Il Governo apre i negozi a tutte le ore…

Liberalizzazione totale. E’ una delle parole d’ordine della manovra del Governo. Niente limiti di apertura per gli esercizi commerciali. Via alla liberalizzazione dei servizi pubblici, con le Regioni e gli enti locali chiamati entro un anno ad adeguare i propri statuti alla libera concorrenza. Entro dicembre vanno “abrogate le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche”. Dunque le licenze non avranno più vincoli per “area geografica, popolazione e criteri di fabbisogno”: ci potrebbero essere due farmacie o due tabaccherie nella stessa strada e nessuna nelle periferie poco appetibili commercialmente; via i divieti di esercizio di una attività economica al di fuori di una certa area geografica e le imposizioni di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate. A meno di un mese dalla manovra di luglio, il governo ci torna su ed estende la libertà di apertura degli esercizi pubblici a tutto il territorio. Sarà così possibile, se i commercianti vorranno, fare acquisti anche la domenica, di sera, di notte e durante le feste comandate. Secondo il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che cita uno studio della Bocconi, “il solo raddoppio delle aperture di domeniche e festivi vale un quarto di punto di Pil”. “Il consumo – ribatte la Filcams Cgil – non aumenta aumentando le aperture nel commercio ma incrementando la quota di reddito disponibile al consumo”. Il decreto se la cava con la sola “garanzia” di “libera concorrenza, presenza diffusa su tutto il territorio, pluralità di offerta”. Obbliga gli studi a pagare i praticanti “equamente” (come già suggerito dall’Antitrust), che potranno già fare il tirocinio durante gli anni di università; stabilisce la separazione fra gli organi elettivi degli ordini e chi commina le sanzioni disciplinari; e ribadisce, norme chiave dei decreti Bersani, la pubblicità comparativa e l’abolizione delle tariffe minime, che la riforma dell’ordinamento forense doveva abolire.

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