Pensiamo di appartenere solo a Dio

Pensate ho immaginato una vita intera un mondo diverso, ove si possa camminare avendo in testa le note di un tango. Ove sia possibile parlare ascoltando la musica dentro. Sono stato uno stupido? No perché questo mondo esiste ed io l’ho rincorso fino a trovarlo, questo è il mondo ove io vivo, questo è il mondo nel quale ho scelto di vivere la mia breve eternità. Ed invece anche se mal volentieri sono costretto a rasentare il mondo riflesso negli occhi di altri, nelle parole di altri, in cui qualcuno suggerisce come bisogna nutrirsi, o vestirsi, come lavarsi, come comportarsi e peggio ancora come amare, come procreare. Qualcuno verrà a dirmi quanto costo alla società, che devo rompermi la schiena per pagare la tassa sulla salute, sui rifiuti, sulla tana dove dormo, sulle strade dove cammino, sull’aria che respiro, perché come mi muovo inquino. Un mondo questo che mi vieta di sognare o di avere un sogno e se si è  sognatore si sarà rinchiusi  in un manicomio e gettati via le chiavi, perché sei diverso, perché hai la musica dentro, perché ti commuovi, perché sai piangere, perché sai sorridere, perché non sei omologato al resto della società, perché si è pericolosi. Pensate tutto questo già accade in silenzio e senza rumore sotto i vostri occhi appannati dalla demagogia. Pensate invece a come siete stati ridotti, omologati finanche nel pensiero, uguali negli atteggiamenti, uguali la maniera di guardare.  

Pensate a questo mondo in cui vi hanno gettato e costretti a vivere di cose che non servono a niente, che vi fanno avere delle necessità di cui non ne avete necessità; continuate pure ad amare il vostro mondo fatuo ove tutto ha breve durata perfino i sentimenti, l’amore, l’amicizia, vi nutre di falsi dei, di vane ideologie mentre vi separano e vi allontanano dal mondo che io conosco e che voi avete abbandonato per questo. Non è utopia pensare ad un mondo diverso, non è neanche difficile raggiungerlo basterà: guardarsi dentro, ascoltare ciò che suggerisce il cuore perché è un seme della vita e non avrebbe senso vivere se dovesse mancare questo. Vivere per me significa fare un viaggio nell’innamoramento di tutto quanto compone la vita stessa, perché la vita è luce, è sole, aria, terra; non innamorarsi profondamente di questi equivale a un non vivere, ed io voglio vivere. Sfidando continuamente le avversità e le condizioni, sfidando il mare in cui sono stato gettato per sopravvivergli e raggiungere il mondo che c’era appena lasciata la riva. Devi provarci a compiere un viaggio diverso e facendolo sappi di non essere solo nel viaggio che farai o che stai facendo, hai o avrai con te le persone che hai dimenticato lungo le strade che hai attraversato e che fanno ritorno all’improvviso come a volerti indicare una via. Sono quelle persone che hanno lasciato in te segni indelebili quando ti sono passate accanto e non le hai più riconosciute, sono quei preziosi dettagli della tua carta nautica che via via consulti e assumono l’aspetto che il tuo cuore loro suggerisce.

Ma c’è una scatola che si anima e prende vita di sera per ammaliarti con false illusioni, che ti racconta un sacco di bugie vestite di verità. Ci sono maestri che ti allontanano da Dio e specchi che ti fanno riflettere di luce non tua. Quanto tempo è passato in questo mio viaggio di musica e parole, di silenzi e pensieri, di tratti incisi con punta di matita; mezzo secolo di tante cose, di tante parole, di tanto sognare, di tante immaginazioni.

Ed io ho guardato quelle immaginazioni fisse negli occhi come luna bianca e ho provato grande tristezza sentendo il suo lamentoso silenzio, il suo freddo passarmi da parte in parte; ma ho anche sentito il calore di un’altra mano che stringeva la mia e ho visto la mia vita alla stessa maniera di un prato in primavera. Ascolta devi provarci almeno una volta ad annusare l’aria che sale dal mare pregna di salsedine, o di attendere la prima luce del giorno; siediti ed ascolta il tuo cuore. Perché ci saranno altre cose che potrebbero piacerti invece di bucarti le  vene  delle braccia, o di disegnarti la pelle con degli inchiostri, di bucarti lingua ed orecchi con borchie ed anelli, di startene seduto davanti ad un video ad attendere la fortuna. Lascia queste vie e prendene altre che ti portano alla fine della riva per iniziare un nuovo viaggio. Lascia la violenza a questo mondo violento per le donne e con le donne, con i bambini e prova invece a scrivere una lettera ad un amico macchiandoti le dita d’inchiostro. Così avrai da offrire qualcosa ad una donna che ti sorride!

Chiudendo auguro a te ogni bene e tanti auguri di un buon e felice viaggio attorno al tuo cuore! Ciao

 

 

 

 

   
   
   
 

 

9 su 10 da parte di 34 recensori Pensiamo di appartenere solo a Dio Pensiamo di appartenere solo a Dio ultima modifica: 2012-12-30T22:16:21+00:00 da Vincenzo Calafiore
Condividi su...
Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0