Scoppia un nuovo caso internazionale. L’Assembla nazionale francese vota una legge che punisce la negazione del genocidio del 1915 a danno degli armeni e la Turchia reagisce con durezza. Il Premier Erdogan ha accusato Parigi di “una politica fondata sul razzismo, la discriminazione e la xenofobia”, richiamando in patria l’ambasciatore e ammonendo che “simili ferite si rimargineranno molto difficilmente”.
Nonostante gli avvertimenti e le pressioni turche dei giorni scorsi, la grande maggioranza della cinquantina di deputati presenti in Aula ha approvato per alzata di mano il testo che prevede un anno di carcere e 45 mila euro di ammenda per chi neghi pubblicamente il genocidio commesso dai turchi nel 1915. La Francia riconosce ufficialmente due genocidi: quello a danno degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e quello degli Armeni, ma finora era punita solo la negazione del primo. Manca ancora l’approvazione del testo da parte del Senato, e non è certo che vi si arrivi prima della fine della legislatura, in primavera, ma la volontà politica della Francia è evidente: hanno votato a favore della legge il partito di maggioranza di centrodestra Ump, il Nuovo Centro, i socialisti e i comunisti.
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