Vincenzo Bilotta da Vibo Valentia a Roma a gestire il narcotraffico con la ‘ndrangheta

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Mangiava il pesce in un ristorante a Trebisacce, in provincia di Cosenza, Vincenzo Bilotta, 53 anni, nato a Vibo Valentia ma residente da trent’anni a Roma, latitante dal giorno della gambizzazione di Alessio Pellegrini, il trentatrenne ferito da un colpo di pistola il 19 settembre scorso in via Monte delle Capre. Una vita da boss emigrato per lui. Ora si sono aperte le porte del carcere. Le indagini sono state condotte dalla Dda di Roma e il fermo è stato eseguito dagli agenti della Squadra Mobile diretta da Vittorio Rizzi che ha così commentato: “L’arresto di Bilotta è un risultato molto positivo. È stato un lavoro complesso, svolto in collaborazione con la polizia scientifica attraverso mezzi molto sofisticati. Bilotta, che ha diversi precedenti, – ha continuato Rizzi- è un personaggio di spicco della criminalità al Trullo e finora ha avuto un ruolo predominante nel quartiere, dove tra l’altro ha diverse proprietà e gestisce diverse attività, anche se risulta nullatenente. Poi ci sono i legami con la Calabria”. Bilotta era stato già in passato destinatario di misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e pare, tra le altre, che intrattenesse rapporti con la ‘ndrangheta. A monte di quella gambizzazione, c’era una mancanza di rispetto verso quell’uomo che ormai godeva dello status di “boss del Trullo”. Pellegrini entrato nel bar Luna Rossa, gestito dalla moglie di Bilotta, per comprare la droga, aveva esagerato mettendolo in difficoltà davanti ai suoi uomini. Un passo più lungo della gamba. Uno sgarro che il boss non poteva tollerare. Così, per mantenere la credibilità acquisita, è uscito in strada sparando due colpi contro l’auto. Poi la gambizzazione che, secondo gli inquirenti, è stata solo un “errore di percorso” perché il boss a Pellegrini, voleva finirlo.