Rifondazione dell’impianto stradale del centro storico di Crotone a forma di albero nell’alto medioevo – Da uno studio del sorianese Davolos

 

 

Si tratta di un articolo estrapolato da una ricerca sulla storia urbanistica di Crotone realizzata in loco nel 2007 da Nazzareno Davolos, architetto romano originario di Soriano Calabro, sotto la guida del compianto prof. Enrico Guidoni, per il Progetto Pon Sit Calabria, Dipartimento ArCos, Facoltà di Architettura di Valle Giulia della “Sapienza” di Roma. Lo studio del Davolos è stato poi pubblicato su “Il Tesoro delle città”, nel 2011 dall’Editore Kappa di Roma col titolo “Rifondazione dell’impianto stradale del centro storico della  città di Crotone a forma di albero”. Così principia il suo articolo Davolos. “Il centro storico di Crotone […], è un interessantissimo esempio nella storia dell’urbanistica perché presenta una storia millenaria, un tessuto urbano stratificato e soprattutto diversi fattori che ne hanno condizionato lo sviluppo urbano; si trovano difatti tematiche come le cinta murarie greche romane, altomedievali e cinque-seicentesche, la continuità e la discontinuità dal sistema di strade tardo antico a quello alto medievale, la progettazione curvilinea delle strade e i vicoli chiusi, la città tardo medievale tra XIII e XV secolo, l’inserimento e la disposizione degli ordini religiosi e mendicanti nel tessuto urbano, la costruzione e l’ampliamento della cattedrale, le modifiche operate tra XVII e XIX secolo con le piazze trapezoidali, il rinnovo dell’edilizia privata con la realizzazione dei palazzi nobiliari, le demolizioni di fine ‘800 di parte delle mura, etc.”.

Lo studio dell’architetto romano intende evidenziare come la rifondazione dell’impianto stradale della vecchia Crotone abbia raggiunto il risultato “della forma articolata a somiglianza di un albero”. Insomma “una struttura distributiva con una via principale di attraversamento e dei percorsi secondari che da essa si ramificano [che] è una particolarità utilizzata nei modelli urbanistici islamici e [che] in seguito avrà un ruolo nella formazione di molti centri urbani europei”. […] “Per avere un’esatta comprensione della matrice culturale, della formazione e del significato creativo dell’elaborazione progettuale della rifondazione […] sono state confrontate le strade e le piazze che ripetono le stesse specificità in altri centri d’Italia e d’Europa: tra le città che presentano analogie d’impianto con il tessuto labirintico, l’assenza di grandi piazze, la via principale, le vie secondarie e i vicoli ciechi si possono citare Siracusa e Palermo, Altamura, Grottaglie e Putignano, Il Cairo e Algeri nel nord Africa, Siviglia, Toledo e Malaga nella penisola iberica”. Tessuto labirintico, perché? Secondo lo studioso sorianese “i tessuti labirintici sono di esclusiva appartenenza all’ambito islamico [e] la rifondazione stradale è avvenuta con l’apporto di questa nuova teoria ed estetica della città e di un nuovo senso della bellezza…”. Tutto all’insegna del simbolo del labirinto che vuole essere un messaggio che attiene anche alla cultura e alla religione ebraica. In nota, a questo proposito, l’autore ricorda che nel 1231 “la città di Crotone vive un certo fervore economico grazie anche alla presenza della numerosa comunità ebraica che erige la sinagoga all’interno del proprio quartiere”. “Una immagine – chiarisce Davolos – di natura simbolica riferita non solo ad elementi vegetali ma che allude all’ordine cosmico, aspirazione comune a molte religioni diffuse in Occidente. Una cultura decisamente nuova rispetto a tutte le precedenti, che darà principio, con uno sconvolgimento lento ma costante nel tempo, a cambiamenti sia nel campo dell’architettura e dell’urbanistica che delle arti visive.” A proposito, poi, del “vicolo cieco”, questo “ permette di confrontare la città di Crotone con altri centri dell’Italia meridionale che hanno subito l’influenza islamica. […] In effetti è proprio il vicolo cieco, originariamente modellato sulle parentele familiari e probabilmente dotato, per motivi difensivi, di una porta d’accesso, l’elemento urbanistico più caratteristico che è resistito nel tempo. Anche la progettazione della configurazione del circuito murario curvilineo era verosimilmente connesso alla tradizione pagana e al culto di elementi naturali, come fiumi e alberi.” Ma perché una viabilità tortuosa ed intrecciata in uno spazio non molto vasto e racchiuso fra mura? L’architetto di Soriano ci spiega che “il sistema delle strade serpeggianti insieme ai vicoli era accessibile solamente a chi circolava prevalentemente a piedi come gli artigiani e i contadini, mentre le vie ampie erano funzionali al transito coi cavalli quindi utilizzate dalle truppe, dai mercanti e per i cortei”. […] In sostanza “l’articolazione a forma di albero dell’impianto stradale si può ritenere una ristrutturazione dell’insediamento antico e una originale rifondazione della città che segue le qualità specifiche dell’urbanistica islamica; le strade sono alternate come i rami nel tronco con un maggiore effetto naturalistico per annullare la simmetria geometrica degli assi stradali della città romana.[…] La presenza musulmana ha lasciato un segno anche nella rete di organizzazione esterna alle mura, il concetto naturalistico si ripercuote nell’ambiente con le strade che raggiungono il territorio con andamento curvilineo. […]

