Partite truccate in ballo altre gare di serie A e calciatori della Nazionale

Nell’interrogatorio odierno davanti al pm durato oltre cinque ore e in quello di venerdì davanti al Gip di Cremona, il calciatore del Piacenza Carlo Gervasoni ha parlato di altre 10 partite, rispetto a quelle note alla magistratura, 3 delle quali di serie A. Lo si è appreso alla conclusione dell’interrogatorio del calciatore. Gervasoni, nei due colloqui con i magistrati, avrebbe fatto inoltre il nome di una ventina di giocatori (non di primo piano) che potrebbero essere coinvolti nel giro delle partite truccate. Ha spiegato, inoltre, che delle combine di 3 partite di serie A di cui ha parlato, due sarebbero andate a buon fine. Le partite di serie A sono Palermo-Napoli, Napoli-Chievo e Inter-Chievo. Emerge dalle migliaia di atti allegati. Della prima non si era mai parlato, mentre le altre due erano già entrate nell’inchiesta. A tirare in ballo la sfida tra rosanero e azzurri è Massimo Erodiani, arrestato a giugno scorso, nel corso dell’interrogatorio davanti al pm Roberto Di Martino. Le partite “truccate”, spiega Erodiani, “non si vengono a sapere se non la domenica mattina… proprio per il fatto di non sputtanarle”. Erodiani dice però di non sapere se la combine su Palermo-Napoli fosse poi andata in porto: “Non possiamo darlo per certo, però con il risultato che fanno loro la partita è finita 2-1 per il Palermo, al primo tempo già”.

E’ anche Cristiano Doni a catalizzare ancora l’attenzione nell’ambito dell’inchiesta “Last Bet” sul calcioscommesse. Nell’interrogatorio di garanzia della scorsa settimana, il centrocampista nerazzurro ha ammesso di aver “aderito” all’iniziativa illecita delle scommesse “solo per la passione che mi legava alla mia squadra e la speranza di poterla portare all’obiettivo di quella stagione”. Il desiderio di aiutare l’Atalanta a risalire in Serie A, quindi, sarebbe stato la molla che ha convinto Doni a contribuire alla combine delle gare che vedevano coinvolti i nerazzurri. “Io per l’Atalanta ho sempre giocato – ha ammesso, alla presenza del Gip Guido Salvini e del procuratore della Repubblica Roberto Di Martino nell’interrogatorio di garanzia di venerdì scorso – e non ho guadagnato nulla dai fatti che ho raccontato”. Doni, nel corso dell’interrogatorio, ha raccontato di essere stato avvicinato per intervenire sul risultato della gara Ascoli-Atalanta dello scorso campionato, pur rifiutando di incontrare l’ascolano Micolucci. L’atalantino, forse per alleggerire la propria posizione, ha aggiunto di non avere avuto la sensazione di una particolare arrendevolezza da parte dell’Ascoli nel corso della partita, cui comunque ha solo assistito dalla panchina. Confermata, invece, la combine su Atalanta-Piacenza: “Non avuto alcuna parte in guadagno o vicende simili attinenti a scommesse su questo risultato”, ha precisato Doni. A confermare questa circostanza è Salvatore Pino, legale del giocatore: “Gli inquirenti hanno creato l’atmosfera giusta – dice l’avvocato di Doni – ci si è concentrati soprattutto su fatti ormai noti, mi riferisco in particolare ad Atalanta-Piacenza. Se il Gip ha suoi convincimenti, ma non se n’è parlato per nulla. A lui non è stato richiesto di chiamare in correità altri soggetti. Con lui non ho parlato degli incontri con gli ultras dell’Atalanta. Ha avuto contatti con Santoni che, credo, era a sua volta in contatto con Buffone, poi non so se alle spalle di Santoni ci fossero gli altri soggetti indagati nella prima tornata. Dal punto di vista umano, credo che tutto sia partito dalla retrocessione della squadra in B e dal desiderio di riportarla su. Gli si è presentata la possibilità di ottenere risultati facili, poi è fuor di dubbio che ci siano state anche le scommesse. Sotto il profilo umano, però, ha specificato che mai nella vita si sarebbe sognato di vendere una partita contro la sua squadra”.

Cristiano Doni, dal canto suo, ha anche dovuto rispondere personalmente agli Ultrà, che gli chiedevano conto dell’inchiesta: lo si evince da un’informativa del servizio centrale operativo (Sco) della polizia, secondo la quale il capitano atalantino vive “con estrema preoccupazione l’attesa della decisione che la Procura federale prenderà nei suoi confronti, considerato anche il forte vincolo di amicizia che lo lega al capo ultras dei tifosi orobici”, Claudio Galimberti, detto ‘il bocia’, “che più volte lo invita a presenziare alla festa organizzata dai supporter, chiedendogli nella circostanza contezza sui fatti che lo vedono coinvolto, temendo ripercussioni anche societarie”.

Redazione

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