano la giustizia. Le serate, cui parteciperà un pubblico di oltre 500 persone, nascono da una riflessione sui confini tra lecito e non lecito, sulle molte sfaccettature dei reati, sul ruolo del carcere.

L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto Varianti dell’Esilio da Teatro Società grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo che sostiene in maniera significativa importanti progetti all’interno degli istituti penitenziari: «La pena inflitta a un detenuto – secondo quanto afferma il dettato della nostra Costituzione – non deve rappresentare soltanto una sanzione bensì tendere alla riabilitazione. Questo percorso di emancipazione non si conclude nell’individuo, ma offre vantaggi in ultima analisi all’intera collettività. La Compagnia di San Paolo, d’intesa con enti e autorità locali, sostiene e promuove da anni, attraverso “Progetto Libero” progetti su temi carcerari che rispondano a tali principi. Tra questi figurano le iniziative di Teatro e Società, che offre su questi temi riflessioni da un punto di vista non convenzionale e con grande impegno sociale e civile».

ll progetto vede la partecipazione dell’Assessorato alla Cultura della Città di Torino: «continua lo straordinario sforzo che ci vede impegnati e partecipi al progetto teatrale nei luoghi di detenzione – spiega – l’Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione della Città di Torino, Maurizio Braccialarghe. Realizzare un ponte tra la comunità civile e le persone recluse consente di portare avanti una riflessione sul tema della giustizia e della restituzione che la finzione teatrale ci aiuta a compiere. Quest’anno il coinvolgimento di giovani studenti insieme ai detenuti ci consentirà un ulteriore passo avanti rispetto a quelli finora compiuti».
E’ condiviso operativamente dalla Direzione, dagli educatori e dagli agenti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno e dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino nell’ambito della Cattedra di Sociologia Giuridica. E’ seguito dall’Ordine degli avvocati; dal Comune di Torino nella figura della Garante dei diritti delle persone private della libertà; dall’Assessorato alle politiche sociali della Provincia di Torino.

Nelle quattro serate, un gruppo di 15 detenuti del Padiglione A e un gruppo di 15 studenti universitari della Facoltà di Giurisprudenza e degli Istituti di scuola Media Superiore di Torino porteranno al centro della scena le ragioni di chi condanna, quelle di chi assolve mettendole a confronto con le leggi dello Stato e con il punto di vista del pubblico. Mentre un gruppo improvviserà brevi storie di illeciti, l’altro gruppo, senza averle conosciute prima e diviso in due fazioni contrapposte, dovrà condannare o assolvere.
Attraverso momenti teatrali, saranno proposti casi reali, tratti dalla vita quotidiana inerenti le cosiddette furberie o le situazioni che offrono giustificazioni “umane” ma anche occasioni di trasgressione dalle norme che, secondo la legge, prevedono la detenzione. A un esperto di diritto il compito di chiarire di volta in volta ciò che la Legge dispone, fornendo uno strumento in più per comprendere la forza della norma giuridica e il suo- a volte complesso- rapporto con i valori e il sentire comune.

«E’ diffusa – spiega Claudio Montagna – una propensione proprio da parte dei più giovani a giudicare pesantemente i comportamenti devianti. Ma chi giudica poi sa accettare fino in fondo le regole? Su questo interrogativo e per approfondire il significato di alcune risposte al questionario, abbiamo costruito il confronto. L’obiettivo è quello di far emergere e cogliere dal vivo, com’è nostra consuetudine, abiti mentali e atteggiamenti che spesso destano stupore non per fornire risposte ma per stimolare piuttosto una conoscenza critica e la maturazione del senso civico».

Il tema è stato sviluppato attraverso incontri mirati con gli studenti, svolti presso l’Università degli Studi e in carcere con i detenuti, alla luce degli inattesi risultati di un questionario elaborato nell’ambito di una ricerca avviata nei primi mesi del 2014 dalla Cattedra di Sociologia Giuridica e che ha coinvolto 336 studenti – frequentanti l’ultimo anno di 5 scuole superiori diverse e studenti del primo anno dei corsi di laurea di Giurisprudenza – e 100 detenuti presso la casa circondariale Lo Russo e Cotugno.
Lo studio condotto dal prof. Claudio Sarzotti, dalla prof.ssa Cecilia Blengino e dalla prof.ssa Silvia Mondino si è occupato di ricostruire come sono vissuti il rapporto con la legge e con le conseguenze sanzionatorie della sua violazione, sia quello con i diversi attori sociali coinvolti in un’azione penalmente rilevante (vittima, forze dell’ordine e autore di reato). Mette in evidenza come – di fronte a situazioni concrete – il principale riferimento per i comportamenti degli individui non sia sempre rappresentato dalla “legge” ma da norme di carattere sociale o morale. Gli studenti intervistati tendono ad identificare come reati comportamenti che percepiscono come particolarmente gravi e nei quali sembra che essi riescano ad identificare con facilità un danno e una vittima.

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