 Nel periodo della conquista musulmana avvenuta prevalentemente per le vie del mare, la cultura araba ha condizionato il modo di progettare e riorganizzare gli insediamenti urbani. […] Le relazioni [dell’Islam] con la città di Crotone iniziarono nell’840; i musulmani sconfissero le flotte bizantine e veneziane alleate sotto la guida del Capitan Saba, espugnarono e occuparono la città di Crotone e stabilirono una colonia permanente a Santa Severina. La popolazione scese di numero perché una gran quantità di abitanti si spostarono  nell’entroterra: per problemi connessi alla difesa vi era la tendenza a riedificare civitates  nelle località più inaccessibili […].La città ebbe una relativa autonomia[…] con l’invasione normanna. […] Con i Normanni si ha una ripresa economica e un rinnovamento impresso alla struttura urbana che si esprime in maniera precisa con la riproposizione del centro politico  – militare, il castello, in contrapposizione al potere religioso, la cattedrale che ha rappresentato l’elemento riorganizzatore dell’organismo urbano in funzione delle parrocchie”.                              […] Tornando al sistema stradale a forma di albero, Davolos scrive che “è interessante osservare un avvenimento che induce a riflettere in merito ad interventi che vanno ad operare su organismi architettonici – urbanistici storici: verso la fine dell’800 nella città di Crotone sono state demolite parte delle mura cinquecentesche. Abbiamo visto come a Crotone la via principale portante e la distribuzione delle strade secondarie con la fitta trama dei vicoli stretti è ancora rintracciabile. Indubbiamente l’architetto crotonese Tommaso Pirozzi, che ha progettato la piazza porticata in sostituzione della porta di Terra, aveva decifrato la forma di albero delle vie e ne continua il segno con la base del ‘fusto’ proprio con il suo intervento. Il modello urbanistico ad albero ha subìto trasformazioni ma non ha perso l’aspetto originario: il Pirozzi ha operato sotto un controllo storico – critico e non ha smarrito la concezione spaziale stradale che gli ha suggerito la composizione della piazza; le modifiche attuate hanno consegnato un’immagine moderna ma non hanno abbassato la qualità dell’urbanistica storica.” Dopo una breve cronistoria delle fasi dell’abbattimento dell’antica porta e delle mura iniziate nel 1867 e la ricostruzione della moderna piazza ai piedi della cattedrale, Nazzareno Davolos  ammette che tutta l’opera del Pirozzi “nonostante le demolizioni effettuate su parte delle mura, è una testimonianza dell’attenzione che si aveva per i luoghi in cui si abitava, a differenza dei nostri giorni.”. Con l’odierna piazza Pitagora, già  intitolata a Raffaele Lucente primo sindaco del capoluogo dopo l’Unità, “si è introdotto nel tessuto cittadino un elemento di cerniera tra la città muraria e la nuova espansione oltre le mura”. Insomma, con gran compiacimento dell’architetto romano, “Tommaso Pirozzi ha avuto l’idea originale di creare la base del fusto dell’albero di strade e nello stesso tempo realizzare il baricentro del sistema di strade che si inoltrano nel territorio”. E, nel concludere il suo studio, Davolos,  sulla scia dei tanti viaggiatori stranieri  giunti a Crotone e che ci hanno lasciato suggestive pagine, ci regala due righe di piacevole liricità. “Piazza Pitagora, con le colonne in stile dorico dei portici, è un gradevole ingresso e, data la posizione privilegiata, è divenuta il punto vitale della città.”

9 su 10 da parte di 34 recensori Rifondazione dell’impianto stradale del centro storico di Crotone a forma di albero nell’alto medioevo – Da uno studio del sorianese Davolos Rifondazione dell’impianto stradale del centro storico di Crotone a forma di albero nell’alto medioevo – Da uno studio del sorianese Davolos ultima modifica: 2013-03-18T07:06:25+00:00 da Mimmo Stirparo
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