Vibo Valentia, tangenziali Italia Nostra parte civile nel processo

Domenica c’è statala Giornata Mondialedella Terra, celebrata da un miliardo di persone sparse in 175 Paesi del mondo per sensibilizzare sulla crisi ambientale e promuovere la difesa del nostro Pianeta.  Giunta alla sua 42esima edizione, l’Earth Day è nato nel 1970, per merito del senatore democratico Gaylord Nelson. Ma purtroppo si assiste a incredibili disastri provocati dalla cecità dell’uomo. Ancora più grave quando a causare questi disastri sono coloro che dovrebbero tutelare la collettività e l’ambiente. La vicenda delle due tangenziali cittadine, una di competenza provinciale l’altra comunale, ne sono un esempio emblematico che fanno capire come questo territorio, oltre all’oppressione terribile della criminalità organizzata, conosce le disastrose conseguenze dell’incapacità della classe dirigente di operare per il bene pubblico. Di qualche giorno fa le conclusioni preliminari delle indagini che hanno portato in giudizio ben otto persone perla Tangenziale Est. Ci sono coinvolti dirigenti della Provincia, tecnici e imprenditori. Ancora una volta una profonda ferita al nostro territorio a causa di opere dissennate e di comportamenti altrettanto spregiudicati, che ricadono sulla collettività e sul destino di questa terra. Un’opera che doveva rappresentare un’arteria di sfogo per la città invece è diventata un pericolo pubblico. Stesso discorso per l’altra tangenziale, quella ovest, di competenza dell’amministrazione comunale (appaltata nel 2002 e sequestrata a maggio dello scorso anno). Da oriente a occidente Vibo Valentia è segnata dallo scempio, dall’inciviltà e dallo sperpero di risorse pubbliche.

Il presidente della Delegazione Vibonese di Italia Nostra Gaetano Luciano interviene in merito e annuncia che nel processo che si aprirà (previsto a luglio perla Tangenzialeest ) l’associazione fondata da Umberto Zanotti Bianco, che si batte per  la salvaguardia e la tutela dei beni culturali e ambientali, si costituirà parte civile. Luciano riconosce che l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine supplisce la latitanza della politica e auspica che si faccia chiarezza sulle responsabilità che hanno portato al sequestro che fa emergere, in modo eclatante, ancora una volta, l’uso spregiudicato delle risorse pubbliche senza alcun rispetto per il ruolo istituzionale, per l’ambiente, per l’incolumità dei cittadini e per la legalità. Una opera di distruzione in cui certi calabresi, come aveva affermato Giuseppe Berto in un famoso articolo del 1972, “sono infaticabili e, a modo loro, geniali”.

“Ancora  una volta – sottolinea Luciano – sono le forze dell’ordine e la magistratura a colmare il vuoto della politica in questo nostro territorio. Queste vicende dimostrano la scarsa sensibilità per il bene pubblico, per l’ambiente e l’uso spregiudicato delle risorse pubbliche con gravi danni al paesaggio e al patrimonio culturale. L’incapacità di esprimere progetti utili e lungimiranti sono il tratto di tutti questi anni che ha portato sia il capoluogo che il territorio provinciale al degrado politico, etico-sociale, civile, urbanistico e ambientale”.

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